Gad Lerner, la risposta a Salvini sul suo stipendio in Rai

«Business è una parola brutta adoperata come insinuazione da Salvini per immaginare chissà quali sprechi e costi»

A Gad Lerner devono aver convinto poco i chiarimenti di Matteo Salvini, il giorno dopo l’attacco contro il giornalista per il suo ritorno in Rai. Lerner, ospite di Mezz’ora in più» da Lucia Annunziata su Raitre, si è tolto qualche sassolino dalle scarpe tornando sulle polemiche dei giorni scorsi sulla sua nuova trasmissione, L’Approdo.

La risposta a Salvini

«Matteo Salvini parlava a Fabrizio Salini (AD della Rai, ndr) e adoperava me come pretesto – ha detto Lerner – Conseguito un 34%, batte un pugno sul tavolo e dice “azienda Rai, ora mi darai più retta di prima”». Ma si può parlare davvero di editto bulgaro? «Io lavoro senza appalti, senza business, una parola brutta adoperata come insinuazione da Salvini per immaginare chissà quali sprechi, costi o staff». Lerner ha più volte chiarito che guadagnerà 69mila euro lordi per cinque puntate.

La difesa di Fabio Fazio

Il pericolo – spiega ancora Gad Lerner – è che si sia scatenato un «istinto alla caccia». Basti pensare al caso di Fabio Fazio (traslocato su Rai 2 dalla prossima stagione e sul quale Salvini ha parlato più volte criticando il suo cachet): «Fazio è stato brutalizzato nel silenzio generale dei suoi colleghi perché guadagna troppo, 2 milioni l’anno. Quelli che ne predono meno sono stati zitti dicendo “Salvini se la prende con Fazio e ben gli sta perché guadagna troppo”».

La prima puntata de “L’Approdo” dedicata alla Lega

Stasera – ore 23.10 – andrà in onda la prima puntata de “L’Approdo”, la trasmissione condotta da Gad Lerner su Rai 3: come si legge sulla guida tv ufficiale, il primo appuntamento sarà dedicato «alla storia della Lega, un ritorno alle origini per Lerner che – prima con Profondo Nord (1991) e poi con Milano Italia (1992-1993) – fu colui che per primo intuì il fenomeno politico della Lega Nord, che in quegli anni iniziava una lunga escalation che l’ha portata ad essere il primo partito d’Italia».

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