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I socialdemocratici vincono (di misura) le elezioni in Svezia. E l’ultradestra riflette sull’effetto boomerang della campagna anti-velo

17 Settembre 2026 - 16:08 Roberta Brodini
I socialdemocratici trionfano in Svezia
I socialdemocratici trionfano in Svezia
Il blocco di centrosinistra guidato da Andersson supera quello del primo ministro uscente, Ulf Kristersson, per solo tre seggi. Restano però profonde divergenze tra Socialdemocratici, Verdi, Sinistra e Centro. Andersson: «Voglio guidare la Svezia senza conflitti»
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La notizia era ormai nell’aria da giorni, sin dalla chiusura dei seggi in Svezia, dopo il voto di domenica 13 settembre. I socialdemocratici di Magdalena Andersson hanno vinto le elezioni, e torneranno ora a guidare il Paese, dopo un intervallo di 4 anni. Non un successo schiacciante, ma una vittoria di misura, con 176 seggi per il blocco di centro-sinistra e 173 per quello degli avversari. Un testa a testa fino all’ultima scheda, in un’elezione che ha coinvolto 6626 distretti. Ora nelle mani di Andersson non sono solo le redini del Paese, ma anche quelle di una discussione all’interno del suo schieramento, segnato da posizioni non sempre facili da conciliare. Il candidato sconfitto, Ulf Kristersson, si dimette commentando: ora per Andersson «condizioni complesse per la formazione del prossimo governo».

I risultati dopo lo scrutinio dell’ultimo seggio

Dopo lo scrutinio dell’ultimo seggio elettorale a Goteborg, si può ormai finalmente parlare di un risultato quanto meno ufficioso, in quanto il conteggio è terminato, ma il risultato è ancora soggetto alla certificazione formale nei prossimi giorni. Sono 176 i seggi del cosiddetto ‘blocco rosso-verde’, capitanato da Magdalena Andersson, contro i 173 della coalizione guidata dall’avversario Ulf Kristersson, con uno scarto sul centrodestra di circa 44 mila voti su quasi 6,7 milioni di voti validi. In testa, si conferma proprio il partito dei Socialdemocratici, seguito dal partito di Sinistra, dal partito di Centro e dai Verdi ambientalisti.

Una vittoria con 99 seggi per i socialdemocratici, otto in meno rispetto a quelli vinti nelle elezioni del 2022. Al secondo posto, si conferma il partito del primo ministro uscente, quello dei Moderati, con 70 seggi. Terzi invece i Democratici Svedesi, forza di ultra-destra data come in costante rimonta nelle scorse settimane: solo 62 seggi, 11 in meno rispetto alle elezioni del 2022, che avevano segnato il loro ingresso nel panorama politico nazionale, sebbene fossero rimasti esclusi dalla coalizione di centro-destra.

Il messaggio di Andersson dopo la vittoria

In un messaggio alla Svezia pubblicato su Instagram, Magdalena Andersson ha commentato dopo giorni si silenzio il risultato delle elezioni che la vedono vincitrice. «Il popolo svedese ha votato per spingere la Svezia avanti», è il titolo di un video in cui ribadisce l’intenzione di perseguire gli obiettivi espressi in campagna elettorale: rilancio della crescita economica, riduzione dell’alto tasso di disoccupazione, transizione climatica, buon funzionamento di scuole, sanità e assistenza agli anziani, politica migratoria ragionevole e una tassazione che fermi gli ingiusti patrimoni.

E poi il doveroso commento, dopo giorni in cui si è a lungo parlato delle divisioni che insidiano la stabilità di una sua possibile coalizione: «Capisco che molti si chiedano cosa accadrà nel prossimo futuro. Ora prenderà il via il lavoro parlamentare, proprio come regolato dalla nostra Costituzione», è la premessa. Ma «voglio guidare la Svezia con un nuovo spirito di collaborazione, lontano dai conflitti fine a se stessi e verso una direzione basata sull’unione e sulla comunità». E, infine, un messaggio alle «persone che ultimamente non si sono sentite benvenute nel nostro Paese», bersagliate – tra le altre iniziative – da manifesti sugli autobus che invitavano i migranti – soprattutto quelli somali – a tornare a casa loro usufruendo dei contributi statali per il rimpatrio: «A voi voglio dire: ora inizia una nuova fase».

