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La road map di Elly Schlein per le primarie: si inizia ad ottobre. Ma una parte dei dem frena ancora

22 Settembre 2026 - 19:41 Luca Graziani
elly schlein festival
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Dopo Nova anche il Pd lavora agli appuntamenti per definire la linea da portare al tavolo del centrosinistra. Se la segretaria non arretra sui gazebo, restano i dubbi tra i suoi
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Dopo il percorso programmatico del M5s, chiuso con Nova, anche il Pd si prepara a portare le sue proposte al tavolo degli alleati. Con una data in testa: il 17 ottobre. E’ il giorno segnato in rosso sul calendario dalle parti della segretaria, quando si attende l’assemblea nazionale del partito. Lo step successivo sarà la direzione nazionale, al più tardi a metà dicembre. E da questi due appuntamenti in poi, anche la segretaria dem Elly Schlein sarà in campagna per le primarie e, qualunque sia il risultato, per le elezioni politiche.

Il «nome terzo», l’apertura di Conte e il no di Schlein

Certo, non tutti sono convinti nel Pd che sia indispensabile andare allo scontro diretto con Giuseppe Conte, col rischio in ogni caso di perdere. A muoversi, per scongiurare questa idea, sarebbe stato nelle ultime setitmane un big vicino all’ex ministro della Salute Roberto Speranza, che già alla fine di agosto aveva definito le primarie «un errore politico» e un possibile «clamoroso autogol».

Prima il pressing su Conte, che avrebbe aperto alla possibilità di rinunciare alla sfida per cercare una figura condivisa. Poi la moral suasion (fallimentare) su Schlein: nulla da fare, la leader dem avrebbe rispedito al mittente il tentativo di mediazione. Una chiusura ribadita anche oggi dal Nazareno: nessun ragionamento su una candidatura alternativa, perché la possibilità di un “terzo nome”, assicurano, «non è sul tavolo».

Secondo la ricostruzione raccolta da Open, Schlein sempre in quell’occasione avrebbe fatto valere anche l’intesa politica costruita con Avs. La segretaria farebbe affidamento sul sostegno dei rossoverdi in un eventuale ballottaggio delle primarie. Proprio la soluzione dei gazebo però, sulla carta, non scalda il cuore nemmeno del suo alleato. Angelo Bonelli da settimane è tra chi che spinge per una soluzione alternativa: «Io penso non sarebbe il caso di farle, la cosa migliore sarebbe trovare una terza figura politica attraverso un’intesa», ha ribadito anche ieri.

I dubbi di Avs e i timori sulla «tenuta» del M5s

Un attivismo che nasce, in casa Pd e non solo, soprattutto dalla paura delle conseguenze del voto. I rischi della sfida li spiega il dem Federico Fornaro: quelli del Pd e del M5s «sono due elettorati differenti, per cultura politica, per strutturazione». Per questo «primarie molto divisive potrebbero portare con sé il rischio che poi la somma delle due forze non tenga più».

Il problema, secondo Fornaro, sta anche nella storia dell’alleanza, ancora acerba. «Il centrodestra, giusto o sbagliato, arriva da 30 anni di convivenza», mentre nel campo progressista c’è da fare «un percorso più lungo». E dunque, aggiunge, «qualche rischio io credo ci sia e bisogna averne la consapevolezza», per mettere in moto i meccanismi necessari a ridurlo. Ma l’intervento di Schlein alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, sottolinea un altro parlamentare dem, «non è certo quello di una persona che stia facendo un passo indietro».

Schlein guarda al programma

Tant’è che dal Nazareno ribadiscono la ferma volontà della segretaria di giocarsi la partita della leadership. Nessun accordo: la questione dovrà essere risolta attraverso il voto. O ai gazebo, oppure alle politiche, con il criterio alternativo già evocato dalla stessa Schlein, che assegna la guida al partito che prende «un voto in più», sul modello del centrodestra.

Prima però dovrà essere definito il programma comune. E dopo Nova, ora è il turno del Pd. Schlein infatti lavora al rilancio con una sua road map in cui come prima cosa saranno squadernati i punti imprescindibili per i dem, poi si arriverà alla famosa mediazione che lei stessa spiega con il leitmotiv «prima il programma».

L’appuntamento di rilancio dovrebbe essere l’assemblea nazionale del partito, fissata per metà ottobre. Quindi (ma il timing elettorale sarà decisivo) prima o dopo l’apertura del tavolo con gli alleati, la direzione nella quale fissare i punti imprescindibili per il Pd. Ad esempio le linee rosse sul sostegno all’Ucraina. Ed è possibile che a quel punto le urne non saranno troppo lontane.

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