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Minaccia Russia? FdI, Lega e M5S votano contro lo Scudo democratico Ue: «Bruxelles non interferisca»

15 Settembre 2026 - 18:43 Simone Disegni
Kaja Kallas Ue
Kaja Kallas Ue
Il Parlamento Ue punta il dito contro Mosca e chiede azioni più forti contro cyberattacchi e ingerenze. Spaccati i partiti italiani
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Da Strasburgo – Di fronte alle minacce crescenti alla sua sicurezza e integrità democratica l’Ue alza la guardia. Con una serie di misure che in Italia però non convincono tutti. Proprio nel giorno in cui si moltiplicano le provocazioni russe in tutta Europa, il Parlamento europeo ha adottato una relazione sul cosiddetto “Scudo democratico” in cui si indica esplicitamente la Russia come principale minaccia esterna alla democrazia europea, e si sostiene la creazione di un Centro Ue per la resilienza democratica. La relazione è passata con 420 voti a favore, 220 contrari e 26 astenuti. Profonde le divisioni tra i partiti italiani: sul tema hanno finito per trovarsi spaccati tanto la maggioranza che sostiene il governo di Giorgia Meloni quanto il Campo largo che si propone come alternativa alle prossime elezioni.

Come hanno votato i partiti italiani

Il testo del Parlamento europeo sullo “Scudo democratico” contro ingerenze straniere e disinformazione è stato approvato col sostegno del Ppe (con Forza Italia), dei Socialisti e democratici (con il Pd), di Renew Europe (con Azione) e dei Verdi (compresi quelli italiani). Contro la relazione hanno votato invece Lega (col gruppo Patrioti), Fratelli d’Italia (con Ecr) e Roberto Vannacci (che dopo l’uscita della Lega siede nel gruppo “Europa delle nazioni sovrane”). Contrari anche i rappresentanti del Movimento 5 Stelle, così come larga parte del gruppo The Left. Mimmo Lucano e Ilaria Salis, i due eurodeputati italiani di Sinistra italiana, si sono invece astenuti. È quanto emerge dai tabulati di voto dell’Aula di Strasburgo.

Cos’è il Centro per la democrazia e cosa chiede il Parlamento Ue

Il Centro europeo per la resilienza democratica, per la verità, è già stato lanciato dalla Commissione Ue lo scorso febbraio. La sua esatta struttura e conformazione è però ancora oggetto di discussione. Nella relazione adottata oggi, il Parlamento europeo chiede che funga da “centro di eccellenza” indipendente per contrastare le manipolazioni e le ingerenze straniere nel settore dell’informazione e per coordinare le azioni nazionali, riunendo in un’unica entità le azioni già in corso a livello dell’Ue, con una visione, un mandato, un bilancio e una capacità di intervento chiari. Si chiede che la partecipazione degli Stati membri al nuovo Centro sia obbligatoria e che le sue attività siano sottoposte a controllo parlamentare. Nel testo si indica poi la Russia come «principale minaccia per l’integrità democratica dell’Europa», considerata la mole crescente di attacchi ibridi, tra cui attacchi informatici, sabotaggi fisici, incendi dolosi, attività di spionaggio e disturbi del segnale. Si ricorda però che altre attività analoghe provengono da Bielorussia, Cina, Iran e Corea del Nord. Per tutelare le campagne elettorali, si chiede poi di applicare il principio “conosci il tuo donatore” alle donazioni politiche in criptovalute, misure contro i deepfake e gli annunci fraudolenti, nonché una maggiore protezione per le candidate donne.

FdI: «No alle ingerenze, neppure dell’Ue»

«Abbiamo votato convintamente contro la creazione di un “centro per la democrazia” all’interno dello Scudo europeo democratico», rivendica per Fratelli d’Italia l’eurodeputato Stefano Cavedagna. «Siamo i primi a contrastare ogni forma di ingerenza straniera, persino quelle della stessa Unione Europea, nelle elezioni nazionali», è il ragionamento. Ma proprio per questo, è la tesi, «creare a Bruxelles un “Centro per la resilienza democratica” degli Stati membri è una lesione della sovranità nazionale, una deriva pericolosa: non vogliamo un’autorità europea che finisca per stabilire cosa sia democraticamente accettabile nei singoli Stati membri, né un apparato comunitario che possa trasformarsi in uno strumento di pressione politica sulle realtà nazionali che non piacciono a Bruxelles». Il partito di Meloni insomma teme che il Centro anti-ingerenze diventi esso stesso strumento di ingerenze nelle elezioni presto da calendarizzare anche in Italia. «Il prossimo anno diversi grandi Paesi europei saranno chiamati alle urne, tra cui l’Italia, la Spagna e la Francia. Le forze Conservatrici stanno crescendo ovunque e non possiamo accettare che qualcuno voglia dipingerla come impresentabile o ostacolarla tramite un “centro” pagato con i soldi dei cittadini. La sovranità appartiene alle nazioni e ai cittadini e non deve essere violata», sostiene Cavedagna.

Cyberattacchi e sabotaggi, le risposte alla Russia

Opposta la valutazione della presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. «Oggi il Parlamento europeo ha lanciato il segnale più forte possibile: saremo instancabili nella difesa delle nostre democrazie», sottolinea la presidente dell’Assemblea Ue. «La guerra ibrida non si ferma alle frontiere nazionali. In un momento in cui molti cercano di seminare sfiducia e destabilizzarci, la risposta di quest’Aula è forte e chiara: non ci faremo intimidire né dividere», ha aggiunto Metsola riecheggiando le parole pronunciate nelle scorse ore da Ursula von der Leyen e Kaja Kallas. Ancor più duro con Mosca il relatore della risoluzione Tomas Tobé (Ppe): «Non possiamo più essere ingenui: ingerenze straniere, cyberattacchi, manipolazione dell’informazione, sabotaggi e tentativi deliberati di sfruttare le divisioni nelle nostre società. Ci sono molti attori ostili che vogliono indebolire l’Europa, ma voglio essere molto chiaro: l’attore chiave è la Russia, che conduce campagne sistematiche contro le democrazie europee», ha detto Tobé. In concreto, ha aggiunto, «non vogliamo un centro che si limiti a valutare la situazione e dare consigli: vogliamo vedere azione», come «esercitazioni congiunte» contro i cyberattacchi.

In copertina: L’Alta Rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas interviene al Parlamento europeo – Strasburgo, 15 settembre 2026 (Ansa/Epa – Ronald Wittek)

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