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Spagna, Sánchez rischia il boomerang? I sondaggi, l’asse Pp-Vox e il «ricatto» sulla remigrazione – I video

05 Ottobre 2026 - 17:35 Simone Disegni
Il premier si dimette e convoca elezioni anticipate per il 29 novembre. Ma il suo Psoe è in svantaggio e le destre hanno cementato l'alleanza nelle regioni
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Parte tutta in salita la scommessa politica di Pedro Sánchez. Dopo un weekend di proteste oceaniche nelle piazze per il diritto alla casa, il premier spagnolo ha rotto gli indugi e ha deciso di dimettersi e convocare elezioni anticipate per il prossimo 29 novembre. Un tentativo di capitalizzare il malcontento «di sinistra» che ha trovato sfogo da Madrid a Barcellona dopo la bocciatura in Parlamento di due decreti legge con misure per affrontare l’emergenza casa. Nei sondaggi però il centrosinistra al governo del Paese dal 2018 è in difficoltà: i socialisti (Psoe) di Sánchez pagano soprattutto gli scandali di corruzione dentro al partito e l’«assalto» di migranti a Ceuta di fine luglio. Le destre che attaccano duramente su questo da mesi sono avanti, e ad oggi «vedono» la possibile maggioranza, che richiederebbe però un inedito accordo nazionale tra Popolari (Pp, centrodestra) e Vox (nazionalisti).

Cosa dicono i sondaggi in Spagna

Secondo la «super-media» dei sondaggi spagnoli elaborata da Politico, il Pp avrebbe oggi il 34% dei consensi, mentre Vox è cresciuto sino al 18%: abbastanza per formare una chiara maggioranza in Parlamento. Anche perché rispetto alle ultime elezioni del 2023 i partiti di centrosinistra hanno tutti perso voti: i Socialisti sarebbero secondi al 26% (nel 2023 ebbero il 31,7%), Sumar al 5% e Podemos al 2% (nella precedente tornata correndo insieme presero il 12,3%). Tra i vari istituti demoscopici solo quello del Centro di ricerche sociologiche vede il Psoe in testa, con un Pp «ridimensionato» al 25,5%. Tutti i sondaggi attualmente disponibili sono stati realizzati però prima della bocciatura dei decreti sulla casa – coi voti di Pp, Vox e degli indipendentisti catalani di Junts – e delle proteste che ne sono seguite.

Abascal: «Governo col Pp? A tre condizioni»

I Popolari, guidati dal 2022 da Alberto Núñez Feijóo, non hanno mai governato la Spagna con alleati «scomodi» – per le posizioni politiche, ma soprattutto per il peso elettorale – come Vox. Il partito guidato da Santiago Abascal d’altronde nacque nel 2013 proprio da una scissione a destra dal Pp, e per anni ogni collaborazione fu esclusa. Negli ultimi anni, uniti dalla feroce opposizione alla sinistra di Sánchez, i due partiti hanno però rotto il tabù iniziando a collaborare in una serie di amministrazioni locali. Oggi Pp e Vox governano insieme in Andalusia, Extremadura, Aragona e Castilla y León, e in alcune città del Paese, tra cui Elche, Toledo e Valladolid. Abascal, alleato di Giorgia Meloni in Italia, non ha perso tempo e oggi ha dettato le sue condizioni al Pp per andare al governo insieme. «Siamo assolutamente preparati per offrire alla Spagna le soluzioni che aspetta: la priorità nazionale, perché gli spagnoli non siano discriminati nella loro stessa patria, la deregolamentazione e la remigrazione». Si tratta d’altronde delle stesse tre condizioni poste da Vox per collaborare a livello locale. La “priorità nazionale” è quella che Vox chiede di accordare agli spagnoli – rispetto agli stranieri – per l’accesso a servizi e aiuti pubblici.

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