A casa perché positivo, può votare solo per il referendum. La falla nel sistema, il sindaco: «È perché non siamo vicini a un centro Covid» – Video

In isolamento domiciliare perché contagiato dal Coronavirus, Vittoriano Baruffa ha denunciato su Facebook il suo caso: ha ricevuto solo la scheda per il referendum, ma non per le Comunali. Una decisione, spiega il sindaco, presa dal Viminale

«Sono appena arrivati i ragazzi della Protezione Civile per farci votare, nel referendum, ahimè non nelle comunali. Mi è stato palesemente negato il diritto al voto!». La segnalazione arriva da Celano, piccola cittadina di circa 11 mila abitanti in provincia dell’Aquila, dove Vittoriano Baruffa, segretario locale di Rifondazione Comunista, positivo al Coronavirus, non ha ricevuto la scheda per votare a casa. Raggiunto al telefono assicura di aver fatto richiesta entro i termini previsti (il 15 settembre).


Racconta inoltre che oltre a lui, anche sua moglie ed altri suoi parenti con cui si trova attualmente in isolamento, non avrebbero ricevuto le schede. «È paradossale – dichiara -. Io sarei dovuto essere candidato alle comunali, poi alla fine ho deciso di non farlo. Non voglio pensare male, ma la sensazione è che qualcuno abbia messo i bastoni tra le ruote». In un secondo momento parla anche di «possibile errore burocratico», ipotesi però che il sindaco della città Settimio Santilli smentisce.

Gli ostacoli al voto

Già prima del 20 e 21 settembre erano emerse le prime difficoltà nel garantire il diritto di voto a chi era in isolamento domiciliare perché positivo al Coronavirus. Tanto che, come scriveva Il Fatto Quotidiano, alla vigilia delle elezioni erano arrivate meno di mille domande su un totale di circa 37.289 persone in isolamento domiciliare. Un problema in parte dovuto anche alla scadenza del 15 settembre, entro la quale fare richiesta al proprio sindaco con tanto di certificato medico. Data che non tutti sono riusciti a rispettare.

Ma oltre alla data del 15 settembre, un altro limite è emerso a Celano, come ha spiegato il sindaco che ha portato come esempio il suo e altri comuni abruzzesi: «Non si può fare niente: è una direttiva della prefettura e del ministero dell’Interno: si può votare solo per il referendum». Perché? «Non si può fare per il Covid, perché la sezione ospedaliera è solo ad Avezzano. A parte Avezzano e l’Aquila, che hanno le sedi ospedaliere dove sono state fatte delle sezioni Covid, tutti gli altri comuni della Marsia sono nelle stesse condizioni».

Insomma, secondo il sindaco sono il Prefetto e il Ministero ad aver deciso che i cittadini del suo Comune avrebbero potuto votare soltanto per il referendum. «Ci ho provato in ogni modo a far votare i cittadini positivi al Covid nel mio Comune, perché sono candidato anche io, ma se non si può, non si può», insiste. Ma la domanda rimane: perché è stato ritenuto sicuro e quindi possibile far votare i cittadini positivi al Covid al referendum ma non alle comunali visto che il voto avrebbe avuto luogo esattamente nelle stesse condizioni?

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