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Le Midterm accendono la rivolta contro i data center: 46 referendum bocciano i progetti delle Big Tech

06 Novembre 2026 - 12:56 Gianluca Brambilla
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Dall'Ohio al Texas, gli americani si schierano contro le nuove infrastrutture per l'intelligenza artificiale. Al centro della protesta i consumi di acqua ed elettricità, l'impatto sui territori e il caro bollette
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Donald Trump e il partito repubblicano non sono gli unici sconfitti delle elezioni di Midterm negli Stati Uniti. A uscire piuttosto malconci dall’ultima tornata elettorale sono anche le Big Tech e, ancora di più, i loro progetti di espansione dei data center. In decine di comunità americane, gli elettori sono stati chiamati a esprimersi direttamente sulla costruzione di nuove strutture destinate a ospitare i server che alimentano l’intelligenza artificiale. E il risultato è stato schiacciante: 46 referendum hanno visto prevalere il fronte ostile alla costruzione di nuovi data center, mentre solo uno – la minuscola cittadina di Harwood, nel North Dakota – ha portato alla vittoria della coalizione opposta e più favorevole all’insediamento di nuove infrastrutture tecnologiche.

La rivolta contro i data center alle elezioni di Midterm

La geografia del voto racconta meglio di qualunque sondaggio quanto la rivolta contro i data center sia ormai diventata una questione che trascende l’appartenenza politica. L’Ohio, che alle ultime presidenziali premiò Trump con ben 11 punti di vantaggio su Kamala Harris, è stato il principale teatro della protesta, con 21 consultazioni locali. A Sunbury, per esempio, il 79% degli elettori ha votato a favore del divieto di costruire data center con una domanda elettrica superiore a 25 megawatt. A Granville la percentuale è salita all’82%, mentre a Hubbard ha raggiunto il 77%. A Trenton, invece, il divieto per strutture di grandi dimensioni ha ottenuto l’80% dei consensi.

Non è andata diversamente in Illinois, dove i sette quesiti sottoposti agli elettori hanno restituito altrettanti segnali di stop per i progetti di insediamento di nuovi data center. In Kansas, altra roccaforte repubblicana, sono stati tre i quesiti: a El Dorado il 72% ha sostenuto il divieto per i data center ad alto impatto, a Emporia la proposta di vietare le strutture più grandi ha ottenuto il 60%, mentre a Ottawa il 72% ha appoggiato un limite per gli impianti con un consumo superiore a 25 megawatt. Lo stesso esito è arrivato dalle quattro consultazioni in Maine, così come ad Alhambra, in California – dove il divieto di costruzione di nuovi data center ha ottenuto l’82% – e a Edgewater, in Florida, dove il 77% ha votato per impedire la realizzazione di nuovi impianti.

EPA/Erik S. Lesser | Una protesta contro un data center a Decatur, in Georgia

Harwood, l’eccezione che conferma la regola

Ma ogni regola ha anche la sua eccezione, che in questo caso risponde al nome di Harwood, una piccola città nel North Dakota, dove il referendum sui data center è andato in direzione opposta rispetto al resto degli Stati Uniti. La misura che avrebbe imposto controlli aggiuntivi prima dell’approvazione di nuovi insediamenti industriali è stata respinta dal 76% dei votanti. Proprio alle porte di Harwood è in costruzione un data center per l’intelligenza artificiale. Un progetto da 3 miliardi di dollari che occuperà una superficie di oltre 100mila metri quadrati e che promette di dare lavoro a 200 persone, ossia circa il 20% della popolazione della città.

I nodi irrisolti su acqua, elettricità e bollette

Le Midterm hanno consacrato l’opposizione ai data center come una delle battaglie politiche più in auge del momento. Ma il malcontento, in realtà, germoglia ormai da qualche anno in tutti gli Stati Uniti. Le preoccupazioni dei cittadini sono essenzialmente di tre tipi: il consumo di energia, l’utilizzo di acqua e l’impatto sul territorio. Queste strutture necessitano infatti di enormi quantità di elettricità per mantenere operativi migliaia di server, ma anche di acqua per alimentare i sistemi di raffreddamento. Il problema è che in molte comunità questi progetti hanno portato a bollette più care, maggiori pressioni sulle reti elettriche e un consumo eccessivo delle risorse idriche. A tutte queste preoccupazioni, poi, si aggiunge spesso un rifiuto più ampio dell’intelligenza artificiale, specialmente per alcuni suoi usi ritenuti eticamente discutibili.

Le parole di Trump e l’«onda blu» delle Midterm

La rivolta contro i data center, intercettata astutamente dai democratici, ha finito per entrare nelle campagne elettorali nazionali e statali. Lo scorso giugno, New York ha approvato la prima moratoria a livello statale sui nuovi permessi per i data center hyperscale, ossia quelli di dimensioni più grandi. Quando il dibattito ha raggiunto una dimensione più nazionale, Trump è intervenuto per schierarsi apertamente con le aziende tecnologiche. «L’unico motivo per cui una comunità non dovrebbe volere un data center è se vuole rimanere arretrata e povera», ha scritto su Truth Social.

In Texas, persino il repubblicano Greg Abbott, a lungo un sostenitore dell’industria dell’intelligenza artificiale, ha cominciato a parlare di restrizioni nelle aree rurali nelle ultime settimane di campagna elettorale. La sua giravolta politica, però, non ha convinto gli elettori, che alla fine hanno premiato la candidata democratica Gina Hinojosa. In Ohio, la democratica Amy Acton ha conquistato la carica di governatrice promettendo maggiori controlli sui nuovi data center, e lo stesso ha promesso anche Keisha Lance Bottoms in Georgia.

Secondo l’Associated Press, 32 dei 34 candidati vincitori nelle corse per la carica di governatore sostenevano regole più severe o restrizioni ai data center. L’effetto più immediato di questo nuovo fenomeno politico è stato il crollo in Borsa dei titoli tecnologici, che all’indomani delle elezioni hanno visto precipitare i propri titoli. Alla fine dell’ultima seduta, il Nasdaq ha ceduto il 5,52% proprio per i forti ribassi delle aziende produttrici di chip per l’AI. Il timore degli analisti è che un Congresso interamente in mano ai democratici possa tirare il freno a mano nella corsa all’intelligenza artificiale, il settore che più ha alimentato la crescita economica degli Stati Uniti negli ultimi anni. La vera incognita è capire fino a dove si spingerà l’opposizione dei democratici ai data center.

Foto copertina: EPA/Jim Lo Scalzo

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