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Avvelenate con la ricina, parla il fratello di Antonella Di Ielsi: «Difficile pensare che sia stato un incidente. Chi sa, ora dica la verità»

01 Ottobre 2026 - 19:46 Marco Fedeli
Pietracatella, donne morte per la ricina
Lo ha detto in un'intervista a Repubblica in cui si è detto fiducioso per l'esito delle indagini: «Con loro ho perso un pezzo della mia vita»
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In un’intervista a Repubblica Luigi Di Ielsi, fratello di Antonella Di Ielsi e zio di Sara di Vita, madre e figlia morte avvelenate dalla ricina tra il 27 e il 28 dicembre del 2025 a Pietracatella, si è detto fiducioso che la procura darà le risposte che sta aspettando da nove mesi. Luigi gestisce insieme a Giovanna il panificio di Pietracatella e in questi mesi di dolore hanno avuto un bambino Antonello Aras. «Antonello come mia sorella e Aras, il nome maschile anagramma di Sara. Con loro ho perso un pezzo della mia vita», racconta.

L’ultimo ricordo di Luigi

«È difficile pensare a un incidente. È stato trovato veleno nel loro sangue, tanto veleno – prosegue – e non credo che oggi ci sia qualcuno che lo continui a pensare veramente». Alla domanda se abbia ancora fiducia nell’arrivare alla verità Luigi si è detto «sicuro che gli inquirenti ci daranno le risposte che aspettiamo da nove mesi». L’ultimo ricordo di Antonella e Sara è la «Vigilia di Natale durante il pranzo. Erano tranquille, normali, Sara vivace come sempre, più di Alice che invece è pacata».

Non è stato un incidente

Infine un commento sulla vicenda. «Io non so cosa pensare. Dico solo che la Procura di Larino indaga per omicidio e ho piena fiducia che gli inquirenti riescano a scoprire la verità. Certo, sarebbe più semplice per tutti che alla fine venisse accertato che è stato un incidente. Ma questa è ormai solo una labile speranza».

L’inchiesta

Nei giorni scorsi, gli investigatori hanno perquisito gli studi di Gianni Di Vita, marito e padre delle due donne morte avvelenate, che non risulta indagato. Di Vita si è recato in questura per tre volte a distanza ravvicinata, anche per consegnare agli investigatori una chiavetta Usb e due computer.

Stando a quanto si apprende, le perquisizioni sono scattate dopo che negli ultimi giorni gli investigatori hanno raccolto nuovi elementi ritenuti significativi per la soluzione del caso. Non si è trattato infatti delle classiche perquisizioni a 360 gradi ma piuttosto di una azione mirata per prelevare determinato materiale. Alla fine si è saputo che dai due uffici e dell’abitazione sono stati portati via documenti, materiale digitale e una borsa di Antonella Di Ielsi con dentro effetti personali.

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