Coronavirus, Locatelli sul Dpcm: «Se le Regioni rispettano le regole vedremo i risultati già a metà novembre»

Il membro del Cts: «In qualche Regione esiste una evidente e poco spiegabile distonia tra numero dei soggetti positivi e numero dei sintomatici»

Uno dei problemi più grandi affrontati dal governo in questi giorni è la mancanza di dati completi provenienti dalle Regioni. I numeri sono indispensabili per decidere a quale fascia di rischio corrispondano le varie aree, ma dai territori stanno arrivando spesso informazioni incomplete o poco chiare (a volte con lo scopo di evitare restrizioni più severe). Per Franco Locatelli, membro del Comitato tecnico scientifico e presidente del Consiglio superiore di Sanità, o si fa come deciso o sarà molto difficile controllare l’epidemia di Coronavirus.


«Il sistema di valutazione dei coefficienti di rischio è legato alla tempestività di trasferimento dei dati epidemiologici da parte delle Regioni e alla esaustività/rispondenza alla realtà delle informazioni», ha detto il medico al Corriere della Sera. «Senza questi presupposti fondamentali, l’approccio per la definizione dei profili di rischio perde affidabilità», ha aggiunto. «In qualche Regione esiste una evidente, poco spiegabile distonia, rispetto ad altre realtà regionali, tra numero dei soggetti con tampone positivo e numero dei sintomatici». Quelle stabilite dalla Cabina di regia sono dunque, per Locatelli, misure efficaci a patto che siano repentine e precise.

Se tutti applicheranno le regole con criterio, quindi, gli effetti si inizierebbero a vedere già a due settimane dalla loro implementazione, trovando compiuto impatto dalla terza settimana. «Gli effetti derivanti dalle misure previste nel Dpcm del 24 ottobre – ha detto – si vedranno dal 9 novembre». Nelle prossime ore potrebbe essere già decretato il passaggio da zona gialla a zona arancione di 6 Regioni, tra cui la Liguria e il Veneto, che proprio riguardo alla comunicazione dei dati erano state, la scorsa settimana, poco esaustive.

Locatelli si è fin da subito definito ottimista sulle possibilità dell’Italia di contenere la cosiddetta seconda ondata, grazie anche alla maggiore disponibilità di dispositivi di protezione individuale e macchinari per gli ospedali. Anche ora – e anche a fronte dei +37.809 di ieri – la sua posizione non è cambiata: «Continuo a pensare che esistano le condizioni per poter mantenere la situazione sotto controllo ed evitare in questa fase lo stesso impatto sulla salute dei cittadini della scorsa primavera».

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