Coronavirus, si accelera sul vaccino: da Oxford atteso primo stock a dicembre. Stati Uniti: Fauci non esclude un risultato per gennaio

In squadra anche la multinazionale farmaceutica AstraZeneca che sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale

Un primo stock di vaccino contro il Coronavirus potrebbe essere disponibile entro la fine dell’anno. Per «iniziare la vaccinazione di alcune categorie più fragil». A dirlo è l’amministratore delegato e presidente di Advent-Irbm di Pomezia, azienda italiana che collabora con lo Jenner Institute della Oxford University per la sperimentazione del vaccino per combattere Covid-19.

Nella squadra che lavora al vaccino è entrata anche la multinazionale farmaceutica AstraZeneca che ha stretto un accordo con lo Jenner e sarà responsabile dello sviluppo, della produzione e distribuzione del vaccino a livello mondiale. Dopo una prima risposta che per le categorie più fragili, per la produzione su larga scala i tempi saranno più lunghi. L’obiettivo è quello di imporre un’accelerazione al candidato vaccino ChAdOx1 nCoV-19. Non solo: per la durata della pandemia si prevede di adottare un modello ‘no for profit’, cioè senza margini di profitto.

La sperimentazione

La sperimentazione clinica sull’uomo, dopo i risultati positivi già ottenuti in laboratorio e sulle scimmie, è partita in 5 centri in Inghilterra lo scorso 23 aprile su 550 volontari sani e su altri 500 cui verrà somministrata una soluzione placebo. Oggi, secondo quanto riporta AstraZeneca, il vaccino è stato somministrato a più di 320 volontari sani e sembrerebbe “sicuro e ben tollerato”.

Entro maggio si dovrebbero riscontrare i risultati di questa prima fase. A partire dal mese successivo la sperimentazione verrà allargata a un campione più ampio di 5mila soggetti. La Advent-Irbm, ricostruisce l’Ansa, vanta tra le sue expertise l’uso dell’adenovirus, un virus influenzale, impiegato depotenziato per trasportare il gene Spike sintetizzato del SarsCov2 nell’organismo umano. Come se fosse un ‘cavallo di Troia’, quando l’adenovirus ‘trasportatore’ entra nell’organismo, quest’ultimo reagisce e crea anticorpi.

Lo Jenner Institute, dal canto suo, ha già testato e usato in Arabia Saudita sull’uomo un vaccino simile anti-Mers. «Se la sperimentazione clinica darà esiti positivi, come lasciano sperare i test di laboratorio e su animali», dice all’Ansa il presidente di Advent-Irbm Pietro Di Lorenzo.

«Entro fine anno avremo la disponibilità di un primo stock. Basterà per iniziare la vaccinazione su fasce più fragili della popolazione. Per produrre miliardi di dosi per la popolazione generale saranno necessari ovviamente tempi più lunghi, ma l’ingresso del colosso AstraZeneca accelererà sicuramente la capacità produttiva».

Le altre sperimentazioni

In tutto il mondo si lavora allo sviluppo di più di 90 possibili vaccini. E si lavora a ritmi accelerati anche negli Stati Uniti, dove il virologo Anthony Fauci, della task force Usa contro il nuovo Coronavirus, non esclude che si possa arrivare a un risultato per l’inizio dell’anno nuovo, a gennaio. Per Fauci la strada «è assumersi il rischio di cominciare la produzione con le società coinvolte presumendo che funzioni e, in tal caso, aumentarla».

Il parere degli esperti:

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