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Chi è Fatima Ezzahra El Mansouri, la prima donna premier nella storia del Marocco

30 Settembre 2026 - 10:11 Roberta Brodini
Fatima-Zahra Mansouri primo ministro donna del marocco
Fatima-Zahra Mansouri primo ministro donna del marocco
Avvocato e sindaca di Marrakesh, Fatima Ezzahra El Mansouri è la prima donna premier del Marocco. La leader del PAM dovrà ora formare un governo in un Paese alle prese con bassa affluenza alle urne, proteste della GenZ212 e la sfida dei Mondiali 2030
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Fatima Ezzahra El Mansouri è la nuova prima ministra del Marocco. La leader del Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM) è stata incaricata da re Mohammed VI di formare il prossimo governo, dopo che il suo partito ha conquistato il maggior numero di seggi alle elezioni parlamentari dello scorso 23 settembre. La sua nomina segna una svolta nella storia politica del Paese: El Mansouri è la prima donna a guidare un governo marocchino. La sua nomina arriva al termine di una tornata elettorale caratterizzata da una forte astensione e da un profondo riassetto dei rapporti di forza tra i principali partiti.

Chi è Fatima Ezzahra El Mansouri

Nata nel 1976 a Marrakech, Fatima Ezzahra El Mansouri ha studiato giurisprudenza all’Università Mohammed V, proseguendo poi la formazione professionale in Francia e negli Stati Uniti, dove si è specializzata in diritto commerciale e societario. Entrata nel PAM nel 2008, l’anno successivo è diventata sindaca di Marrakech, prima donna a ricoprire l’incarico nella città, mantenendo la carica fino al 2015, per poi tornare alla guida del comune nel 2021. Figlia di uno dei governatori della regione di Marrakech e diplomatico di rango negli Emirati Arabi, è madre a sua volta di due figli. Nell’ottobre 2021 fa poi il suo ingresso nel governo nazionale come ministra della Pianificazione nazionale, dello sviluppo urbano, dell’edilizia abitativa e delle politiche urbane, nell’esecutivo fino ad oggi guidato da Aziz Akhannouch. Dal 2024 fa parte della leadership del PAM.

La nomina della nuova premier rappresenta una novità per il mondo politico arabo: prima di El Mansouri, nella regione, soltanto la tunisina Najla Bouden aveva guidato un governo. Inoltre, in Marocco le donne hanno dovuto attendere fino al 1997, 41 anni dopo l’indipendenza, per entrare a far parte del governo, quando il defunto re Hassan II nominò quattro donne Segretarie di Stato. Alla vigilia della nomina, El Mansouri aveva respinto l’immagine della «donna d’acciaio»: «Non sono una donna d’acciaio o di ferro. Sono una combattente libera», aveva dichiarato, descrivendo il proprio approccio alla politica.

Il PAM primo partito e la formazione del nuovo governo

La scelta di Mohammed VI arriva dopo il successo elettorale del PAM. Il partito di El Mansouri ha conquistato 97 dei 395 seggi della Camera dei rappresentanti. Al secondo posto si è piazzato il Raggruppamento nazionale degli indipendenti (RNI), il partito che nella legislatura appena conclusa guidava il governo, con 66 seggi. Seguono l’Istiqlal, il più antico partito politico del Marocco, con 65, il PJD con 54 e il Movimento popolare con 29 seggi. Ora El Mansouri dovrà formare una coalizione di centrodestra. Durante la campagna elettorale, PAM e RNI si erano accusati a vicenda delle difficoltà del governo, anche sull’aumento dei prezzi alimentari. El Mansouri aveva così inizialmente escluso un nuovo esecutivo guidato dal RNI, nel caso in cui fosse arrivato primo.

Dopo il voto, però, il tono è cambiato. PAM, RNI e Istiqlal insieme raggiungerebbero 228 deputati, superando i 198 necessari per la maggioranza. El Mansouri ha così escluso «linee rosse» nelle trattative e ha dichiarato di aver «voltato pagina». La Costituzione del 2011 ha definito il Marocco una monarchia costituzionale, democratica, parlamentare e sociale, ma il re mantiene ampi poteri. Il capo del governo viene scelto dal monarca tra le fila del partito più votato e propone i propri ministri al re, che conserva però il controllo su settori strategici quali gli affari esteri e il ministero degli interni. Il re presiede inoltre il Consiglio dei ministri, che decide sulle principali politiche dello Stato, sul bilancio e sulle questioni militari.

Il rivale nella corsa alla leadership del Paese: Fouzi Lekjaa

Prima della nomina, tra i nomi considerati per la guida del governo c’era anche Fouzi Lekjaa, ministro del Bilancio e presidente della Federazione calcistica marocchina. Il suo ingresso nel PAM nelle settimane precedenti al voto aveva alimentato le ipotesi su un possibile ruolo alla guida del prossimo esecutivo. Alla fine Mohammed VI ha scelto El Mansouri. A poche ore dalla diffusione dei risultati preliminari, la leader del PAM aveva definito la scelta del capo del governo una prerogativa del re, dicendosi pronta ad assumere l’incarico nel caso fosse stata indicata. Quanto al rapporto con Lekjaa, aveva parlato di «armonia» tra i due.

