Tetto al contante, flat tax e quota 100, le spine di Conte: su cosa si stanno scontrando (ancora) Pd, M5s e Italia viva

Si delinea un’inedita alleanza tra Movimento 5 stelle e Italia viva: adesso tocca al Partito democratico difendere Conte e la Manovra

Giuseppe Conte ha attraversato molte fasi nella sua breve vita politica. Da garante dell’alleanza M5s-Lega a paladino esclusivo dei 5 Stelle. Poi, dopo il colpo del ko a Matteo Salvini, lo scorso 20 agosto, è stato per un breve periodo una sorta di idolo nazionalpopolare. Adesso, per uno strano gioco del destino, è il Pd a prendere le parti del presidente del Consiglio. Mentre, come due arieti, Luigi Di Maio e Matteo Renzi spingono per strappare misure care al proprio elettorato nella legge di Bilancio 2020.

Queste sono le premesse che hanno portato alla convocazione d’urgenza di un vertice di governo, oggi, lunedì 21 ottobre. Quel «al momento non è previsto alcun vertice» detto da Conte due giorni fa si è trasformato, in sole 24 ore, in una dichiarazione del soddisfatto leader 5 Stelle: «Sono contento che sia stato convocato il vertice di maggioranza domani (oggi, ndr.) e potremo discutere, ma devo dire anche che i toni di queste ore mi meravigliano, mi sorprendono e ci addolorano come Movimento 5 stelle».

Altolà a Conte

«In politica si ascolta e si prendono in considerazione le proposte della prima forza politica che regge questo governo che è il Movimento – ha aggiunto -. Perché, se va a casa il Movimento, è difficile che possa esistere ancora la coalizione di governo, anzi quasi impossibile». Una velata minaccia? Sicuramente il cambio di posizione repentino di Conte ha sorpreso Italia viva: anche il partito renziano aveva chiesto al presidente del Consiglio di riunirsi per rivedere alcune parti della legge di Bilancio 2020.

Un appello, però, verso il quale Conte aveva semplicemente detto: «Vertice di maggioranza? La manovra è stata approvata e deliberata dai ministri di tutte le forze politiche». I toni contestati, tanto da Di Maio quanto da Renzi, riguardano la frase dell’avvocato degli italiani: «Bisogna fare squadra, chi non la pensa così è fuori dal governo». Poi il dietrofront. E qui subentra lo stupore di Teresa Bellanova, dalla Leopolda, che dice: «Non sono permalosa, però vorrei sottolineare che della convocazione di una riunione di maggioranza lo apprendo ora – era in diretta su SkyTg24, domenica 20 ottobre – perché io non ho ricevuto alcuna telefonata e alcuna comunicazione».

Italia viva invoca il parlamento

«In questo momento la mia agenda dice che lunedì mattina sono a discutere con i produttori e con i rappresentati istituzionali nella prefettura di Ferrara di cimice asiatica che sta distruggendo le culture frutticole – ha aggiunto, prima di concludere -. Se ci saranno altre riunioni spero si essere informata al pari degli altri componenti della maggioranza». Stessa linea dura di Renzi, che ha la sua alternativa in una discussione dei soli membri dell’esecutivo: «Faremo un emendamento a Quota 100 e vedremo chi vincerà in parlamento».

Il senatore di Italia viva ha aggiunto: «Oggi la manovra è una manovra che ha degli aspetti positivi, non si aumenta l’Iva. Ma c’è anche qualche tassa di troppo, per esempio la sugar tax o i balzelli sulle partite Iva. Su queste faremo battaglia in parlamento. Io sono pronto a scommettere che queste tasse saranno eliminate dal lavoro dei parlamentari». La discussione politica stava per deflagrare, per questo il presidente del Consiglio si è visto costretto a convocare il vertice di maggioranza odierno. «Non mi sottrarrò a ulteriori verifiche sul testo della manovra approvata “salvo intese”». Discussione rimandata, dunque a oggi 21 ottobre. Quali sono i temi più caldi del vertice?

Quota 100

Sull’argomento il Pd si defila e lo scontro si consuma tra M5s e Italia viva. I primi difendono quota 100, misura approvata nella loro prima esperienza di governo. I renziani, un giorno sì e l’altro pure, attaccano l’anticipo pensionistico che consente di uscire dal mercato del lavoro a 62 anni di età e 38 di contributi. «Quando diciamo che quota 100 non va bene non stiamo attaccando gli anziani, stiamo dicendo che 20 miliardi di euro in tre anni per 150.000 persone sono un’assurdità», ha alzato la voce dal palco della Leopolda il leader di Italia Viva.

