Coronavirus, Sileri avverte: «Evitare la corsa ai tamponi, è pericolosa». E su una nuova stretta: «Vediamo tra dieci giorni»

Il vice ministro della Salute: «Il test va fatto solo dopo la quarantena. Prima si rischia di non rilevare il virus e di infettare gli altri»

«Vedo una corsa troppe volte ingiustificata al tampone. Se hai avuto un contatto stretto devi metterti in quarantena per dieci giorni e poi fare il test. Prima si rischia di non rilevare il Coronavirus che è ancora in incubazione e di infettare i propri familiari». Così Pierpaolo Sileri, vice ministro della Salute, che parlando della corsa al tampone, che spesso si traduce in lunghissime code ai drive-in, avverte: «Così si rischia di contagiarsi sul serio».


Sileri, pur allontanando per ora l’ombra del lockdown, non smentisce le indiscrezioni che vedono il governo pronto a valutare nuove misure a inizio novembre: «Il virus in alcune aree del Paese corre molto più veloce della umana capacità di tracciamento. E lì siamo già passati da una strategia di contenimento a una di mitigazione del rischio con misure più stringenti. Ma prima di invocare lockdown nazionali, che sinceramente non vedo all’orizzonte, aspettiamo ancora 10-14 giorni per vedere l’effetto delle misure adottate da ordinanze regionali e nuovo Dpcm».

Il timore che le misure adottate dal governo non siano sufficienti, tuttavia, è concreto: «Se basteranno o meno lo scopriremo tra due settimane. Credo però che bisognerà fare altro. Se l’indice di contagio sale sopra 2 è poi facile che la capacità di tracciamento e la tenuta della rete ospedaliera siano tali da imporre delle chiusure. Che potrebbero essere necessarie in alcune località. Non credo in tutta Italia». Il blocco della circolazione tra Regioni? «Chiusure chirurgiche saranno ancora necessarie. Certo, se poi non basta devi adottare il blocco della mobilità in tutta la Regione. Abbiamo un monitoraggio che settimanalmente indica il livello di rischio delle Regioni. In base a quello si deciderà», dice Sileri.

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