L’Ue mette nel mirino anche ChatGPT &co: «L’AI non crei legami affettivi coi ragazzi». Ma FdI demolisce il Kids Act

Da Strasburgo – Non saranno i social media “classici” a dover cambiare per rispettare i nuovi obblighi del Kids Act dell’Unione europea, se esso procederà secondo quanto proposto dalla Commissione. Oltre a piattaforme come Facebook e Instagram, X e TikTok, il regolamento Ue presentato oggi ufficialmente da Ursula von der Leyen mette nel mirino pure una serie di altri soggetti: le piattaforme di condivisione video (come YouTube), i videogiochi online, i chatbot e «compagni» AI». Per questi soggetti non varrà il divieto di utilizzo fino a 13 anni che la Commissione vuole imporre ai social media, ma s’imporrà invece l’obbligo di assicurare che il design escluda qualsiasi tipo di caratteristica tale da creare legami di dipendenza per i minorenni. «Le piattaforme sono progettate per catturare l’attenzione, tenere online i ragazzi e monetizzare la loro attenzione. E c’è ormai ampia evidenza dei danni psico-fisici che queste caratteristiche addictive creano», ha detto in conferenza stampa von der Leyen, confessando di aver appreso lei stessa negli ultimi mesi «le conseguenze sul cervello e sullo sviluppo della personalità» dell’uso di queste piattaforme, e di voler ora assicurarsi che ce ne sia ampia consapevolezza.
Gli obblighi per i chatbot AI
Quali obblighi si imporranno dunque a soggetti come ChatGPT, Gemini, Claude, ma pure Siri o Alexa? L’impegno principale che questi strumenti AI dovranno dimostrare di soddisfare in Ue – al pari delle piattaforme social – sarà quello di includere la sicurezza nel design. Tradotto, spiega la Commissione nella sua proposta di regolamento, «nessuna trappola addictive che porti a un uso o a un’esposizione eccessiva, nessun contatto con estranei, caratteristiche sicure di default e nessuna trappola di spesa». Così l’Ue punta a porre un limite alle possibili «degenerazioni» del rapporto uomo-macchina, e soprattutto minorenne-macchina, rese possibili dai sempre più potenti strumenti AI.
Il divieto di creare relazioni emotive
Nella proposta di regolamento la Commissione spiega, più in dettaglio, che chatbot e compagni AI accessibili ai minori «non potranno usare design che simulino le relazioni umane in modi tali da creare una dipendenza emotiva». Una svolta radicale, di fatto, per strumenti AI che migliaia di ragazzi in Europa usano sempre di più come passepartout per ottenere informazioni su tutto, ma anche per conversare e ammazzare il tempo, con conseguenze relazionali anche di lungo periodo che ora gli esperti studiano con preoccupazione. «I “compagni” creati con l’AI e i chatbot non potranno più agire come amici nei confronti dei bambini o creare un legame emotivo, ma andranno testati per la sicurezza dei più piccoli prima del lancio o dell’immissione sul mercato. Saranno le compagnie a dover dimostrare a noi di essere sicure, non il contrario», ha confermato la vicepresidente della Commissione Henna Virkkunen.
Ti potrebbe interessare
Kids Act, FdI contro von der Leyen
Ora si attende di capire se e in che misura i governi Ue e le forze politiche rappresentate al Parlamento europeo sosterranno la proposta del Kids Act, e se chiederanno eventualmente di modificarla. Il governo italiano non ha ancora preso una posizione ufficiale sul tema, ma rispondendo a una domanda di Open l’eurodeputato di FdI Stefano Cavedagna ha demolito la proposta a nome dei meloniani: «Questa non è materia Ue. Stupisce per di più che la Commissione proponga di legiferare su una tematica su cui ha una capacità giuridica residua con un regolamento, che crea obblighi diretti Ue. Lasciamo la materia agli Stati nazionali. Noi, comunque, siamo contrari a qualsiasi divieto: la responsabilità deve essere in capo alle famiglie. Peccato che qui qualcuno la famiglia la voglia cancellare…»

