Usa un cartone per bloccare una frattura: dottoressa multata dall’azienda sanitaria. Ma ora il giudice annulla la sanzione. Ecco perchè

Una dottoressa dell’ospedale Barone Romeo di Patti, a Messina, era stata multata per aver immobilizzato la frattura di un paziente con un cartone da imballaggio e una garza. Un metodo secondario a cui aveva ricorso in assenza di stecche per gli interventi d’urgenza. La sanzione di 200 euro è stata ora revocata dal giudice del lavoro del tribunale di Patti, Fabio Licata, per vizi del procedimento disciplinare che hanno inciso sul diritto di difesa della professionista, come riportato da Repubblica.
Cos’è successo al pronto soccorso
Nella notte tra il 27 e il 28 luglio 2024 un ragazzo si era presentato all’ospedale Barone Romeo di Patti per un trauma alla gamba sinistra. Ricevuto in codice verde, era stato preso in carico dalla dottoressa Maria Giovanna Barbitta e poi sottoposto a esami radiologici, che rivelarono una frattura spiroide del malleolo della caviglia sinistra. La situazione non mostrava un’urgenza particolare, inoltre in quel momento al pronto soccorso mancava il kit monouso per l’immobilizzazione. La dottoressa Barbitta aveva quindi fatto ricorso a un cartone sterile e una garza per bloccare l’arto.
Contestato il metodo di assistenza della dottoressa
Il ragazzo aveva trascorso la notte in ospedale e la mattina dopo il padre aveva pubblicato la foto della medicazione improvvisata su Facebook. Il post in poco tempo aveva fatto il giro dell’Italia, scatenando indignazioni e commenti negativi. L’Azienda sanitaria provinciale (Asp) di Messina istituì anche una commissione ispettiva interna, a cui ne seguì una regionale. Dopo qualche giorno, il 10 agosto 2024, la dottoressa ricevette l’avviso di avvio del procedimento disciplinare. Seguito dalla contestazione formale del 6 settembre del 2024, incentrata sulle modalità con cui Barbitta aveva immobilizzato l’arto del paziente. Al termine degli accertamenti dell’Asp di Messina, il 3 gennaio 2025 la dottoressa ha ricevuto una multa da 200 euro.
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Le falle del procedimento
La professionista ha fatto ricorso, spiegando innanzitutto ai suoi legali Giovanni Tortora e Tindaro Giusto che l’episodio non rappresentava un caso d’urgenza. E soprattutto che il cartone era l’unico materiale disponibile in quel momento per medicare il ragazzo. Inoltre, la dottoressa ha presentato più volte la richiesta di accedere agli atti, ma non ha ricevuto mai l’autorizzazione necessaria per leggere la ricostruzione dei fatti. Il giudice Licata ha constatato poi che il fascicolo disciplinare conteneva articoli di giornali e che la donna non ebbe mai a sua disposizione gli atti delle commissioni ispettive durante il procedimento. Per il giudice, Barbitta avrebbe dovuto conoscere gli atti istruttori su cui si fondò l’azione disciplinare.
La multa revocata per violazione del diritto di difesa
Il procedimento non avvenne quindi nel rispetto delle norme di legge, spiega il giudice Licata, sottolineando che la dottoressa dovette predisporre le proprie difese «in assenza di conoscenza degli accertamenti tecnici e delle valutazioni poste a fondamento dell’addebito», come riporta Repubblica. Dopo due anni, il tribunale di Patti ha accolto il ricorso presentato da Barbitta e la multa è stata revocata. Ciò che è stato contestato dal giudice Licata non è la correttezza della medicazione per bloccare l’arto, ma la violazione del principio di specificità della contestazione e del diritto di difesa.