«Gli 80 euro – dice in riferimento alla misura che, da maggio 2014, interviene direttamente sulle buste paga – valgono 10 miliardi, la metà, e vanno a 10 milioni di persone. 20 miliardi a 150 mila persone è un’ingiustizia». Renzi ha già detto che, qualora non si trovasse un accordo con i membri del governo, proverà a far cadere la misura attraverso l’iter parlamentare. Su questo argomento Conte non ha ceduto di un centimetro: «Quota 100 è un pilastro della manovra».

Tetto al contante

«Il vertice di governo che deve servire a mettere nella legge di bilancio tre proposte che per noi sono imprescindibili. O si fanno o non esiste la manovra». Dal post di Di Maio su Facebook e dalle varie dichiarazioni comincia emergere una certa convergenza tra le idee in politica economica di 5 Stelle e di Italia viva. Tra queste, anche il tetto al contante: «Non possiamo pensare che il simbolo dell’evasione sia l’elettricista, l’idraulico o il tassista, io non ci sto a scatenare la guerra tra i poveri», ha detto Di Maio.

Ancora più duro Renzi: «L’abbassamento della soglia del contante a 1.000 euro è uno schiaffo al nostro governo, ve lo votate voi», riporta l’Huffington Post. Fu proprio il governo Renzi a riportare a 3.000 euro la soglia dopo che Mario Monti l’abbassò a 1.000 euro. «Invece di tagliare le spese si inventano una miriade di microtasse incomprensibili», è il pensiero comune a molti renziani. «La priorità è colpire i pesci grossi, tutto il resto va ponderato con le associazioni di categoria. E sarà il parlamento ad avere l’ultima parola», è l’inedita coincidenza di pensiero tra Di Maio e i renziani.

Evasione

È dunque il pacchetto di misure anti-invasione a costituire la parte più divisiva della manovra. «Caro presidente – ha detto Renzi a Conte -, se vuoi combattere l’evasione fiscale e chiedi alla forze politiche se sono d’accordo, ti faccio conoscere il luogo da cui sono nate le misure che hanno fatto recuperare 15 miliardi di evasione. Sono nate su questo palco e se hai cambiato idea rispetto allo scorso anno, siamo felici di lavorare con te». E lancia l’idea di una patente a punti, come quella di guida, per valutare la condotta dei commercianti con il fisco. «Ma non bisogna andare a cercare risorse da chi ha una piccola attività».

Allineato sul secondo punto che Di Maio vuole imporre al vertice di maggioranza: «Bisogna prima abbattere i costi delle carte di credito – dice -. Per me vanno bene le multe sul mancato utilizzo del Pos solo se ai commercianti gli abbattiamo i costi del Pos, se gli abbattiamo i costi delle carte di credito. Perché altrimenti rischiamo di trovarci in una situazione in cui stiamo introducendo una nuova tassa per i commercianti, non una multa. E non va bene». La priorità, per i 5 Stelle resta, ad ogni modo, il carcere per i grandi evasori: «È il primo punto. Chi evade più di 100mila euro all’anno deve essere punito seriamente col carcere e bisogna confiscargli più di quanto ha evaso», ha scritto Di Maio su Facebook.

Flat tax

«Il piano anti-evasione resta e dobbiamo lavorare tutti insieme per portarlo a compimento. Il M5s gridava “onestà, onestà”, io ho accettato di fare politica perché loro si fidavano di me e io mi fidavo di loro». Questa è la risposta che ha dato Conte a Di Maio e Renzi che, stranamente, sono d’accordo nel dire che la manovra prevista per il 2020 tende a criminalizzare i commercianti. Ma c’è un altro punto, il terzo, che è fortemente osteggiato dai 5 Stelle: il limite di reddito per accedere al regime forfettario, con la nuova manovra fissato a 30.000 euro, penalizzerebbe i giovani professionisti.

«Mantenere il regime del 15% per le giovani partite Iva: è importante che le giovani partite Iva continuino a pagare solo il 15% di tasse – ha chiesto Di Maio -, cosa che non è così perché in questa manovra gli si alzano persino le tasse. E non è accettabile». L’ipotesi per venire incontro alla richiesta è lasciare, nella manovra, il regime forfettario fino a 30.000 euro. Per la partite Iva fino a 65.000 euro, invece, dare la possibilità di scelta tra regime forfettario o analitico.

Italia viva, in più, combatterà per la rimozione della sugar tax. Insomma, un’inedita combinazione Renzi-Di Maio si schiera contro il Pd e presidenza del Consiglio: è il tipo di discussione governativa al quale dovremo abituarci, vista la natura incredibilmente eterogenea del governo Conte Due.

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