Nuove proteste a Beirut, i manifestanti bloccano i deputati (e per il momento una legge controversa)

Un altro successo per il movimento di protesta che ha già portato alle dimissioni dell’ex premier Hariri e la revisione della manovra economica (senza la tassa sulle chiamate Whatsapp)

A Beirut in Libano con l’ostruzionismo fisico migliaia di manifestanti sono riusciti a far slittare la discussione in parlamento di una controversa proposta di legge che prevede l’amnistia nei confronti di diversi tipi di crimini comuni e finanziari, segnando un nuovo successo per il movimento di protesta nato il mese scorso.


I manifestanti, radunati fuori dal parlamento, hanno impedito l’ingresso a un numero sufficiente di deputati così da evitare il raggiungimento del quorum. Il presidente del parlamento libanese ha rinviato a data da destinarsi la sessione parlamentare prevista per oggi, 19 novembre.

Le proteste in Libano

L’ultimo episodio arriva a circa un mese dall’inizio delle proteste anti-governative in Libano (ufficialmente cominciate il 17 ottobre) contro una classe politica accusata di corruzione e di incompetenza. Centinaia di migliaia di persone hanno partecipato a manifestazioni in tutto il Paese.

La miccia che ha scatenato il fuoco è stata una manifestazione a Beirut contro una serie di nuove tasse, tra cui quella sulle telefonate via WhatsApp, poi annullata dal governo. Le proteste hanno portato a una serie di dimissioni – prima di quattro ministri e infine il 29 ottobre anche del primo ministro Saad Hariri – e alla revisione dell’intera manovra economica.

Credits foto di copertina: Twitter / LebanonProtests

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