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Nuovo record di gas serra in atmosfera, l’allarme Onu: «Il pianeta continuerà a scaldarsi». L’Ue prepara il piano per difendersi

27 Ottobre 2026 - 12:54 Gianluca Brambilla
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Nel 2025 le concentrazioni di anidride carbonica, metano e protossido di azoto hanno raggiunto livelli senza precedenti. Secondo Bruxelles, servono 70 miliardi l’anno per adattare l’Europa alla crisi climatica
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L’atmosfera continua ad accumulare gas serra e il pianeta continua a scaldarsi. Nel 2025, le concentrazioni dei tre principali responsabili del riscaldamento globale – anidride carbonica, metano e protossido di azoto – hanno raggiunto nuovi livelli record. A lanciare l’allarme è l’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm), l’agenzia delle Nazioni Unite che monitora meteo e clima. Dagli ultimi dati, diffusi a pochi giorni dalla Cop31, emerge una fotografia allarmante per lo stato del pianeta, perché una parte del calore intrappolato nell’atmosfera continuerà a influenzare il clima per secoli.

L’allarme dell’Onu sui gas serra in atmosfera

Il dato più eloquente riguarda l’anidride carbonica. Nel 2025, la sua concentrazione media globale nell’atmosfera ha raggiunto le 426,8 parti per milione (ppm), pari al 153% del livello di riferimento del 1750, ossia prima della rivoluzione industriale. Quando l’Omm ha iniziato a pubblicare questi dati, nel 2004, la media annuale era di 377,5 ppm. A cambiare è anche la velocità con cui la CO2 si accumula in atmosfera. Negli anni Sessanta, la concentrazione cresceva in media di 0,8 ppm all’anno. Nel decennio 2011-2020, l’incremento medio annuo è salito a 2,4 ppm, il triplo.

Il problema del riscaldamento globale non si esaurisce quando le emissioni vengono ridotte. La CO2, infatti, rimane a lungo in atmosfera e continua a esercitare i propri effetti sul clima, contribuendo a scaldare il pianeta e a fornire energia a fenomeni meteorologici sempre più estremi. «Un altro anno, un altro record», ha dichiarato Ko Barrett, segretario generale aggiunto dell’Omm. «L’anidride carbonica – ha aggiunto – ha una permanenza atmosferica molto lunga: influenzerà il clima globale non solo per anni, ma per decenni e persino secoli».

Il clima è sempre più instabile: 7 parametri su 16 sono a livelli record

La fotografia sulla concentrazione di gas serra nell’atmosfera si inserisce in quadro più ampio, descritto anche nel Rapporto sullo stato del clima 2026, il settimo aggiornamento di un monitoraggio internazionale dei cosiddetti «segni vitali» della Terra, pubblicato sulla rivista BioScience. Dei sedici indicatori utilizzati per valutare lo stato del pianeta, sette hanno raggiunto livelli record, mentre altri mostrano tendenze preoccupanti. Tra questi c’è la concentrazione di CO2, ma anche la massa e lo spessore dei ghiacciai che hanno raggiunto nuovi minimi, gli oceani che continuano ad assorbire la maggior parte del calore in eccesso generato dalle emissioni di gas serra e l’aumento del rischio di incendi boschivi. In un quadro dominato dai record negativi, c’è però un dato che dà speranza. Secondo il Rapporto sullo stato del clima 2026, le fonti rinnovabili forniscono ormai il 43% dell’elettricità globale e, per la prima volta, hanno superato il carbone.

EPA/Olivier Matthys | I commissari europei Teresa Ribera (Green Deal) e Wopke Hoekstra (Clima) presentano il quadro europeo per la resilienza climatica, 27 ottobre 2026

L’Ue: «I governi si preparino»

Mentre l’Omm torna a lanciare l’allarme sull’evoluzione dei cambiamenti climatici, a Bruxelles viene svelato il nuovo quadro sulla resilienza climatica. Per la prima volta, l’Unione europea responsabilizza gli Stati nella prevenzione dei danni legati al clima e chiede ai governi di elaborare piani strategici nazionali per adattarsi a un aumento delle temperature globali stimato in 2 gradi entro il 2050 e 3 gradi entro il 2100 rispetto ai livelli pre-industriali. Una delle novità più importanti prevede che i governi tengano conto della crisi climatica in ogni decisione che assumono.

Oltre all’iniziativa svelata oggi, Bruxelles ha confermato che nei prossimi mesi lancerà un piano europeo contro le ondate di calore, un’alleanza per l’assicurazione contro i rischi climatici e un’iniziativa europea per l’acqua. Per farsi trovare pronti, però, non bastano nuove leggi e strategie. Servono anche i soldi. Nelle stime della Commissione europea, l’adattamento delle infrastrutture, dell’ambiente costruito, degli ecosistemi e dell’economia dell’Europa alle future condizioni climatiche richiederà investimenti pari a circa 70 miliardi di euro all’anno.

Dalle ondate di calore di quest’anno danni per 113 miliardi di euro

Una cifra importante, ma che impallidisce di fronte al conto che rischia di presentarci un futuro con eventi meteo ancora più estremi di quelli a cui ci stiamo abituando oggi. Tra il 2022 e il 2025, le perdite economiche dovute ai danni causati dal clima ammontano a circa 200 miliardi di euro, ovvero 50 miliardi all’anno. E le ondate di calore che hanno investito l’Europa quest’anno, sempre secondo le stime di Bruxelles, potrebbero comportare un costo annuo in termini di produzione pari a 113 miliardi di euro. «L’estate scorsa sarà anche stata la più calda mai registrata, ma con ogni probabilità sarà la più fresca degli anni a venire. La buona notizia – ha spiegato Wopke Hoekstra, commissario europeo al Clima – è che abbiamo un certo margine di manovra: le scelte che facciamo oggi possono effettivamente rendere meno gravi tali impatti».

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