Lo smacco di Orbán al Ppe dopo la richiesta di espulsione del suo partito: «Non ho tempo per queste fantasie»

Il Parlamento ungherese aveva conferito i “pieni poteri” al premier a fine marzo. Ora bisognerà attendere l’esito della prossima riunione del Ppe, a giugno, per capire se il partito sarà espulso o meno

Si è riacceso lo scontro tra i sovranisti di Fidesz e il Partito popolare europeo, principale schieramento di centrodestra nel Parlamento europeo, dopo i “pieni poteri” conferiti al premier Viktor Orbán, ufficialmente come misura per l’emergenza Coronavirus, dal Parlamento ungherese, dove il suo partito detiene la maggioranza.


La lettera di Orbán

Ieri tredici partiti e diverse personalità di spicco del Partito popolare europeo, tra cui anche il primo ministro greco Kyriakos Mitsotakis e la premier norvegese Erna Solberg, hanno chiesto l’espulsione di Fidesz dalla “famiglia” di partiti a cui appartiene anche Forza Italia e la Cdu di Angela Merkel. La replica – perentoria – di Orbán non si è fatta attendere. In una lettera indirizzata al segretario-generale del Ppe Antonio López-Istúriz, Orbán ha fatto sapere che non intende prendere troppo sul serio le preoccupazioni e le sanzioni dei suoi colleghi europei.

«Con tutto il rispetto non ho tempo per questo», ha scritto Orbán, definendo le accuse che gli vengono rivolte semplici «fantasie». «Sono pronto a discutere ogni questione una volta che la pandemia sarà finita» – continua la lettera – «fino ad allora dedicherò tutto il mio tempo esclusivamente a salvare le vite del popolo ungherese». Adesso bisognerà attendere l’esito della prossima riunione del Ppe, programmata per giugno, per capire se si procederà o meno all’espulsione del partito.

I precedenti. In Ungheria insorgono anche i giornalisti

Non è la prima volta che si scontrano Ppe e Fidesz. Circa un anno fa, nel marzo del 2019, il partito di Orban era stato sospeso dal Ppe – i cui membri erano stati definiti da lui «utili idioti» – dopo aver usato un’immagine dell’ex presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, in compagnia di un altro “nemico della patria”, il finanziare George Soros, in una campagna propagandistica anti-migranti. Una mossa che non era piaciuta affatto ai colleghi del Ppe che avevano proceduto con la sospensione. Gli eurodeputati di Fidesz erano stati privati del diritto di voto, ma decisero di rimanere comunque nel gruppo.

A far discutere adesso invece è stata la decisione di una parte del parlamento ungherese di votare i “pieni poteri” a Orbán come misura emergenziale per il Coronavirus (secondo le stime ufficiali le vittime nel paese sono al momento 26 e i casi positivi 623). Una misura emergenziale che, così come è stata votata nella sua versione finale, non ha una durata limitata e che conferisce al premier una serie di poteri – Orbán potrà, per esempio, governare soltanto sulla base di decreti, senza passare dal parlamento – che fanno intravedere una deriva autoritaria, puntualmente denunciata anche dalle opposizioni di destra e di sinistra nel Paese.

Tra i nuovi poteri di Orbán c’è anche una cosiddetta “legge bavaglio” che, secondo diversi media ungheresi, limita significativamente la libertà di stampa con il pretesto di arginare le bufale e la cattiva informazione sul Coronavirus. La legge prevede per esempio pene fino a 5 anni per chi diffonde bufale durante la pandemia. Come scrive Il Guardian, diversi giornalisti hanno già denunciato di aver ricevuto minacce nei giorni scorsi da quando è stata varata la legge. Una situazione che aggrava il già precario stato di salute della stampa nel Paese, al penultimo posto in Europa per libertà di stampa secondo il ranking dell’associazione Reporter senza frontiere.

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