Gli opposti orrori social delle professoresse piemontesi. Via tutte e due?

Da «un colpo in testa al reo» della prof.ssa di diritto a «uno in meno» della docente di Novara: cosa è accaduto sui social dopo la morte del carabiniere

Dopo il post di Eliana Frontini, l’insegnante di Novara che aveva commentato con «uno in meno» la morte del vice brigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega (che ha generato numerose, inevitabili polemiche e costerà all’insegnante una sospensione), arriva una nuova, per certi versi sorprendente, esternazione sui social da parte di un’insegnante: si tratta di Patrizia Starnone, 46 anni, già avvocato e ora docente di diritto ed economia in un istituto superiore di Giaveno, in provincia di Torino.

Cosa ha scritto la prof.ssa di diritto

Starnone ha risposto su Twitter a quello che è stato considerato da molti una sorta di sondaggio da parte dell’account ufficiale della Lega-Salvini Premier a proposito della fotografia dell’indagato Natale Hjorth ammanettato e bendato nella caserma dei carabinieri di Via Senci a Roma: «Alcuni giornali sostengono che si tratti di una foto choc, voi che ne pensate?».

Il tweet incriminato di Patrizia Strarnone

La replica

L’insegnante ha replicato: «È scioccante il fatto che sia stata scattata, pubblicata e che qualcuno si indigni pure dopo l’efferato crimine perpetrato contro il nostro carabiniere. Cari agenti della forze dell’ordine quando è necessario e non vi è altra scelta un colpo in testa al reo, come fanno in ogni altro Paese».

Su di lei sono naturalmente piovute una marea di critiche, principalmente perché si tratta di una docente di diritto. Ma lei non ci sta e al Corriere della Sera dice: «Le mie parole sono state strumentalizzate – spiega l’insegnante di Giaveno, che alle ultime comunali era candidata come consigliere comunale per la Lega – perché io non ho fatto altro che invocare l’articolo 53 del codice penale: ovvero, quello che fa riferimento all’uso legittimo delle armi».

«Quando è in pericolo la vita di un rappresentante delle forze dell’ordine, ma potrebbe anche trattarsi di quella di un cittadino, è giusto usare le armi». Starnone dice di se stessa di avere un carattere «passionale» e pur «con la coscienza a posto», se potesse tornare indietro utilizzerebbe altre parole: «Forse userei un vocabolo meno colorito: un colpo al cuore, al petto. Ma il pensiero non cambia: io mi riferivo all’articolo 53. Conosco la legge e il rispetto per gli altri».

Il profilo è diventato privato

Il tweet non è stato cancellato, ma è stato “lucchettato” il profilo (cioè visibile esclusivamente a chi è seguito dall’utente, ndr). L’argomentazione della docente, però, ha lasciato perplessi in molti.

L’articolo 53 del codice penale autorizza alla difesa per la propria o altrui incolumità, ma poco a che fare con la situazione di un indagato in stato di fermo. E soprattutto non ha convinto che questo articolo del codice sia stato associato a quella che sembra descritta come l’esecuzione sommaria di un «reo».

Il profilo Twitter “lucchettato” di Patrizia Starnone

La nota ufficiale

«È chiara ed evidente la strumentalizzazione mediatica e politica del tweet, il sottolineare la vicinanza della docente alla Lega – spiega in una nota l’insegnante – il titolo shock “un colpo in testa al reo” e la forzata ed assurda analogia delle dichiarazione della professoressa con il tweet della docente di Novara che, al contrario, offende l’onore, la dignità del carabiniere subito dopo l’efferato omicidio e vilipende di fatto l’Arma stessa. Essere esposti alla gogna mediatica per aver in buona sostanza invocato, in casi estremi, “quando è necessario e non vi è altra scelta”, la possibilità e il diritto per le forze dell’ordine di utilizzare in modo legittimo le armi ai sensi dell’art.53 cp, non è una “giustificazione”, ma la ratio giuridica che ha ispirato il tweet. La docente, che ha subito in queste ore un ingiustificato linciaggio mediatico, ha già dato incarico allo studio legale Tizzani al fine di procedere legalmente nei confronti di tutti coloro che hanno diffamato la di lei reputazione personale e professionale»

Il caso della professoressa di Novara

A far discutere è anche il caso di Eliana Frontini, la professoressa di Novara che aveva commentato così la morte del carabiniere: «Uno in meno, non ne sentiremo la mancanza». Lei, che in un primo momento si era scusata pubblicamente per il post, ha fatto dietrofront sostenendo di non aver mai scritto quelle parole.

Intanto, l’ufficio scolastico regionale del Piemonte ha aperto un procedimento disciplinare contestandole «la violazione dei doveri d’ufficio per avere tenuto una condotta gravemente in contrasto con la funzione educativa e gravemente lesiva dell’immagine della scuola, della pubblica amministrazione, degli alunni e delle famiglie». La docente (che sarebbe anche una giornalista) al momento è all’estero in vacanza.

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