Estate 2019, Italia e Grecia mettono in guardia dalla zanzara del Nilo

Nel 2018, in Grecia si sono verificati 50 casi di decessi per la contrazione del virus. Anche in Italia se ne sono registrati 35 su 595 casi d’infezione

Torna l’estate, tornano le vacanze, torna il virus West Nile. Mentre una Grecia politicamente instabile si prepara a ospitare migliaia di turisti, le autorità mettono in guardia i viaggiatori dalle punture della zanzara del Nilo.

L’avvertimento arriva dopo che, nei primi giorni di giugno, il Ministero degli Esteri greco ha incluso l’insetto tra i potenziali pericoli di un viaggio in Grecia. Lo scorso anno, infatti, 316 persone sono state infettate dal virus portato dalla zanzara, di cui 50 sono poi decedute. Numeri record.

«Ci sono stati abbastanza casi da farci dire che è diventato ormai un problema di salute pubblica», ha detto Danai Pervanidou dell’Organizzazione nazionale per la salute pubblica (Keelpno).

«Il virus è arrivato in Grecia con gli uccelli migratori. Raccomandiamo a tutti di prendere precauzioni come indossare pantaloni lunghi, evitare posti vicini a pozze d’acqua e di usare prodotti repellenti per le zanzare».

L’infezione

Nell’80% dei casi, la puntura della zanzara del Nilo non porta con sé sintomatologie. Secondo il Centro americano per il controllo e la prevenzione delle malattie, nel 19% dei casi si avverte febbre o mal di testa, facilmente curabili, e solo nell’1% dei casi si arriva a sviluppare malattie serie che possono portare alla morte.

In Grecia, però, nel 2018, 243 persone hanno avuto sintomi come encefaliti, meningiti e paralisi acute. Una situazione del genere si era avuta solo nel 2012, quando furono registrati 263 casi tra cui 35 morti.

«È impossibile predire quale area del Paese sarà più interessata», ha detto ancora Pervanidou. «Ma sappiamo che la zanzara si è mossa dalle campagne alle città, fino ad arrivare nell’area tra Atene e Salonicco».

Il rischio in Italia

Anche per l’estate del 2019, il Ministero della Salute italiano ha emanato la circolare “Piano nazionale integrato di sorveglianza e risposta ai virus West Nile e Usutu“, per prevenire una situazione analoga a quella dello scorso anno.

Nel 2018, infatti, in Italia sono stati registrati 595 casi d’infezione, di cui 35 mortali. Le aree più colpite sono quelle della pianura padano-veneta. Il primo focolaio è stato confermato nella tarda estate del 1998 in Toscana.

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