Coronavirus, a Roma scarseggiano le mascherine a 50 cents. Una farmacia su due ne è sprovvista: «I grossisti non ci riforniscono»

In Italia, dal 4 maggio, il prezzo dei dispositivi di protezione è stato bloccato per evitare speculazioni

«Le abbiamo». Una farmacista di Roma Est apre un cassetto dietro di lei e ne mostra un pacco. Qui le mascherine a 50 centesimi ci sono, si trovano, ancora per poco. Non le vendono singolarmente, «un po’ perché è complicato – difficile qualcuno entri per chiedercene solo una – e un po’ perché in tanti non vogliono, per sicurezza, che si apra il pacco».

I clienti preferiscono acquistarne cinque insieme. In Italia, dal 4 maggio, il prezzo dei dispositivi di protezione è stato bloccato a 50 centesimi – più Iva – per evitare speculazioni. Durante l’emergenza sanitaria da Coronavirus, infatti, il costo di una sola mascherina è aumentato fino a 15 volte rispetto al prezzo di mercato. La decisione di congelare i costi di un bene, ormai considerato di prima necessità, è del commissario straordinario per l’emergenza, Domenico Arcuri.

«Da lunedì 4 maggio i cittadini che le vorranno acquistare, troveranno le mascherine chirurgiche al prezzo massimo di €0,50 (al netto dell’IVA) in 50mila punti vendita, uno ogni 1200 abitanti. Dalla metà del mese di maggio i punti vendita diventeranno 100.000, uno ogni 600 abitanti», aveva detto Arcuri in conferenza stampa, il 2 maggio, spiegando che la scelta di dare un prezzo politico alle mascherine è il frutto di un accordo sottoscritto con Federfarma, Assofarm, l’ADF, Confcommercio, Federdistribuzione, Coop, e con l’Associazione nazionale dei tabaccai.

ANSA/LUCA ZENNARO | Domenico Arcuri

La nuova misura anti speculazione accusa i primi effetti collaterali: il rifornimento di mascherine, per i farmacisti, è diventato impossibile. E se già prima questo genere di prodotto scarseggiava, ora ancora di più. Fuori dalla farmacia Castelforte, nella periferia romana, un cartello recita: «Cinque mascherine a tre veli a 3 euro». «Ne abbiamo acquistato uno stock tempo fa, dicono. «Il problema è la reperibilità di questi prodotti che rimane complicata. I grossisti non assicurano la fornitura continua».

Terminate le poche centinaia di maschere chiuse in magazzino, il negozio resterà a secco. Alla farmacia Marini, – una di quelle storiche -, sempre nella Capitale non se la passa affatto bene. Qui le mascherine a 50 centesimi «non sono mai arrivate. Continuiamo a sollecitare, ma i fornitori ci rispondono che le scorte non sono ancora pronte. Confidiamo nella prossima settimana e in quelle che verranno, diversamente non sappiamo più cosa dire, ai clienti specialmente».

Perché mancano le mascherine

Il cortocircuito tra le promesse fatte da Arcuri e la scarsa disponibilità dei dispositivi nasce in parte dal fatto che il carico che doveva essere pronto per questa settimana e che avrebbe rifornito non solo farmacie, ma anche tabaccai e supermercati, si sarebbe rivelato non essere a norma.

Infatti, Associazione distributori farmaceutici (privati) e Federfarma Servizi (coop) avevano garantito la disponibilità di uno stock da circa 12 milioni di pezzi pronti a partire, salvo poi scoprire che solo un quarto di quel materiale era idoneo.

Tutto il resto del carico, invece, non aveva la certificazione per essere messo in commercio. La faccenda si complica, poi, per la mancanza di procedure per la distribuzione: sta alla discrezione dei farmacisti, infatti, scegliere e limitare il numero di mascherine acquistabili da ogni cliente.

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