Meloni: «Sull’energia servono risposte strutturali e di lungo periodo. L’Ets danneggia imprese e crea squilibri»
«Se non costruiamo risposte strutturali e di lungo periodo rischiamo di restare in balia dell’emergenza». Ad affermarlo è la presidente del Consiglio Giorgia Meloni intervenendo all’assemblea di Assolombarda a Milano. La premier ricorda i «60 milioni stanziati per proteggere gli italiani» dal caro energia e anche gli interventi straordinari del Governo, come il taglio delle accise e le accise mobili quando la situazione in Medio Oriente ha portato a un aumento dei prezzi dei carburanti.
Perché per Meloni è necessario un cambiamento sugli Ets
Per Meloni, però, servono risposte strutturali e un cambio di passo in Europa perché «una parte significativa delle misure sull’energia non si risolve a livello nazionale». Di conseguenza senza un cambiamento «sul sistema Ets anche gli interventi più efficaci rischiano di non raggiungere lo scopo». Il meccanismo delle quote di emissione «gonfia artificialmente i prezzi, crea squilibri tra gli Stati membri e danneggia le nostre imprese manifatturiere», in un mercato globale in cui i principali concorrenti non sono sottoposti «neanche lontanamente» allo stesso costo del carbonio.
Un’Italia che «ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno»
La premier fa un esempio pratico. «Se un’acciaieria chiude in Lombardia e l’acciaio viene comprato dall’altra parte del mondo, prodotto con standard ambientali molto più bassi, il pianeta non ci guadagna nulla, anzi ci perde». Una perdita che per Meloni si riversa su «competenze, lavoro e filiere» e il Continente «non diventa più sostenibile e verde». Nel suo intervento, Meloni termina con una convinzione: «L’Italia non siede in Europa per dire sempre di sì. L’Italia è uno dei Paesi che l’Europa l’ha fondata e ha il diritto e il dovere di dire quando le cose non vanno».
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«Anche noi vogliamo siano finanziate nuove priorità» nell’ambito del bilancio pluriennale della Ue, tra queste «anche la competitività», ha sottolineato la premier, ma «non si possono reperire risorse tagliando su coesione e politica agricola che sono la precondizione per la competitività. Non si può costruire l’autonomia strategica se si taglia sull’unica autonomia che abbiamo, e cioè quello che mangiamo».

