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Spagna, cittadinanza ai nati nel Sahara Occidentale: la legge che potrebbe riaccendere le tensioni con il Marocco dopo la crisi di Ceuta

11 Settembre 2026 - 16:08 Roberta Brodini
spagna cittadinanza i sarahawi
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Approvata dal Congresso spagnolo la legge per la cittadinanza ai nati nel Sahara Occidentale prima del 1977, quando il territorio era ancora colonia spagnola. Il provvedimento arriva sullo sfondo delle tensioni tra Madrid e Rabat, dopo la recente crisi di Ceuta
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È stato votata ieri, 10 settembre, dal Congresso spagnolo, la legge che concede la cittadinanza spagnola ai cittadini saharawi (o sahrawi) nati quando il Sahara occidentale era una colonia spagnola. Attesa ora per il voto in Senato, la legge era stata letta, alla luce di alcune teorie, tre le cause di inasprimento dei rapporti tra Marocco e Spagna, così come tra quelle che avevano visto scaturire l’emergenza a Ceuta, essendo stata approvata in Commissione Giustizia solo una settimana prima.

Il voto al Congresso spagnolo

La proposta, presentata dal partito di sinistra Sumar, era già stata approvata a fine luglio in Commissione Giustizia. A sbloccare lo stallo del disegno, spingendo i socialisti al loro primo sì dopo anni di rifiuti, l’accoglimento di un emendamento che sostituiva «il popolo saharawi» con un più generico «i saharawi». Risale a ieri, invece, il passaggio al Congresso, con 168 voti a favore, 31 contrari (provenienti da Vox) e 145 astensioni (provenienti da PP e Junts). Secondo quanto riporta El Pais, nonostante l’astensione (gesto simbolico, dal momento che veniva conteggiata come un voto favorevole, ndr), sono stati in molti a concordare sul fatto che si sia trattato di un «giorno storico» che «ripara un’ingiustizia» e un «abbandono», mentre il partito di estrema destra Vox ha ribadito il parere contrario su una legge che “regala” la cittadinanza.

A promuoverla, anche la deputata di Más Madrid, Tesh Sidi. Non un membro di partito qualunque, ma una donna nata nel 2002 nei campi profughi saharawi di Tinduf, in Algeria. Un iter già tentato più volte in Parlamento, a partire da una prima iniziativa presentata nel 2014 da forze della sinistra spagnola. Stessa sorte per i primi passi mossi dalla stessa Tesh Sidi, oggi trionfante, che aveva visto mettersi di traverso il governo di Sanchez – al centro delle critiche della deputata – e il suo PSOE, un anno e mezzo fa.

I promotori della legge rivendicano oggi il suo valore di «risarcimento storico», nel garantire ai cittadini saharawi di godere della libera circolazione nell’area Schengen, accedere a università e mercato del lavoro in Europa, oltre a poter beneficiare dell’assistenza sanitaria in Spagna.

Cittadinanza ai sahrawi: chi potrà ottenerla

C’è una data che fungerà ora da spartiacque: è quella del 29 settembre 1977. Potranno infatti accedere alla procedura i cittadini saharawi nati nel Sahara Occidentale prima di quella data, anche se non risiedono legalmente in Spagna. La norma prevede inoltre la possibilità per i discendenti di primo grado, ossia i figli, di optare per la cittadinanza spagnola entro cinque anni dall’iscrizione nel Registro civile dell’acquisizione della nazionalità da parte di uno dei genitori. I cittadini in possesso dei requisiti necessari, potranno presentare le domande di naturalizzazione entro tre anni dall’entrata in vigore della legge (con possibilità di proroga per un ulteriore anno) e la procedura sarà gratuita.

Come funziona la nuova legge sulla cittadinanza

La proposta di legge non parla di una concessione automatica della cittadinanza. Prevede invece due canali. Il principale è quello della carta de naturaleza: i saharawi nati nel Sahara Occidentale prima del 29 settembre 1977 potranno presentare domanda, anche senza avere la residenza legale in Spagna. Parallelamente, una modifica al Codice civile introduce per i saharawi un termine ridotto di due anni di residenza legale (invece dei 10 anni richiesti in tutti gli altri casi) per l’accesso alla cittadinanza. Un iter agevolato, già previsto per ebrei sefarditi naturalizzati o per cittadini dei paesi latinoamericani, come Andorra, Filippine, Guinea Equatoriale e Portogallo. Il numero dei possibili beneficiari è stimato tra 70.000 e 110.000.

