Trump positivo al Coronavirus, così la propaganda oscura l’elefante nella stanza tra teorie e notizie false

Ha monopolizzato l’informazione in piena campagna elettorale e a un mese dalle elezioni, bisogna stare attenti

Donald Trump è risultato positivo al nuovo Coronavirus ed è subito notizia! Non c’è da meravigliarsi, stiamo parlando dell’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti, che durante l’intera emergenza Covid-19 ha minimizzato il problema in più di un’occasione. Il numero dei positivi e dei decessi in America pesano sulla sua amministrazione, ma in questo momento ci stiamo occupando molto su come sta, se lavora, se è in pericolo di vita, e ultimamente sulla sceneggiata del giretto in auto per salutare i suoi sostenitori presenti fuori dell’ospedale dove è tenuto sotto osservazione. Ecco, non ci rendiamo conto dell’elefante nella stanza.


L’elefante nella stanza, per chi non conosce il detto, è quella verità talmente ovvia che non viene notata. In questo caso, la verità è che la situazione viene letteralmente cavalcata da Donald Trump e i suoi – senza dimenticare i QAnon – per la propaganda elettorale oscurando l’interesse verso l’avversario politico, il democratico Joe Biden dimostratosi più attento al virus. Viene un po’ da ridere se pensiamo che l’elefante è il simbolo dei repubblicani.

C’è chi vuole sapere se sta bene o male, a seconda delle proprie buone o cattive speranze. Inutile negarlo, la polarizzazione estrema generata in questi anni ha sdoganato gli istinti peggiori della società indipendentemente dal proprio credo politico: nel caso di Trump è intervenuto uno degli account ufficiali di Twitter contro gli auguri di morte nei suoi confronti.

Da una parte abbiamo chi vuole mostrare un Donald Trump forte, che va avanti. A farlo è la Casa Bianca stessa, attraverso la pubblicazione di due scatti fotografici del Presidente al lavoro in quelle che sembrano essere due sale ad uso interno dell’ospedale. Il condizionale è d’obbligo, visto l’alone di mistero generato da utenti e giornalisti attraverso i social per via dei metadati delle foto stesse e per le location a loro «sconosciute».

Che cosa ci dicono i metadati delle due foto? Che sarebbero state scattate 10 minuti di distanza l’una dall’altra. La prima (a sinistra), secondo quanto descritto su Apimages.com, sarebbe stata scattata presso la Presidential Suite del Walter Reed National Military Medical Center dove è ricoverato il Presidente americano. L’orario dello scatto risalirebbe alle ore 17:25 del 3 ottobre 2020.

La seconda, sempre secondo Apimages.com, sarebbe stata scattata alle 17:35 dello stesso giorno. Però questa volta la location non sarebbe la Presidential Suite, bensì la sala conferenze del centro ospedaliero.

Una risposta ci sarebbe, infatti Trump si trovava presso la prima location per registrare un video da diffondere attraverso i social per ringraziare i suoi sostenitori (nello screenshot sotto riportato il fuso orario è quello italiano). Perché spostarsi presso un altro luogo per lavorare quando poteva farlo benissimo nella prima stanza dove era già stato immortalato durante l’esercizio delle sue funzioni? Queste due foto non vengono discusse solo per l’orario degli scatti, ma anche per i loro contenuti.

La foto scattata nel salone era stata condivisa il 4 ottobre da Ivanka Trump ricevendo come risposta dei tweet in cui prendono in giro la presenza di fogli bianchi e «raccoglitori vuoti» accanto al Presidente, il tutto per sostenere che fosse una messinscena.

L’occhio attento degli utenti finisce anche sull’altra foto dove Donald Trump pare scrivere qualcosa in un foglio bianco con un pennarello nero a punta grossa, più utile per gli autografi piuttosto che per dei documenti di lavoro. Un ulteriore prova che faceva finta di lavorare? Non sappiamo cosa stesse firmando, difficile scoprirlo dalla foto scattata dal fotografo ufficiale della Casa Bianca, tuttavia risulta lo stesso che utilizzava per firmare documenti e trattati.

Altri utenti alla ricerca di fake pensano che la foto nella stanza bianca non sia stata scattata nella Presidential Suite del Walter Reed National Military Medical Center, diversa dalle foto datate diffuse dai media, ma presso la Casa Bianca. La prova? Il tavolo rotondo sembrerebbe essere lo stesso della foto del 1971 che ritrae lo staff di Nixon, ma osservandolo bene non è affatto lo stesso.

Il bordo del tavolo, e non solo, è diverso.

Torniamo al video messaggio pubblicato da Trump il 4 ottobre. Un particolare curioso ha destato sospetto negli utenti ed esperti di montaggio video, un presunto colpo di tosse rimosso intorno al minuto 1:04 e nascosto attraverso un tool di morphing. Insomma, guai a far vedere il Presidente positivo al virus mentre tossisce? Chi ce lo dice che non sia un leggero singhiozzo o altro ancora?

Le prove? A parte il giudizio forse troppo affrettato di qualche videomaker, dove citano il morphing come dato di fatto, c’è chi avrebbe intravisto un cambio improvviso delle ombre presenti nella bandiera americana posta dietro a Trump. Vero, ma questo succede spesso nel video e non a causa di un tagli e cuci per nascondere il presunto colpo di tosse. A mettere in forte dubbio sia il morphing che la teoria delle ombre sono la qualità e la compressione del video, ma a peggiorare il tutto è la ripresa non statica da parte dell’operatore che, viste le condizioni «straordinarie», non avrebbe utilizzato un cavalletto.

Ci sono molti elementi che non aiutano a far chiarezza su quanto stia accadendo, basti pensare a come il medico responsabile del ricovero del Presidente aveva omesso alla stampa di aver messo sotto ossigeno il suo paziente, lo stesso che nonostante tutto si era permesso di uscire dall’ospedale per salutare i suoi sostenitori a bordo di un auto, mettendo a rischio il suo stesso staff. Ieri sera, infine, ha inscenato la sua uscita rimuovendo con forza la mascherina facendo ulteriore propaganda.

Tre ulteriori «notizie» che distolgono lo sguardo dalle elezioni presidenziali, l’elefante nella stanza, e l’avversario Biden. I giornalisti, soprattutto quelli americani, dovrebbero stare attenti a questo gioco di propaganda proveniente da più fronti, tenendo alta l’attenzione sui temi politici che andranno a determinare il voto del prossimo 3 novembre.

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