La capitana della Nazionale di calcio Usa sfida Trump: «In caso di vittoria ai Mondiali, non lo incontrerò»

Megan Rapinoe ha annunciato che non andrà alla Casa Bianca se dovesse vincere i mondiali. L’ira di Trump: «Porti rispetto e finisca il suo lavoro»

Mentre in Italia Matteo Salvini è alle prese con la capitana della Sea Watch che ha forzato il blocco, fregandosene di fatto del suo decreto sicurezza bis, negli Stati Uniti c’è un’altra capitana che sta facendo incavolare Donald Trump.

Si chiama Megan Rapinoe ed è la titolare della squadra Usa nei mondiali di calcio femminile. Prima la 33enne si è rifiutata di cantare l’inno nazionale, poi ha annunciato di non volere andare alla Casa Bianca se la sua squadra dovesse vincere i mondiali. Due prese di posizione che hanno fatto andare su tutte le furie il presidente che, come al solito, ha sfogato la propria ira su Twitter.

«Sono un grande fan del calcio femminile ma Megan dovrebbe prima vincere e poi parlare. Finisca il suo lavoro! Non abbiamo neanche invitato ancora Megan o la squadra, ma ora lo farò sia in caso di vittoria che di sconfitta». E poi ha aggiunto: «Megan non dovrebbe mancare di rispetto al nostro Paese, alla Casa Bianca, o alla nostra bandiera, soprattutto dopo tutto quello che abbiamo fatto per lei e la squadra. Sia orgogliosa della bandiera che indossa»

I due avevano già avuto un battibecco quando la capitana si è rifiutata appunto di cantare l’inno prima della partita con la Spagna. «Non penso che il suo atteggiamento sia appropriato», aveva detto Trump. Megan Rapinoe, apertamente gay, non ha mai nascosto la sua opposizione alla Casa Bianca.

In passato ha aderito anche alla “take a knee”, la protesta dei giocatori di football americano contro il presidente americano. Nel 2016 il quarterback della squadra di football dei San Francisco 49ers si era rifiutato di alzarsi in piedi durante l’inno per protestare contro il razzismo dilagante negli Stati Uniti. La protesta poi era stata accolta da altri giocatori che hanno cominciato a inginocchiarsi durante l’inno pre-partita.

Ma il movimento è diventato davvero virale quando Donald Trump ha detto che «quei figli di puttana» andavano «licenziati». Dopo quella dichiarazione tantissimi atleti e artisti hanno iniziato a inginocchiarsi per protesta contro Trump.

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