L’astensione: alle urne il 38,08% degli elettori

El Mansouri assume l’incarico dopo un’elezione caratterizzata da un’affluenza alle urne particolarmente bassa. Dei 15.861.021 elettori iscritti, si è recato alle urne circa il 38,08%, poco più di 6 milioni di persone. Il dato è nettamente inferiore al 50,86% del 2021 e al 42,27% del 2016. L’astensione rappresenta uno dei principali elementi politici lasciati in eredità alla nuova premier. Le elezioni si sono infatti svolte dopo le proteste giovanili che hanno portato al centro del dibattito questioni come occupazione, sanità, istruzione e costo della vita.

Il ritorno del PJD: da 13 a 54 seggi

Uno degli altri dati più significativi usciti dalle urne è il ritorno del Partito Giustizia e Sviluppo (PJD), partito islamista moderato all’opposizione. Il PJD passa dai 13 seggi del 2021 ai 54 di questa tornata, recuperando 41 deputati in una sola legislatura. Il risultato arriva dopo il crollo del quinquennio precedente, quando il partito era passato dai 125 seggi conquistati nel 2016 ai 13 del 2021. Secondo l’analista politico Abdelrahim Al-Allam, il PJD avrebbe intercettato il consenso di una parte della classe media, dove una quota del voto avrebbe assunto anche un carattere punitivo nei confronti dei partiti liberali.

I video dal seggio di Tangeri e i sospetti di irregolarità

La tornata elettorale era stata accompagnata anche dalla diffusione sui social di alcuni video che hanno alimentato sospetti su possibili irregolarità nel voto, poi sfociati in 5 arresti a Tangeri, oltre al fermo e alla custodia di polizia del sindaco, nell’ambito di un’inchiesta su presunte irregolarità elettorali. Due filmati riguardavano un seggio della scuola Al-Quds in città: in uno compariva una borsa che, secondo le ricostruzioni circolate online, sembrava contenere schede già contrassegnate a favore di un candidato del PAM; in un altro si vedeva una teca trasparente con alcune buste ritenute sospette. Il PAM ha respinto le accuse, parlando di una «campagna diffamatoria e orchestrata» e di un «complotto politico», e ha sostenuto l’apertura di un’indagine giudiziaria.

Le sfide del nuovo governo: lavoro, tasse e Mondiali del 2030

Tra le prime sfide della nuova premier ci sarà proprio quella dell’occupazione. Durante la campagna elettorale il PAM ha promesso la creazione di un milione di nuovi posti di lavoro, insieme a interventi su salari, sanità, protezione sociale e condizioni di vita. El Mansouri dovrà inoltre accompagnare il Paese verso la Coppa del Mondo di calcio del 2030, che il Marocco ospiterà insieme a Spagna e Portogallo. Un appuntamento destinato a richiedere ingenti investimenti e che rappresenterà uno dei principali dossier del nuovo esecutivo.

Il primo banco di prova, però, sarà la Legge finanziaria 2027, alla cui definizione il nuovo governo potrà contribuire fin dall’inizio del mandato. Tra le proposte più onerose del PAM c’è la riforma dell’imposta sul reddito: il partito propone di esentare gli stipendi fino a 15mila dirham al mese (circa 1.370 euro) e di fissare al 20% l’aliquota massima, con un costo stimato in oltre 30 miliardi di dirham l’anno. La questione sarà quindi individuare le risorse necessarie a compensare il mancato gettito, senza compromettere l’equilibrio dei conti pubblici.

La sfida più difficile: il rapporto con i giovani

Ma la partita più delicata potrebbe essere quella del rapporto tra istituzioni e cittadini, soprattutto tra le fasce più giovani della popolazione. È qui che si inserisce la GenZ 212, il movimento che dal settembre 2025 ha portato migliaia di giovani nelle piazze per chiedere risposte su sanità, istruzione, occupazione e condizioni di vita. Anche il dato sulla partecipazione elettorale restituisce la distanza tra una parte della popolazione e la politica: alle urne è andato appena il 38,08% degli elettori, contro il 50,86% del 2021. Tra gli iscritti al voto, solo il 4% aveva un’età compresa tra i 18 e i 25 anni. La nuova premier si troverà quindi a governare un Paese nel quale la vittoria del PAM si accompagna a una partecipazione elettorale ai minimi e a un malcontento giovanile già emerso nelle piazze.

È su questo terreno che si giocherà una parte importante della prossima legislatura: trasformare le promesse su lavoro, servizi pubblici e condizioni di vita in risultati concreti e ricostruire un rapporto con una generazione che ha mostrato la propria insofferenza anche fuori dalle urne. La crisi migratoria di Ceuta ha aggiunto nelle ultime settimane un ulteriore elemento a questo quadro, riportando al centro il tema delle prospettive offerte ai giovani marocchini.

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