I numeri in chiaro. Il virologo Maga: «Un errore alleggerire le misure adesso. Avrei aspettato un’altra settimana»

di Giada Giorgi

Per il direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Cnr di Pavia i dati sono positivi «ma i vantaggi raggiunti ora possono perdersi rapidamente»

Il trend in calo dei contagi da Covid-19 registrato anche oggi dal bollettino diffuso dalla Protezione Civile, continua a creare fermento riguardo il possibile alleggerimento delle misure restrittive sul territorio nazionale. Mentre nelle ultime ore il ministro Speranza ha annunciato il passaggio da zona rossa ad arancione di Lombardia, Calabria e Piemonte, anche i numeri delle terapie intensive hanno per il secondo giorno consecutivo fatto registrare il segno meno: oggi – 64. Il rischio di fare il passo più lungo della gamba però sembrerebbe ancora un reale pericolo che, analizzando i numeri delle ultime 24 ore, il virologo professor Giovanni Maga decide di spiegare a Open.


«L’andamento è sicuramente positivo. Terapie intensive e ricoveri sono in calo e si individua una riduzione importante anche delle persone in isolamento domiciliare, oggi più di 7.000 in meno rispetto a ieri. Dunque globalmente possiamo dire che le misure messe in atto stanno funzionando bene. A dircelo sono anche le anticipazioni del rapporto Istituto Superiore di Sanità: l’indice Rt si sta approssimando a 1 e in alcune Regioni è sceso perfino al di sotto».

Professore, stiamo quindi per vedere anche noi “la luce in fondo al tunnel” come è stato detto per la Francia?

«È il momento di stare ancora più attenti . E di ragionare bene su quanto sia opportuno rimuovere o alleggerire le limitazioni, piuttosto che pensarci ancora un momento. Io sono per la seconda opzione. I dati si stanno consolidando, per quanto positivi la maggior parte delle Regioni superano ancora una soglia critica di indice Rt. In un momento come questo è facile pensare a un rilassamento che ci farebbe perdere però tutto il terreno guadagnato».

Eppure l’ordinanza del ministro Speranza sul passaggio di fascia delle regioni più a rischio è arrivata poche ore fa. Lombardia, Calabria e Piemonte diventeranno arancioni. Una mossa prematura?

«Avrei aspettato almeno un’altra settimana. I vantaggi che abbiamo raggiunto ora si possono perdere rapidamente e il ponte dell’Immacolata mi preoccupa non poco rispetto agli spostamenti e alle occasioni in cui le regole anti Covid rischierebbero di non essere rispettate. Non possiamo permetterci di interpretare i segnali di alleggerimento come un “liberi tutti”. Quello che rischiamo di più in questo modo è di giocarci il periodo successivo, e cioè quello natalizio. Con tutte le conseguenze anche a livello di danni economici».

Lo stesso vale per le scuole? L’ipotesi è quella di una riapertura a dicembre.

«Le scuole superiori dovrebbero rimanere a distanza, si tratta di ragazzi che sono in grado di gestire la situazione, anche se non facile. Per le scuole medie non sono invece convinto sul vantaggio della modalità mista. Pone delle grosse difficoltà di gestione che va a diminuire l’efficacia della didattica. Considerando la necessità di un potenziamento dei trasporti pubblici, direi che riportare tutti i ragazzi delle scuole medie a scuola non sarebbe ad oggi una scelta dannosa per l’andamento dei contagi».

Sceglierà di sottoporsi al vaccino anti-Covid quando arriverà?

«Senza dubbio. Dovrò aspettare perché non rientro nelle categorie ritenute più fragili, ma quando sarà il momento non avrò alcun problema nel sottopormi alla somministrazione di un vaccino che avrà a quel punto ricevuto l’approvazione di enti regolatori, di cui, sottolineo, ci si deve assolutamente fidare».

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