Vaticano: Christiane Murray nominata vicedirettrice della sala stampa

La nomina di Murray avviene dopo le dimissioni di Paloma García Ovejero e quelle della redazione di «Donna Chiesa Mondo»

Christiane Murray è stata nominata da Papa Francesco vicedirettrice della sala stampa del Vaticano. Nata a Rio de Janeiro, ha lavorato a Radio Vaticana, al portale in portoghese di Vatican News e da aprile 2018 si occupa della preparazione del Sinodo per l’Amazzonia.

La sala stampa del Vaticano ha vissuto negli ultimi anni grandi tensioni generate da liti e incomprensioni tra i suoi membri. Prima di Murray aveva coperto lo stesso incarco Paloma Garcia Ovejero, volto della trasformazione della comunicazione vaticana, prima donna ad aver svolto l’incarico di vicedirettrice della sala stampa della Santa Sede.

Il 2 gennaio 2019 Ovejero ha dato le dimissioni insieme a Greg Burke, capo dell’ufficio stampa. Un gesto, il loro, in aperta polemica con il riassetto del sistema di comunicazione della Santa Sede in seguito alla nomina di Andrea Tornielli a capo della direzione editoriale del Dicastero per la comunicazione e Paolo Ruffini come prefetto del Dicastero per la comunicazione. In seguito a queste nomine era stato silurato il direttore dell’Osservatore Romano, Gian Maria Vian, professore di patristica, liquidato da Paolo Ruffini.

Murray è, dopo Ovejero, la seconda donna a ricoprire questa carica dirigenziale all’interno dell’ufficio stampa della Santa Sede, un decisivo passo in avanti verso la parità di genere in Vaticano. Che si aggiunge alla nomina, per la prima volta nella storia della Chiesa, di quattro donne tra i consultori della segreteria generale del Sinodo dei Vescovi. Non mancano però esempi che ci ricordano la resistenza di un ambiente tradizionalmente discriminatorio.

A marzo scorso, le giornaliste della redazione di «Donna Chiesa Mondo», il mensile dedicato alle donne dell’«Osservatore Romano» hanno dato le dimissioni. Nelle righe rivolte al pontefice per spiegare la decisione, Lucetta Scaraffia, ex direttrice del mensile, spiega: «Gettiamo la spugna perché ci sentiamo circondate da un clima di sfiducia e di delegittimazione progressiva, da uno sguardo in cui non avvertiamo stima e credito per continuare la nostra collaborazione».

Nello specifico, aveva fatto traboccare il vaso un’inchiesta sul lavoro (quasi) gratuito delle suore, firmata da Marie-Lucule Kubacki in cui si racconta la vita di molte suore, ridotte a poco più che domestiche al servizio di vescovi e cardinali.

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