Quattro mesi lontana dai genitori per il Coronavirus, la storia di una 14enne in comunità. La lettera della mamma al Garante per l’infanzia

L’adolescente, affidata a una comunità terapeutica per una disabilità cognitiva, non può incontrare la famiglia a causa delle restrizioni per la pandemia. Parla l’avvocato

«Chiedo ancora una volta di fare tornare mia figlia a casa, almeno per una settimana. Io, mio marito e i miei figli non la vediamo da febbraio. È un comportamento veramente crudele». Queste le parole della mamma di una ragazza di 14 anni, con una disabilità cognitiva, che da tre anni si trova in una comunità terapeutica di Livorno e che da quattro mesi non riesce a vedere i suoi genitori a causa della sospensione delle visite per il Coronavirus.

Open | La lettera della mamma

Visite negate per il Coronavirus

«Uno strazio, la ragazza ha chiesto più volte di vederli. Pensate che a marzo non ha nemmeno festeggiato il compleanno con mamma, papà e le sue sorelle. Perché non farli incontrare adesso che la situazione è migliorata?», dice a Open il legale della famiglia, l’avvocato Danilo Ferrante, il quale si è rivolto al Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza della Toscana, che ha già avviato un’istruttoria.

L’affidamento della ragazzina, spiega, «non è mai stato revocato» poiché alla base c’erano (o forse, ci sono) problemi sociali ed economici della famiglia: «Quattro figli, tre femmine e un maschio, quasi tutti con problemi cognitivi. E poi c’è il papà che lavora in una cooperativa di pulizie e la madre che fa lavoretti saltuari». L’avvocato, dunque, non contesta l’affidamento in una comunità terapeutica della ragazza ma il no alle visite della famiglia.

La comunità

La 14enne, infatti, viene da una situazione familiare difficile. A metterlo nero su bianco sono le assistenti sociali sul decreto emesso dal Tribunale per i minorenni di Firenze (che Open ha visionato): «Il papà è invalido al 90%, guadagna 700 euro al mese, ha un’insufficienza mentale grave e un problema di salute legato a un grave infortunio sul lavoro, è analfabeta come il figlio maschio (anche lui ha atteggiamenti aggressivi) – si legge -. In famiglia il padre usa un linguaggio scurrile accompagnato da frasi minacciose». «Le assicuro che è una famiglia incensurata, dove non ci sono mai state violenze», ribatte il legale a Open.

La 14enne, nello specifico, «oscilla momenti di aggressività contro gli altri e contro se stessa. Ha preso a pedate e schiaffi sia l’assistente sociale che le insegnanti e i compagni. Ha sbattuto la testa contro il muro e ha attacchi fobici, ad esempio vuole salire le scale quando lo hanno già fatto gli altri». Insomma una situazione per nulla facile.

La famiglia vuole solo riabbracciarla

Alla lettera della mamma, al momento, ha risposto solo il direttore sanitario della comunità: «Siamo consapevoli di quanto siano stati difficili questi mesi e ce ne dispiace, ma ogni decisione nella fase di emergenza sanitaria Covid-19 è stata presa al fine di tutelare la salute del singolo e della comunità ed è stata in linea con quanto indicato dalle istituzioni. Abbiamo appena ricevuto dalla Regione Toscana le linee guida per la ripresa delle visite dei familiari nelle strutture residenziali con indicazioni delle regole e delle precauzioni da rispettare. Stiamo pertanto attivandoci e sarà nostra cura contattarvi la prossima settimana per definire tempi e modi per farvi incontrare con la bambina». Un primo passo in avanti?

Ancora l’incontro chiesto da mesi non c’è stato. La famiglia vuole rivederla, riabbracciarla. Solo questo. Poi sulla revoca dell’affidamento, sulla possibilità di trasferirla in un istituto più vicino alla residenza dei suoi genitori e sulla possibilità di farla tornare a casa, dovrà esprimersi il Tribunale, con il supporto delle assistenti sociali e nell’esclusivo interesse della ragazza.

Foto in copertina di repertorio: da Pixabay

Leggi anche: