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La rabbia dei renziani per l’asse Conte-Onorato e la guerra per il centro del Campo largo: «Un nuovo M5s in piccolo per danneggiarci»

15 Settembre 2026 - 21:41 Luca Graziani
onorato conte
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Il leader di Italia Viva contro i Cinque Stelle avverte: «chi romperà l’unità regalerà altri cinque anni a Meloni». E per le primarie prende quota l’opzione Manfredi
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A dar fastidio, dalle parti di Italia Viva, non è soltanto l’attivismo di Alessandro Onorato. È soprattutto quello che Matteo Renzi e i suoi vedono muoversi dietro Progetto Civico Italia. Il sospetto, ormai neppure troppo velato, è che Giuseppe Conte stia lavorando alla costruzione di una nuova gamba del centrosinistra capace di occupare proprio lo spazio che Casa Riformista rivendica per sé. Un centro alternativo a quello renziano, abbastanza vicino al Movimento 5 Stelle da rendere meno indispensabile Italia Viva nella futura coalizione.

Conte in piazza con Onorato

La tensione è esplosa definitivamente nelle ultime ore: il casus belli è la norma anti frammentazione voluta dal centrodestra nella nuova legge elettorale, che obbliga le forze senza rappresentanza in parlamento a raccogliere centinaia di migliaia di firme per correre alle prossime elezioni Politiche.

Lunedì Conte si è presentato alla manifestazione organizzata da Onorato davanti al Senato contro la norma, definendola «antidemocratica, illiberale e incostituzionale». Renzi, poche ore prima, ha liquidato la protesta con una stilettata: «Chi pensa di non avere la forza per raccogliere le firme può pure lamentarsi, per carità». Poi una sottolineatura velenosa: «Mi fa comunque piacere che abbiano la forza e la generosità non solo di organizzarsi loro ma anche di organizzare il centro», dando praticamente per acquisita la presenza di due liste nell’area centrista del campo largo. «Noi con i giustizialisti non abbiamo niente a che spartire». 

Nel mirino c’è soprattutto l’allargamento di Progetto Civico a esperienze per i renziani difficilmente digeribili. Davide Faraone, vicepresidente di Italia Viva, la mette così: «Noi siamo dell’idea che bisogna costruire una forza riformista allargata oltre Italia Viva, a tutte le altre forze politiche che hanno lo stesso intendimento», spiega a Open. Ma se nel nuovo soggetto «ci sono persone come Ingroia, La Vardera e Giarrusso, non è più una forza riformista».

La rabbia dei renziani: «Il M5s vuole romperci le palle»

È il nervo scoperto anche di un altro colonnello renziano: «Conte, che di fatto si presta a costruire un altro soggetto politico molto simile per altro, una sorta di Movimento 5 Stelle in piccolo», è il ragionamento, «ha più l’ambizione di rompere le palle a noi che fare il suo lavoro», cioè occupare lo spazio politico in cui i Cinque stelle sono nati. Nella lettura dei fedelissimi dell’ex premier, insomma, ormai è chiaro che l’operazione Onorato non solo ha un nome e cognome, ma servirebbe non tanto ad aggiungere voti al centrosinistra quanto a costruire un’alternativa interna a Iv, permettendo a Conte di continuare a tenere Renzi a distanza senza lasciare scoperto il fianco centrista della coalizione.

E Onorato non sembra intenzionato a sottrarsi. Questa mattina, a Radio 24, ha confermato che Renzi per lui è «dentro» la coalizione, ma ha subito aggiunto che «la sua storia» è «piena di divisioni, piena di speranze anche perse, piene di opportunità non colte». Poi la frecciata, prima di rilanciare sulla partecipazione del nuovo partito alle primarie: «A me non interessa quello che fa Renzi, a me interessa quello che facciamo noi. Vedo che a Renzi interessa molto quello che fa Progetto Civico Italia, va bene così». 

Manfredi e le mosse per le primarie 

Italia Viva, però, non ha alcuna intenzione di lasciare il campo. Anzi, insiste sul tentativo di costruire una «gamba riformista» più larga dello stesso partito di Renzi. «Non vogliamo fare solo Italia Viva, ma vogliamo fare un soggetto riformista più ampio», spiegano, rivendicando anche il passo che l’ex premier sarebbe disposto a compiere pur di favorire l’operazione.

«Al tavolo della coalizione non può andare lui? Allora indicherà una figura riformista che possa rappresentare tutti quelli che vogliono costruire questo percorso”. In primis il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi. «Più di questo cos’altro deve fare?». Poi, se il regolamento prevederà due turni, con al ballottaggio Elly Schlein e Giuseppe Conte, la scelta è presto fatta. «Essendo il Pd più vicino alle idee riformiste, voteremmo Schlein», sottolineano dal partito. «Non è un soggetto riformista, altrimenti staremmo lì dentro», ma tutto è meglio di Conte, è il ragionamento.

Lo scontro con i 5 Stelle e il monito di Renzi

Ed è proprio il rapporto con il Movimento 5 Stelle a essere sempre più deteriorato. Sempre lunedì Chiara Appendino ha definito Renzi un «fattore sottrattivo» per il campo progressista, sostenendo che il consenso di Iv porterebbe pochi elettori al centro e ne farebbe perdere molti di più. «Ogni giorno noi ci dobbiamo prendere insulti da parte di esponenti del Movimento 5 Stelle», replica Faraone. Mentre, sostiene, «tutto il resto della coalizione è consapevole del fatto che bisogna allargare anche alle forze riformiste». Per il vicepresidente di Iv «l’idea che si debba dividere, sottolineando continuamente le diversità anziché le convergenze, è un lavoro che è utile per Meloni più che per il centrosinistra».

Nonostante tutto, però, non c’è nessuna intenzione di rompere. «Noi siamo nel centrosinistra e nel centrosinistra resteremo», assicura Faraone. Persino sull’Ucraina, il terreno sul quale le distanze tra Conte e i riformisti sembrano più profonde, il deputato renziano ritiene possibile arrivare a «una sintesi», a partire da un ruolo europeo più forte e dalla proposta di un inviato speciale dell’Unione per lavorare alla pace.

Un nuovo avvertimento, intanto, Renzi lo ha lanciato oggi dall’Aula del Senato, mentre la riforma elettorale era alle battute finali: «Chi si incaricherà di rompere l’unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come colui che darà ancora cinque anni a Meloni, Vannacci e compagnia». 

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