Regeni, i genitori chiedono il ritiro dell’ambasciatore italiano dall’Egitto

I genitori del ricercatore italiano hanno inviato una lettera ai deputati della Commissione esteri e del Bundestag tedesco in occasione dell’incontro a Berlino

Dichiarare l’Egitto Paese non sicuro e ritirare l’ambasciatore italiano. Lo chiedono i genitori di Giulio Regeni, il ricercatore italiano morto in Egitto tre anni fa per cause ancora non definite. E lo fanno in una lettera inviata ai deputati della Commissione Esteri della Camera e del Bundestag tedesco che si sono incontrati a Berlino alla presenza di Roberto Fico.

Fico: «Ritiro ambasciatore è una buona strada»

Il presidente della Camera dei Deputati si è mostrato sin da subito vicino alla famiglia Regeni e ha detto che ritiene il ritiro dell’ambasciatore «una buona strada». «Da oggi ci sentiamo meno soli. Abbiamo portato il caso Regeni a Berlino, nel cuore dell’Europa – ha detto Fico. – L’incontro è andato molto bene. Il presidente del Bundestag ha mostrato una grande sensibilità sia sulla vicenda Regeni, sia, in generale, sulla questione dei diritti umani. Mi attendo che ci siano degli atti specifici e concreti da parte delle Commissioni Esteri della Camera dei Deputati e del Bundestag».

I genitori spiegano di aver voluto inviare la lettera anche ai parlamentari tedeschi per sensibilizzare l’Unione europea sul tema che finora «è rimasta in silenzio». E chiedono ai Paesi europei di «mantenere la giusta attenzione su quanto accaduto a Giulio e quanto continua ad accadere a Molti Giulio europei ed egiziani».

Salvini: «Non spetta a me ritirare gli ambasciatori»

«Ho piena fiducia nella capacità persuasiva del premier Conte e del ministro degli Esteri Moavero», ha detto il ministro dell’Interno Matteo Salvini rispondendo ai giornalisti che gli chiedevano di Regeni. «Non spetta a me ritirare gli ambasciatori», ha aggiunto Salvini.

L’appello del sindaco di Treviso

Sempre in questo senso è arrivato l’appello del sindaco di Treviso al ministro degli Esteri Enzo Moavero Milanesi: «Desideriamo che l’Egitto venga richiamato al rispetto di quei fondamentali principi e valori che sono alla base di una vera e legittima considerazione della vita umana e della civile convivenza tra le persone».

«Le scrivo per chiedere un ulteriore sforzo nella ricerca della verità, volto ad attestare, ancora una volta che siamo uno Stato di diritto e condanniamo le violazioni dei diritti umani. Ma anche per evidenziarle quanto sia importante che l’Italia continui con fermezza a chiedere verità per Giulio e che l’attenzione non venga meno in modo da continuare l’azione presso le autorità egiziane affinché si possa arrivare a una onesta e giusta conclusione: Giulio Regeni lo merita», ha scritto il primo cittadino a nome anche della Giunta e del Consiglio comunale in un momento in cui alcuni esponenti politici hanno deciso di togliere invece gli striscioni che chiedono la verità per Regeni.

La lettera dei genitori

«La tragedia di Giulio è ormai conosciuta in tutto il mondo e da tre anni e mezzo lottiamo perché sia fatta chiarezza sulla sua cattura e sulla sua uccisione», scrivono i genitori di Giulio nella lettera pubblicata da Repubblica.

«Chiediamo una verità processuale nei confronti di chi ha deciso sul destino della sua (e delle nostre) vite, di chi lo ha torturato, chi ha sviato le indagini, chi ha permesso e permette tutto ciò. Su Giulio sono stati violati tutti i diritti umani, compreso il diritto di tutti noi di avere la verità», continuano Claudio e Paola.

E sull’incontro in Germania: «Il fatto che l’evento si svolga a Berlino è per noi motivo di commozione: questa era una delle città nel cuore di Giulio, l’aveva visitata più volte, aveva svolto uno stage in un istituto di ricerca. Ora a Berlino, in Marienburger Strasse, c’è un murale tristemente dedicato a lui».

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