Videogiochi, Twitch e streaming. Il lato nerd di Hell Raton, la rivelazione di X Factor – L’intervista

Classe 1990, Manuel Zappadu è il nuovo giudice del talent show di Sky. Prima rapper, ora produttore, vede la musica e il gaming come due mondi sempre più vicini

«Yo no aguanto la gente que me juzga», «Non sopporto la gente che mi giudica». Nel marzo 2012 è uscita una canzone che ha segnato un capitolo fondamentale della storia della musica rap italiana: King’s Supreme. Un brano cantato a più voci dove comparivano sia colossi come Salmo, Ensi o Bassi Maestro, che artisti appena arrivati sulla scena, tra cui Rocco Hunt e Gemitaiz. Era la consacrazione della label Machete Empire, una consacrazione che cominciava con una serie di barre in spagnolo cantate da El Raton, rapper di 22 anni a metà tra Sardegna e Equador.


Di lui il grande pubblico ha perso le tracce. El Raton, poi diventato Hell Raton, ha preferito lavorare dietro le quinte e diventare uno dei manager della Machete Empire. Almeno fino a quest’anno quando è stato scelto come nuovo giudice di X Factor, presentandosi questa volta con il suo vero nome: Manuel Zappadu, detto Manuelito. È lui il volto che sta sollevando più interesse da parte del pubblico, anche solo per essere il giudice meno noto, visto che i suoi colleghi in questa 14° edizione dello show trasmesso da Sky sono Manuel Agnelli, Emma Marrone e Mika.

Cosa cercava X Factor quando ti ha chiamato?

«Cercava prima di tutto una consulenza. L’anno scorso io e Dj Slait abbiamo curato la direzione artistica di uno dei cantati di X Factor. Io mi sono occupato della parte visiva e lui di quella musicale. Da quel momento la produzione ha cominciato ad addocchiarci. Ci hanno chiesto una consulenza per il programma poi mi hanno fatto qualche provino e poi direi che è alla fine è andata bene».

In questa edizioe ricopri il posto che aveva avuto Fedez prima e Sfera Ebbasta dopo. Come rappresenterai nel programma la scena rap?

«Per fortuna già dai primi commenti che sto ricevendo non sono stato targettizato come il solito rapper. Io vorrei far capire al pubblico che dietro un artista c’è sempre una persona a 360° che non si rappresenta solo con le canzoni che scrive».

C’è un po’ una maledizione sui rapper che si presentano come concorrenti ai talent. Magari al momento interessano il pubblico ma poi non fanno una grande carriera.

«Io penso che siamo in una fase di cambiamento. X Factor non è più solo un talent show. Con la possibilità di far presentare degli inediti, i ragazzi hanno dimostrato che questo talent può essere qualcosa di simile a un contest. Molti di loro hanno una voglia di raccontarsi che è gigante. E spero che questo possa aiutare a far emergere dei veri talenti».

Molte delle tue canzoni come rapper sono in spagnolo. In Italia c’è spazio per il rap di seconda generazione?

«Se mi avessi fatto questa domanda qualche anno fa ti avrei risposto di no. L’Italia non ha avuto la stessa contaminazione che hanno avuto altri Paesi come Regno Unito o Francia e questo si vede anche nel rap. Ora i tempi sono cambiati e anche gli artisti giovani possono provare a cantare nella nostra scena con una lingua diversa dall’italiano».

Oltre alla musica, dall’anno scorso Machete Empire si occupa anche di videogiochi. Come si collegano questi due mondi?

«Come si collega qualsiasi cosa al mondo digitale in questo momento. La digitalizzazione di tantissime arti sta diventando sempre più importante e il gaming è un’arte digitale da tantissimo tempo. Nei tanti mondi che esplora c’è anche la musica. Negli Stati Uniti sono tantissime le label che supportano team di esport».

E voi come l’avete scoperto gli esport?

«Siamo tutti appassionati. Ognuno ha il suo videogioco del cuore. In Machete è tutto così: prima vengono le passioni, poi il business».

Il titolo a cui stai giocando di più.

«Apex Legends. Anche se non è famoso come altri giochi, per me è il titolo battle royale migliore sul mercato».

Oltre ai videogiochi, hai già detto di essere un appassionato di Twitch. Hai anche un tuo account su questa piattaforma.

«Al contrario di quello che pensano le persone, Twitch non è una piattaforma solo per i videogiochi. Io l’ho conosciuto con il produttore deadmau5 che pubblicava in streaming ore di sessione mentre produceva musica. Mi ha aperto un mondo. Ora uso il mio canale per raccontare tutto quello che c’ è dietro le quinte del mio lavoro».

E c’è solo musica sul tuo canale?

«No, anzi. La cosa bella di Twitch è che ti permette di costruire una televisione privata. Se sei bravo a fare qualcosa puoi condividerla con il tuo pubblico. Non solo. Twitch non crea dei fan o degli spettatori ma delle piccole community con cui restare sempre in contatto. Io tengo molto ai ragazzi e alle ragazze che mi seguono, a volte quando non faccio stream da troppo tempo mi chiedo come stanno e non vedo l’ora di tornare a parlare e chiacchierare con loro».

Chi segui su Twitch?

«La sera, quando non riesco a dormire mi metto a esplorare i canali della piattaforma. Ci puoi trovare delle perle fenomenali. Seguo molto un pro player italiano, Giorgio “Pow3r” Calandrelli ma anche altri streamer come Danny Metal, un cantante che fa cover metal di qualsiasi canzone o un chitarrista francese che si chiama French Stallion».

Per finire, domanda classica: cosa cerchi a X Factor?

«Il nuovo deadmau5. Qualcuno che abbia voglia di guardare più in là e cominciare un progetto non solo musicale ma anche visuale. Qualcuno che magari non è stato ancora capito ma vede questo mondo esattamente come me».

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