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Ceuta, dai camion di migranti alla Festa del Trono: cosa alimenta i dubbi sul ruolo di Rabat dietro alla crisi – Il video

31 Luglio 2026 - 16:46 Roberta Brodini
Dai video (non confermati) di camion che scaricano giovani al confine, alla Festa del Trono a pochi chilometri da Ceuta fino al precedente del 2021: gli elementi che alimentano i sospetti su un possibile ruolo del Marocco nell'ondata record di migranti verso l'enclave spagnola
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Dopo la nottata di massicci arrivi di migranti, stimati in totale negli ultimi giorni in 60mila, provenienti dal Marocco e diretti nell’enclave spagnola di Ceuta, alcuni indizi cominciano a far sospettare che dietro a una mobilitazione così improvvisa di migranti possa celarsi in qualche modo lo zampino del governo marocchino. Azzardato al momento immaginare responsabilità dirette o ordini dall’alto. Alcune coincidenze temporali però possono destare sospetti, insieme ai video che sembrano mostrare le autorità assistere impassibili alla discesa di decine di migranti da camion in arrivo nei pressi del confine. Elementi che fanno pensare che Rabat possa aver chiuso un occhio, mentre sul confine si ammassavano migliaia di persone, riproponendo scene già viste nel 2021, all’epoca della crisi diplomatica tra Spagna e Marocco.

Cosa è successo a Ceuta

Tutto è cominciato nella giornata di ieri, 30 luglio, quando un’incredibile orda di persone provenienti dal Marocco ha affrontato, aggirandola via mare o attraversandola via terra, la barriera che divide il Marocco dall’enclave di Ceuta, una delle due città spagnole, insieme a Melilla, situate sulla costa nordafricana, al di là dello stretto di Gibilterra. Un’ondata senza precedenti, se si fa eccezione per quanto successo nel 2021, che ha visto circa 49mila persone, secondo recenti stime diffuse dal El Pais, attraversare il confine e raggiungere una cittadina che conta già 83mila abitanti. Circa 7mila dei nuovi arrivati sarebbero minori di età, già sottoposti alla tutela delle autorità della città autonoma, mentre 34 persone sarebbero morte in mare per annegamento.

Il tamtam di voci sulle presunte frontiere aperte

Sono diversi i quotidiani marocchini a riportare le testimonianze di giovani, e non, che sostengono di aver deciso di avvicinarsi al confine, con l’intento di oltrepassarlo, perché avrebbe sentito che il confine sarebbe stato aperto intorno alle 22. Voci alla cui origine è difficile al momento poter risalire e che, secondo alcuni, potrebbero essere attribuite a reti dei trafficanti che avrebbero dato il là ai movimenti di massa diffondendo false informazioni.

I dati diffusi dalle autorità spagnole parlano di un numero di giovani che tornano in Marocco che cresce di ora in ora: 25mila migranti sarebbero già rientrati da Ceuta, al ritmo di circa 150 persone al minuto. Il rientro avviene via mare o attraversano il confine via terra. Secondo quanto riporta Al Pais alcune persone hanno raccontato con un certo stupore di aver trovato una situazione diversa da quella loro prospettata quando si parlava di confini aperti: invece di accoglienza, sembrano infatti aver trovato una città troppo affollata, assenza di posto dove dormire e negozi e bar che servivano solo i residenti di Ceuta.

Altri denunciano, inoltre, maltrattamenti da parte degli abitanti di alcuni quartieri, che li avrebbero presi a sassate e minacciati con le armi. Ma da Ceuta arrivano anche storie di aiuti della popolazione locale e di forte umanità. Il giornale marocchino Al-Sabah riferisce poi di una situazione tesa, che ha visto la zona circostante il valico di frontiera di Bab Sebta, teatro di violenti scontri nella notte tra migranti e forze dell’ordine, intervenute con gas lacrimogeni, ma anche di interi esercizi commerciali nelle zone limitrofe al valico, abbandonati dai dipendenti che si sarebbero uniti alla fuga oltre il valico.

Autorità marocchine distratte dalla festa del trono

C’è anche un’altra circostanza che fa pensare al peso della politica in questo ingresso di massa. Si è svolta ieri, 30 luglio, a poco più di 5 chilometri da Ceuta, nella città di M’diq, vicino a Tétouan, la cerimonia ufficiale per la Festa del Trono, una delle ricorrenze più importanti in Marocco. La festa celebra e ricorda la salita al trono dell’attuale re Mohammad VI, dopo la scomparsa del padre, risalente al 30 luglio 1999, per la quale ricorreva quest’anno il 27° anniversario. La cerimonia, presieduta dal Re, alla presenza del principe ereditario Moulay El Hassan e del principe Moulay Rachiddal si è così svolta non lontano dal confine che vedeva Ceuta presa d’assalto, impegnando però un gran numero di forze di sicurezza.