Per dimostrare di essere nati nel Sahara Occidentale prima del 29 settembre 1977, la proposta individua poi diversi documenti che potranno essere utilizzati, tra cui una carta d’identità spagnola, anche scaduta, la ricevuta di iscrizione al censimento per il referendum sul Sahara Occidentale autenticata dall’ONU o certificati di nascita rilasciati dall’amministrazione spagnola. In alternativa, potrebbero essere accettati anche certificati di scolarizzazione, pensioni di vecchiaia, una patente di guida spagnola o certificati di ricovero e assistenza medica.

Perché la legge riapre il nodo del Sahara Occidentale

La questione è particolarmente sensibile perché riguarda la storia coloniale del Sahara Occidentale e i rapporti, ancora oggi controversi, tra Spagna, Marocco e movimento indipendentista sahrawi. La Spagna ha infatti mantenuto l’amministrazione del Sahara Occidentale fino alla metà degli anni Settanta, per poi firmare nel 1975 gli Accordi di Madrid e ritirarsi nel 1976. Il Marocco aveva così esteso il proprio controllo sull’80% del territorio, mentre il Fronte Polisario aveva rivendicato l’indipendenza e proclamato la Repubblica Araba Sahrawi Democratica sulla restante porzione. Un’ingerenza poco gradita, quella del Marocco nell’area, che aveva spinto l’Algeria a decidere di sostenere, anche militarmente, il Polisario e ad ospitare per decenni numerosi rifugiati sahrawi nei campi di Tindouf.

La svolta di Sánchez sul Sahara Occidentale

Proprio per questo, la decisione di Madrid risulta politicamente sensibile. Per decenni, la Spagna aveva mantenuto una posizione sostanzialmente neutrale sulla disputa, sostenendo il processo negoziale delle Nazioni Unite. Nel 2022 il governo di Pedro Sánchez aveva però cambiato orientamento, definendo la proposta marocchina di autonomia – che mantiene il Sahara Occidentale sotto la sovranità di Rabat – «la base più seria, realistica e credibile» per una soluzione del conflitto.

La legge sui sahrawi può riaccendere le tensioni con il Marocco?

In questo quadro, la nuova legge sulla cittadinanza rischierebbe così di essere letta da Rabat come una rivendicazione spagnola su un territorio che il Marocco rivendica di propria competenza, in un momento in cui i rapporti tra Spagna e Marocco sono nuovamente delicati, specialmente dopo gli episodi di Ceuta. Inoltre, come riporta El Pais, alcuni esperti avvertono la Spagna di potenziali conseguenze sfavorevoli: temono infatti che, visto il conflitto in corso nella regione tra il Fronte Polisario (la milizia nazionalista saharawi) e il Marocco, «qualsiasi vittima potrebbe coinvolgere la Spagna e trascinarla nel conflitto».

Per il momento, comunque, da Rabat non arrivano commenti ufficiali, anche se fonti vicine al governo di Rabat esprimono preoccupazione.

Il precedente di Ceuta e il riavvicinamento tra Spagna e Algeria

Nei giorni successivi all’emergenza a Ceuta si erano rincorse diverse teorie per spiegare l’accaduto. Tra queste, anche l’ipotesi che il riavvicinamento tra Spagna e Algeria, sancito dalla visita di Sánchez ad Algeri nel mese di luglio, avesse contribuito alla decisione di Rabat di allentare i controlli alla frontiera, utilizzando la pressione migratoria come strumento di pressione politica nei confronti di Madrid. Si trattava però di una ricostruzione, che si inseriva nel più ampio contesto della rivalità tra Marocco e Algeria e della posizione spagnola sul Sahara Occidentale.

La visita di Sánchez in Algeria aveva infatti segnato un nuovo tentativo di riavvicinamento tra Madrid e Algeri, dopo la grave crisi diplomatica seguita alla decisione del governo spagnolo, nel 2022, di sostenere il piano marocchino di autonomia per il Sahara Occidentale.

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