Usa 2020, chi è Kamala Harris la nuova star dei democratici

La senatrice di origini indiane e giamaicane è in corsa per la presidenza della Casa Bianca

Dopo l’ultimo dibattito tra democratici, l’ala più progressista della politica americana potrebbe aver trovato un nuovo volto: quello di Kamala Harris. La senatrice della California è emersa come la vincitrice del primo round di incontri tra i candidati democratici alla Casa Bianca.

«Il Dottor King mi ha sempre ispirato perché era una figura gigante. Il suo modo di essere ha spronato ognuno di noi, e continua a farlo, a essere persone migliori proprio come lo fa il nostro Paese». Queste le parole scelte da Harris per lanciare la sua campagna elettorale. Un giorno non casuale: era il 20 gennaio, il Martin Luther King Day, da cui Harris ha ammesso di trarre ispirazione.

Fortemente critica delle politiche di Donald Trump, dal 2010 al 2016 ha ricoperto la carica di procuratore generale della California, seconda donna afroamericana ad aver occupato tale ruolo nella storia del Paese. Ma chi è veramente la donna che è riuscita a mettere all’angolo due pezzi da novanta come Biden, il vicepresidente di Barack Obama, e il navigato Bernie Sanders?

«Ti amo, credo in te, e sono molto fiero di te. L’intero Paese vedrà quello che io vedo ogni giorno. Sei straordinaria». Il messaggio di incoraggiamento del marito di Harris, Douglas Emhoff, su Twitter.

Nata da padre giamaicano e madre di origini indiane, c’è chi l’ha definita la Obama al femminile. Ma Harris non ha bisogno di paragoni. Laureata con il massimo dei voti in legge ad Harvard è stata eletta procuratore generale della California, ruolo che ha ricoperto fino al 2016.

Il Washington Post l’ha definita una «formidabile contendente per tutti». Le sue posizioni, dall’assistenza sanitaria per tutti, a una riforma delle tasse, e l’aumento del salario minimo fino alle questioni ambientali non sono certo temi nuovi in campo democratico. Ma a differenza di Barack Obama, più riservato, e Elizabeth Warren, la cui campagna è incentrata su una presentazioni dell’agenda politica, Harris ha fatto della sua storia personale una componente chiave del suo messaggio.

Controversie

Voce delle minoranze e delle donne, sulla sua campagna elettorale pesano però le critiche sul suo operato come procuratore generale. Secondo i suoi detrattori “da sinistra” il suo arrivo al Dipartimento di Giustizia della California avrebbe potuto aprire le porte per un cambiamento radicale. Ma così non è stato. Per molti Harris ha mantenuto lo status quo in temi come il suo appoggio alla pena di morte, o il mancato supporto alle persone incarcerate ingiustamente.

Tuttavia, dopo la vicenda del Black Lives Matter Harris ha introdotto e ampliato quello che il suo ufficio ha definito come «primo tipo di allenamento» per affrontare pregiudizi razziali e giustizia procedurale. Ha fatto del Dipartimento di Giustizia della California la prima agenzia statale a richiedere telecamere per il corpo, dispositivi che gli agenti dovranno indossare in modo che si possa monitorare il loro comportamento e prevenire gli abusi.

Tra le voci più critiche di Harris ci sono i gruppi più progressisti dell’ala democratica. Harris ha più volte difeso funzionari delle forze dell’ordine e avvocati accusati di cattiva condotta. Nel 2016, il procuratore di Stato, Robert Murray, era finito sotto accusa per aver falsificato una confessione, usandola poi contro un imputato con la minaccia dell’ergastolo. Dopo che una corte aveva riconosciuto la cattiva condotta, un ufficio di Harris fece appello, ribaltando la decisione con la giustificazione che non si trattasse di cattiva condotta perché non c’erano segni di violenza fisica.

Shaun King, un importante attivista per la discriminazione razziale, ha dichiarato a BuzzFeed di essere pronto a supportare Harris, nonostante il suo passato. «Sono stato un po’ lento a fidarmi di lei come riformatore della giustizia criminale, ma penso che mi abbia provato di essere capace», ha detto. «Penso che sia diventata uno dei migliori portavoce per una seria riforma del diritto penale nel Partito Democratico».

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