Nonostante le smentite da parte dell’intelligence spagnola che, come riportato su El Pais, non ritiene che la mancanza di controlli marocchini al confine sia dovuta alle celebrazioni della Festa del Trono, non sono in pochi oggi, con il senno di poi, a vedere nella ricorrenza una scusa perfetta per giustificare la distrazione delle forze dell’ordine marocchine da ciò che stava accadendo non molto lontano e che, forse, poteva essere ampiamente previsto.

Un ufficiale della Guardia Civil, che ha per intuibili ragioni chiesto di restare anonimo, sarebbe stato chiaro nella sua denuncia al governo centrale di Rabat. Secondo le sue parole, riportate da El Mundo, avrebbe infatti dichiarato: «Il Marocco non inganna nessuno». E ancora: «Sappiamo da giorni che migliaia di giovani stavano arrivando da tutto il Paese. Avrebbero potuto disperderli e tenerli lontani dal confine, come hanno fatto in passato quando sapevano che c’erano gruppi di centinaia di africani subsahariani vicino alla recinzione. Ma, proprio come cinque anni fa, non l’hanno voluto fare nemmeno questa volta. C’è stata permissività». 

celebrazioni della Festa del Trono di ieri, 30 luglio, che si è tenuta a M'diq, marocco
Un’immagine tratta dalle celebrazioni della Festa del Trono di ieri, 30 luglio, che si è tenuta a M’diq (YouTube)

La cittadinanza spagnola riconosciuta a 70mila persone di origine saharawi

Un altro elemento che secondo alcuni potrebbe essere collegato, in qualche modo, a dissapori crescenti tra Marocco e Spagna, risale alla recente approvazione da parte della Commissione Giustizia del Congresso spagnolo, riunitasi in sessione straordinaria, di un disegno di legge che concede la cittadinanza spagnola ai saharawi nati quando il territorio africano 
era ancora una colonia spagnola. Un diritto che, secondo la legge, verrebbe esteso anche ai loro discendenti. Ora l’esame del disegno di legge deve passare alla Camera bassa del Parlamento, dove la votazione è prevista per settembre, per poi approdare al Senato.

A beneficiarne, se il testo dovesse passare in via definitiva, potrebbero essere circa 70.000 persone di origine saharawi e i loro figli (discendenti di primo grado). La questione è delicata, in quanto il Marocco detiene il controllo sull’80% del territorio del Sahara occidentale dal 1975, anno in cui la Spagna ritirò le sue colonie. Il sopravvento del vicino Stato marocchino nella regione aveva fatto storcere il naso all’Algeria, portandola a decidere di sostenere le rivendicazioni di indipendenza della popolazione locale sahrawi e del movimento Polisario, fornendo loro anche sostegno militare e permettendo ai leader del Polisario (così come a molti rifugiati sahrawi) di stabilirsi in territorio algerino.

I video dei camion che scaricano migranti

Circolano poi ormai da ore video, la cui veridicità non è ancora stata del tutto accertata, che sembrano immortalare camion che scaricano frotte di persone, soprattutto giovani, nei pressi del confine con Ceuta. A far discutere, non solo il metodo e l’organizzazione logistica che i video tradiscono, ma soprattutto la passività delle forze dell’ordine marocchine: si vede infatti un agente assistere inerte a pochissimi metri dal camion, senza muovere un dito o cercare di fermare la fiumana di gente che proveniva dal mezzo.

La visita di Sanchez in Algeria

Ad alimentare il fuoco della crisi diplomatica Marocco-Spagna, nonostante le pronte smentite del Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez, ci sarebbe anche il riavvicinamento tra Spagna e Algeria, sancito dalla recente visita, del 20 luglio, di Sanchez ad Algeri. Un incontro nel quale i leader avrebbero riattivato patti su energia, commercio e gestione dei flussi migratori. Un’occasione per riallacciare i rapporti dopo la crisi diplomatica scoppiata nel 2022 tra i due Paesi, avvenuta dopo che il governo spagnolo si era molto – o forse troppo, dal punto di vista algerino – avvicinato a quello del Marocco, cambiando la sua posizione sul Sahara Occidentale e decidendo di appoggiare il progetto di autonomia marocchino nella regione.

Scelta quest’ultima che aveva comportato, insieme a quella di ospitare, nell’aprile del 2021, Brahim Ghali, leader del Fronte Polisario nell’ospedale spagnolo di San Pedro di Logroño per cure mediche legate a una grave infezione da Covid, un’irreparabile frattura tra Spagna e Algeria. Fino a pochi giorni fa.

Anche in quell’occasione, Rabat avrebbe ottenuto il suo scopo sulla questione del Sahara Occidentale, ricorrendo alla leva della pressione migratoria come arma di ricatto geopolitico, allentando i controlli sui confini e lasciando che circa 10mila persone entrassero a Ceuta. Secondo alcuni analisti, quello odierno non sarebbe altro che il ripetersi di uno schema e di un modus operandi marocchini ben noti, questa volta utilizzati per manifestare scontento rispetto al recente riavvicinamento tra Spagna e Algeria.

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