Le sfide per Andersson

Dopo la vittoria, a Andersson spetta quindi il duro compito di far quadrare i conti. Non in termini numerici, bensì programmatici: i quattro partiti della coalizione di centro-sinistra che dovrà cercare di riunire sotto lo stesso tetto, presentano infatti posizioni diverse su economia, ambiente e immigrazione.

I Verdi e Sinistra sostengono politiche sociali e climatiche più incisive, mentre il Centro mantiene un approccio economico più liberale e, nelle settimane scorse, aveva escluso la possibilità di partecipare ad un governo che vedesse cariche di ministro affidate ad esponenti del partito di Sinistra. Anche sui migranti, i Socialdemocratici si sono, negli ultimi anni, mostrati sempre più inclini ad adottare politiche molto più restrittive, mentre Verdi e Sinistra sono più favorevoli all’accoglienza.

Le dimissioni di Ulf Kristersson

In una lettera postata sui social media e indirizzata a Andreas Norlén, presidente del Riksdag, il parlamento monocamerale svedese, il primo ministro uscente, Ulf Kristersson ha rassegnato le sue dimissioni: «Ora è il presidente del Parlamento che guiderà la prossima fase del percorso verso un nuovo governo. Chiedo pertanto di essere sollevato dall’incarico di primo ministro per consentire l’avvio immediato di tale lavoro», si legge nel comunicato.

Un documento nel quale Kristersson si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa, alludendo ad una fragile alleanza all’interno del centro-sinistra e presagendo tempi duri: «I risultati elettorali potrebbero aver creato condizioni complesse per la formazione del prossimo governo poiché le diverse dichiarazioni dei partiti prima del giorno delle elezioni potrebbero costituire un ostacolo a qualsiasi possibile formazione di governo o coalizione».

Il calo dei consensi dell’estrema destra: il boomerang del voto degli stranieri

Niente brindisi per i Democratici Svedesi, che nel 2022 avevano visto il loro leader Jimmie Akesson in festa guidarli a passi di danza in una conga – una vivace danza cubana di origine africana – improvvisata, per festeggiare il record di consensi di un quinto dei voti alle elezioni. Questa volta il leader, che nel tempo libero si dedica anche alla musica suonando la tastiera nel gruppo rock svedese Bedårande Barn, si è trattenuto nel loro quartier generale in un hotel vicino al centro di Stoccolma per un breve discorso, lungo sei minuti, senza parlare con i giornalisti. Pochi i motivi per esultare, visto il calo di consensi di 3 punti nelle elezioni di domenica scorsa.

I ripensamenti sulla linea anti-islamica

«Sapevamo che c’era sempre la possibilità di essere puniti dopo questi quattro anni di collaborazione (con il governo), ma non pensavo che il calo sarebbe stato così drastico», è l’analisi di Richard Jomshof, 57 anni, veterano del partito e autore di un libro sull’Islam intitolato “Kafir” (infedele in arabo). Reuters riporta come, nonostante le dichiarazioni caute del leader Jimmie Akesson, siano stati gli stessi componenti ai vertici del movimento a riconoscere che il divieto sul velo islamico, proposto nel giugno 2026 ed esteso a tutte le sue forme rispetto alla precedente previsione che parlava solo di burqa e niqab, potrebbe aver spinto gli oppositori alle urne.

Il peso del voto della comunità straniera

Del resto, un’analisi condotta dalla società di analisi basata sull’intelligenza artificiale Vera Policy per Reuters, avrebbe mostrato che il centrosinistra avrebbe ottenuto 73mila voti in più, rispetto al 2022, nei 786 distretti in cui almeno il 50% degli abitanti era nato all’estero o i cui genitori erano entrambi nati all’estero. Inoltre, proprio in questi distretti, l’affluenza alle urne sarebbe aumentata di circa 3 punti percentuali, raggiungendo il 67,5%, e il 67% degli elettori di origine non europea (circa il 13% degli aventi diritto al voto), avrebbe espresso la propria preferenza per il centrosinistra. Proprio a loro si era rivolta una contestata campagna pubblicitaria in arabo durante la campagna elettorale del 2026, con l’immagine di Magdalena Andersson e messaggi rivolti agli elettori arabofoni.

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