Ultime notizie BonusDelitto di GarlascoIsraeleLegge elettoralePremio NobelSigfrido Ranucci
POLITICAAvsCentrosinistraElly SchleinGiuseppe ConteM5SPDUcraina

Campo largo di nuovo al bivio sull’Ucraina: la prossima settimana il test alla Camera prima del Consiglio europeo

09 Ottobre 2026 - 18:59 Luca Graziani
(S-D) Elly Schlein, Nicola Fratoianni e Giuseppe Conte al termine di un incontro con Fadwa Barghouti, moglie di Marwan ed i rappresentanti del ëComitato per la Liberazione di Marwan Barghouti e tutti i Prigionieri Palestinesií , Roma 21 gennaio 2026. ANSA/FABIO FRUSTACI
Mentre il confronto sul programma resta in stand-by, incombe un nuovo stress test parlamentare: mercoledì 14 ottobre sono attese in Aula le comunicazioni di Meloni in vista del Consiglio europeo, dove si discuterà anche del sostegno a Kiev. E scoppia il caso sulle parole di Conte: «Anche Zelensky ha iniziato a bombardare il territorio russo»
Google Preferred Site

Mentre ancora non si vede il tavolo sul programma del campo largo – necessario a detta di tutti gli alleati per sciogliere il nodo sul timing delle primarie -, si avvicina a grandi passi un altro banco di prova per il centrosinistra. E l’oggetto del nuovo stress test parlamentare sarà, ancora una volta, l’Ucraina. La data c’è già: mercoledì 14 ottobre.

Quattro giorni prima dell’assemblea nazionale del Pd e della presentazione a Roma delle tesi programmatiche di Alleanza Verdi e Sinistra, entrambe previste per il 18 ottobre, Giorgia Meloni sarà alla Camera per le comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 15 e 16 ottobre. E tra i dossier che i leader europei saranno chiamati ad affrontare a Bruxelles, ci sarà anche quello su cui Giuseppe Conte ed Elly Schlein continuano a essere divisi: il sostegno militare a Kiev. Un appuntamento che potrebbe costringere i futuri alleati a misurarsi nuovamente con le proprie contraddizioni, prima ancora di aver trovato l’agognata quadra sul programma.

La posizione del Movimento

Anche perché dal Movimento 5 Stelle mettono le mani avanti e assicurano a Open che dalla conclusione di Nova, l’appuntamento programmatico di settembre, nessuna trattativa con gli alleati è stata avviata sul tema. Perché la posizione resta quella espressa pubblicamente anche da Conte: prima bisogna aspettare che anche gli altri partiti completino il proprio percorso, «un attimo dopo, ma veramente un attimo dopo, ritroviamoci», ha ribadito ieri sera a Cinque Minuti.

Con l’accordo sui contenuti, ha aggiunto, si potrà arrivare alle primarie. Che, a differenza di come vorrebbe la segretaria dem, per Conte non possono aspettare un eventuale pronunciamento della Corte costituzionale sulla nuova legge elettorale.

Il 14 ottobre un nuovo test, prima del tavolo sul programma

A guastare il timing, c’è però il test di mercoledì. Prima le comunicazioni di Meloni, poi la discussione e il voto sulle risoluzioni che i gruppi potranno presentare per impegnare il governo in vista del vertice europeo. È a quel punto che a sinistra potrebbe consumarsi l’ennesima spaccatura, come più di un precedente lascia presagire.

Nella lettera d’invito ai capi di Stato e di governo, il presidente del Consiglio europeo António Costa ha indicato l’Ucraina come «una priorità fondamentale», spiegando che i leader ascolteranno Volodymyr Zelensky sulle necessità del Paese in vista dell’inverno e discuteranno anche di sicurezza e difesa europea. Insomma, per il campo largo non c’è scampo.

L’Ucraina in un modo o nell’altro sarà uno dei temi delle comunicazioni della premier. Col rischio di tornare a dividere gli alleati nelle risoluzioni. Se sulle questioni economiche trovare una sintesi con il Pd e gli altri partiti non è mai stato un problema, sottolineano dal Movimento, ben diverso, infatti, è il discorso quando si parla di politica estera.

Campo largo diviso, dai decreti Ucraina alle risoluzioni: i precedenti

Basta ripercorrere i voti sulle proroghe annuali degli aiuti militari a Kiev. Il 24 gennaio 2023 la Camera approvò il primo decreto Ucraina del governo Meloni con 215 voti favorevoli e 46 contrari. Il Pd votò a favore, mentre M5S e Avs si schierarono contro. Stesso copione l’8 febbraio 2024, il 28 gennaio 2025, e ancora l’11 febbraio di quest’anno.

Ma le divisioni non si limitano ai decreti. Lo scorso 22 ottobre, proprio in occasione delle comunicazioni di Meloni prima del Consiglio europeo, Pd, M5S e Avs presentarono tre risoluzioni distinte. I dem chiedevano di proseguire il sostegno all’Ucraina, anche sul piano militare, i Cinque Stelle di «interrompere immediatamente» la fornitura di armamenti a Kiev, Avs di «prospettare la fine» delle forniture nazionali di equipaggiamento militare.

La scena si è ripetuta il 17 dicembre, quando Pd e M5S tornarono a presentare risoluzioni separate sul sostegno a Kiev e sull’utilizzo dei beni russi congelati. E il 15 gennaio di quest’anno, dopo le comunicazioni del ministro della Difesa Guido Crosetto: il Pd contro la richiesta del M5S di «interrompere immediatamente la fornitura di materiali d’armamento» a Kiev. Una posizione condivisa invece da Avs. Infine il 28 luglio, sul rinnovo delle missioni internazionali: i dem per l’addestramento delle forze ucraine. Contrari, ancora una volta, Cinque Stelle e Avs.

L’intesa di agosto, poi il voto di Nova

Ma c’è anche un tentativo di sintesi andato a segno, piuttosto recente. Il 5 agosto Pd, M5S e Avs hanno sottoscritto una risoluzione comune per chiedere al governo di non utilizzare la clausola di salvaguardia europea per aumentare le spese militari. Nelle premesse del documento si sottolinea inoltre la necessità di riconsiderare gli impegni di spesa assunti in sede Nato. Dopo la consultazione di Nova, però, qualcosa è cambiato. Ricevendo l’avallo della base, con il 91,7% dei votanti contro la prosecuzione dell’invio di armi a Kiev, la linea del Movimento si è ulteriormente irrigidita.

Il nuovo affondo di Conte

A rinfocolare la polemica ieri sera ci ha pensato lo stesso Conte. Ospite di Porta a Porta, l’ex premier è tornato sulla necessità di una svolta negoziale, mettendo nel mirino anche Zelensky. «Putin, avendo compiuto un’aggressione criminale, bombarda tutti i giorni. Come anche Zelensky ha iniziato a bombardare anche il territorio russo, ma da tempo», ha detto. «Non sto difendendo Putin, ovviamente, ma neppure possiamo far passare che dal lato di Zelensky c’è un atteggiamento solo difensivo, perché da tempo hanno iniziato anche loro, purtroppo, a fare attentati vari, bombardamenti che hanno coinvolto i civili».

Lapidario su X il senatore dem Filippo Sensi, tra gli esponenti dell’area riformista più critici nei confronti del M5S: «Sento uno che vorrebbe guidare il centrosinistra dire che Zelensky e Putin sono sullo stesso piano. Una vergogna che non so dire, che non ha bisogno di commenti».

leggi anche