Attacco sul volo FlyDubai: l’Oman aveva vietato il volo al co-pilota per radicalizzazione
Emergono dettagli inquietanti sull’aggressione avvenuta a bordo del volo FlyDubai FZ1073, dove il primo ufficiale ha accoltellato il comandante di volo. Secondo quanto rivelato da fonti informate al Wall Street Journal, il co-pilota — di nazionalità omanita — era stato precedentemente interdetto al volo dalle autorità dell’Oman per timori legati a una sua radicalizzazione ideologica.
Nonostante la misura restrittiva adottata dal suo Paese d’origine, l’uomo è stato regolarmente assunto dalla compagnia aerea emiratina FlyDubai e impiegato sulla rotta tra gli Emirati Arabi Uniti e Israele. Al momento non è noto se l’Oman avesse condiviso le informazioni sulla pericolosità del pilota con altri Paesi o vettori aerei, né quali fossero i dettagli specifici sulle sue posizioni estremiste.
Sicurezza nei cieli e tensioni sulle rotte per Tel Aviv
Secondo quanto riferito da un ex membro dell’equipaggio della compagnia, i piloti di FlyDubai sono tenuti a superare controlli di sicurezza prima di ogni volo, visite mediche annuali e test psicologici al momento del passaggio di grado a comandante. Non è tuttavia chiaro se l’autore dell’attacco sia stato sottoposto a verifiche approfondite dopo l’assunzione.
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La vicenda riaccende i riflettori sulle misure di sicurezza dei collegamenti con Israele. Un funzionario israeliano ha dichiarato che Tel Aviv chiede da tempo alle autorità aeroportuali di Dubai un rigido rafforzamento dei controlli sui voli diretti verso lo scalo israeliano. All’inizio dell’anno, per diversi mesi, Israele aveva persino vietato alle proprie compagnie aeree nazionali di volare da e per Dubai, proprio a causa delle elevate criticità di sicurezza e dei rischi connessi al contesto bellico con l’Iran.

