Salvini assediato insiste: «Voglio la manovra in anticipo». Ma Conte lo attacca: «Scorrettezza istituzionale»

La manovra economica – dice il premier – va fatta col ministro dell’Economia e gli altri «e i tempi li decide il Presidente del Consiglio, sentiti gli altri ministri, non gli altri»

La sede dell’incontro è inusuale: imprenditori e sindacati convocati dal ministro dell’Interno Salvini al Viminale. Un appuntamento fissato da settimane, ben prima dell’esplosione del Russiagate in salsa padana. Gli alleati di governo del Movimento 5 Stelle si affrettano a derubricare l’evento come un «incontro politico e non istituzionale», portando come prova la presenza al tavolo dell’ex sottosegretario Armando Siri.

L’incontro con imprese e sindacati

Al senatore leghista, mandato via dal governo dopo l’inchiesta per corruzione, il leader leghista ha affidato il compito di illustrare la proposta leghista sulla flat tax (aliquota al 15% fino a 55.000 euro di reddito familiare). A metà dell’incontro con le 43 parti sociali convocate al ministero dell’Interno, il vice-premier si presenta davanti ai giornalisti dando la sua versione della riunione (che durerà ancora almeno due ore).

La replica di Conte

Negli stessi minuti è intervenuto il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, uscendo da Palazzo Chigi e parlando ai giornalisti. Mossa inusuale, che rivela la fretta di voler parlare: «Se oggi qualcuno pensa che non solo si raccolgono istanze da parte delle parti sociali ma anticipa dei dettagli di quella che ritiene debba essere la manovra economica, questo non è corretto affatto e si entra sul terreno di scorrettezze istituzionale».

«Da molti degli intervenuti finora vengono lamentate lungaggini e no da parte di alcuni ministeri, il senso della mattinata è che vogliamo una manovra economica basata sui sì»: così Matteo Salvini ha riassunto la prima parte dell’incontro al Viminale. Il messaggio è per il Movimento 5 Stelle, che sta cercando di posizionarsi in modo deciso dopo l’inchiesta sui presunti fondi russi alla Lega. Proprio ieri Luigi Di Maio aveva detto: «Quando il parlamento chiama un politico risponde». Concetto ribadito oggi dal presidente del Consiglio Conte: «Salvini deve riferire alle Camere? Perché no».

Nelle dichiarazioni di Salvini non c’è spazio per riferimenti all’inchiesta della procura di Milano. Il timing è perfetto per la messa in onda dei tg dell’ora di pranzo. Il segretario leghista vuole riconvocare un incontro simile tra un mese: «Richiederò altrettanta collaborazione alle parti sociali nei primi giorni di agosto per dare al Paese una manovra in tempi molto piu’ celeri, non ottobre, dicembre. Ci piacerebbe alla riapertura del Parlamento avere già in discussione la manovra».

Un concetto già espresso mesi fa. C’è anche spazio per cercare di preservare i rapporti istituzionali, assicurando che con la sua iniziativa non intende scavalcare il capo del governo: «E’ l’inizio di un percorso, non vogliamo sostituirci al presidente del Consiglio». Una dichiarazione che non ha frenato l’ira di Conte.

L’attacco a Virginia Raggi

Poi è arrivato l’attacco alla sindaca di Roma: Salvini definisce «surreale» leggere in questi minuti che «il comune di Roma si stia attrezzando per portare rifiuti in Emilia Romagna, un po’ in Veneto, un po’ in Svezia. Su questo occorre ragionare con gli amici dei 5 Stelle perché i rifiuti ovunque sono una risorsa».

La risposta di Di Maio sulla flat tax

Il capo politico M5S si dice favorevole alla flat tax: «Facciamola anche prima di settembre se il piano della Lega è pronto». Secondo le stime del Carroccio, la misura dovrebbe costare 15 miliardi per la prima fase di attuazione; per il ministro del Sud Lezzi costerebbe invece circa 60 miliardi. Luigi Di Maio è stato poi molto critico per la presenza al tavolo del Viminale dell’ex sottosegretario Armando Siri: «Se i sindacati vogliono trattare con un indagato per corruzione messo fuori dal governo, invece che con il governo stesso, lo prendiamo come un dato. Ci comportiamo di conseguenza. Ora ho capito perché alcuni sindacati attaccano la nostra proposta sul salario minimo».

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