Coronavirus, anche l’Italia blocca l’export delle mascherine. Indagini da Nord a Sud sulle speculazioni: rincari fino al 6000%

La decisione anche in virtù dei numerosi casi di rincari dei dispositivi di protezione, venduti con aumenti dei prezzi fino al 6150%. Anche Russia e Germania corrono ai ripari

Anche l’Italia si accoda al blocco dell’esportazione di mascherine prodotte sul territorio nazionale verso altri Paesi. La misura, scattata in molti paesi europei, decisa dalla Protezione Civile, è in vigore da alcuni giorni ed ha l’obiettivo di evitare la carenza di tali dispositivi sul territorio per affrontare l’emergenza Coronavirus.


Napoli: mascherine vendute con rincari fino al 6150%

Lo decisione presa anche a seguito dei casi di vendita dei dispositivi di protezione individuali con rincari record, come quello emerso da una indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di Napoli Nord, guidata dal procuratore Francesco Greco, che ha riscontrato aumenti fino al 6150%. La Guardia di Finanza ha scoperto che in una parafarmacia in località Varcaturo di Giugliano venivano vendute due tipologie di mascherine rispettivamente con rincari del 6150% per quelle “LifeGuard” e 300% per le “monovelo”. L’esercente aveva acquistato le maxi confezioni per poi rivenderle dopo averle confezionate in singole bustine. La Procura – informa una nota – sta verificando le condizioni per procedere alla vendita coattiva immediata dei prodotti sequestrati.

Torino: Fiamme Gialle in azione contro il “Coronavirus Shop”

Le Fiamme Gialle in azione anche a Torino contro un vero e proprio “Coronavirus Shop” sul web: dopo la maxi operazione dei giorni scorsi che ha visto migliaia di articoli, spacciati come “antidoti” contro il virus, venduti a prezzi folli. Ionizzatori d’ambiente, mascherine, tute, guanti protettivi, prodotti igienizzanti, occhiali, kit vari, facciali filtranti, copri-sanitari, integratori alimentari insomma di tutto un po’, il cui utilizzo da parte dei consumatori, almeno questo è quello che è stato ingannevolmente pubblicizzato dai venditori, poteva garantire l’immunità totale dal COVID-19.

È salito così a 33 in pochi giorni il truffatori tutti pronti a garantire una protezione totale dal contagio dal Coronavirus, grazie all’utilizzo delle più disparate apparecchiature. Anche in questo caso i prezzi alla vendita per ogni singolo articolo, hanno raggiunto le migliaia di euro. I Baschi verdi del Gruppo Pronto Impiego Torino, coordinati dai magistrati Vincenzo Pacileo e Alessandro Aghemo della Procura della Repubblica di Torino, sono riusciti a identificare ulteriori 14 imprenditori, tutti italiani, responsabili di frode in commercio. Rischiano ora fino a 2 anni di reclusione.

“Furbetti del web” in tutto il Paese

Ferramenta, commercianti di detersivi, autoricambi, coltivatori diretti e allevatori di bestiame, venditori porta a porta, profumerie: queste le attività dei “furbetti del web”. Torino, Cosenza, Napoli, Foggia, Rimini, Salerno, Caserta, Modena, Cagliari, Campobasso, Mantova e Macerata le province coinvolte nell’operazione sul territorio. I Finanzieri, chiudendo il “cerchio” intorno a questa prima fase investigativa, hanno inoltre segnalato all’Autorità Giudiziaria le 16 società coinvolte per la responsabilità amministrativa derivante dalla commissione dei reati, violazioni queste, che prevedono sanzioni e pene severissime; si va dalle sanzioni pecuniarie, alla confisca del profitto ottenuto, alla revoca delle licenze, sino al divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione.

Per quanto riguardo il blocco all’export di mascherine sono numerosi i Paesi a correre ai ripari che per estendere la disponibilità sul proprio territorio dei dispositivi, nell’eventualità di un aumento dei contagi da coronavirus. A quanto si apprende dalla stampa locale, oltre a Germania, Russia e Marocco, ad aver optato per questa scelta sono Turchia, Kenya, Kazakistan, Tailandia. Tra i primi a farlo, Taiwan, dove il blocco di esportazioni è stato introdotto il 24 gennaio e oggi esteso anche ai termometri digitali.

Germania: eccezione al blocco solo in caso di «azioni concentrate di soccorso internazionali»

Lo stop all’esportazione delle mascherine è una delle misure decise dall’unità di crisi tedesca, istituita a Berlino dal ministero dell’Interno e della Salute. L’unità ha constatato la «straordinaria urgenza di approvvigionamenti di materiale di protezione medica», si legge in una nota diramata dal governo. Il ministero della Salute ritiene questa «di centrale importanza per gli studi medici, gli ospedali e gli enti federali». La nota annuncia inoltre la pubblicazione a breve di un provvedimento col quale sarà «vietato l’export di materiale di protezione medica, come mascherine, guanti e tute protettive». «Eccezioni – si legge ancora – saranno possibili soltanto, alla luce di presupposti molto limitati, nell’ambito di azioni concentrate di soccorso internazionali».

Russia: stop all’export fino al 1° giugno 2020

La Russia, oltre alle mascherine, ha disposto il divieto temporaneo di esportazione di alcuni tipi di prodotti medici come maschere respiratori, tute di protezione chimica, copriscarpe e camici medici. Il divieto resterà in vigore fino al 1° giugno 2020. Il divieto però non si applica “alle esportazioni volte a fornire assistenza umanitaria internazionale a paesi stranieri sulla base di risoluzioni del governo russo”. Inoltre, il divieto non si applica alle esportazioni di prodotti medici e mezzi di protezione da parte di individui «per uso personale».

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