Lockdown di Natale, dieci consigli per usare bene la pausa forzata

di Giampiero Falasca

Piuttosto che scervellarci per aggirare le nuove restrizioni, cerchiamo di utilizzare al meglio questo periodo. Ecco alcune idee in ordine sparso

Il lockdown natalizio appena varato dal governo passa attraverso regole complesse e, su alcuni aspetti, un pò cervellotiche. Il meccanismo delle due persone in macchina, lo spazio per bucare il coprifuoco con i motivi lavorativi, la nozione di attività sportiva sono tutti concetti che si prestano a letture diverse che, con un po’ di fantasia, possono aiutare ad allentare i vincoli e i rigori delle nuove misure (già spopola l’idea del cenone di Natale con 20 invitati che si muovono con a gruppi da due, con 10 macchine).


La ricerca spasmodica di come aggirare i vincoli posti dal governo sarebbe, tuttavia, un errore imperdonabile; non è meglio provare a far fruttare al meglio questi 15 giorni di nuova “clausura” domestica, approfittando anche degli errori commessi durante l’esperienza della primavera scorsa? Proviamo a stilare un decalogo di cosa fare e cosa non fare per raggiungere questo obiettivo, ben sapendo che le priorità possono cambiare: ognuno le può modificare a proprio piacimento.


ANSA/MASSIMO PERCOSSI | Un ristorante nel centro storico di Roma

Stare a casa

La prima regola da seguire è facile: pur tra mille alambicchi e formalismi il messaggio che ci mandano le autorità (su sollecitazione del Comitato tecnico scientifico) è chiaro e privo di equivoci: state a casa, non uscite per andare a passeggio, non organizzate feste, cenoni e simili. Facile no?

Aiutare gli altri

Dopo quasi un anno di misure di emergenza, è chiaro a tutti quali sono le categorie che stanno soffrendo le conseguenze economiche di questa situazione. Chi può non deve girarsi dall’altra parte, ma avere un atteggiamento di aiuto positivo. Un esempio per tutti, i ristoranti. Chiunque può, deve pianificare un pò di pranzi e cene da asporto. E così con tutte le altre categorie in difficoltà, per non parlare di chi non ha neanche da mettere insieme il pranzo con la cena. Aiutare gli altri è facile, basta volerlo.

Ridurre la sbornia digitale

Ci sono tanti lavoratori che dal mese di marzo scorso non mettono piede in azienda ma lavorano a distanza: ore e ore di telefonate, video chiamate, email e Whatsapp. Una situazione di grande stress, una sbornia digitale che non può e non deve essere accompagnata da una completa digitalizzazione anche del tempo libero. Gli aperitivi e i brindisi su Zoom vanno bene, ma senza esagerare.

Leggere

Compriamo, prestiamo o regaliamo un libro, e leggiamolo: non crescerà solo il Pil economico, ma ci sarà un sicuro balzo in avanti anche di quello sociale. Garantito.

Comprare musica e film

Lo spettacolo sta morendo, non ci sono concerti, i teatri e i cinema sono chiusi: anche qui, non possiamo voltarci dall’altra parte. L’offerta è amplissima, basta scegliere, cliccare e comprare contenuti, secondo le proprie disponibilità.

Controllare le fake news

In un Paese di virologi, commissari tecnici ed esperti di qualsiasi tema che domina il dibattito collettivo, nessuno (tranne pochi, come il nostro David Puente) si prende la briga di controllare se una notizia è vera oppure no. In queste due settimane nelle quali avremo più tempo per documentarci, dovremmo iniziare a controllare le notizie, ricordandoci che una frase e una foto sul web non sono un certificato di autenticità.

Informarsi sui vaccini

I prossimi mesi saranno dominati dal tema dei temi, la campagna vaccinale, un argomento ad altissimo tasso di fake news. Quale migliore occasione per leggere qualche testo di approfondimento, curato da medici qualificati? (Attenzione, nella categoria non rientrano persone prive di laurea ed esperienza medica).

EPA/OXFORD UNIVERSITY / JOHN CAIRNS | Una fiala del vaccino di AstraZeneca.

Parlare

Come parlare? Sì, parlare. La velocità siderale con cui siamo atterrati nel mondo post digitale ci rende tutti molto loquaci sui social ma restringe moltissimo la nostra attenzione al dialogo umano. Non va bene, invertiamo la rotta.

Fare un puzzle

Un’attività manuale è indispensabile, non solo a chi ha figli piccoli, per bilanciare il progressivo evaporamento digitale delle nostre relazioni umane. Un puzzle ci riporta sulla terra. Avvertenze: evitare di iniziare con quelli da mille pezzi monocolori, potrebbero servire mesi. Possibile variante: lego e affini.

Progettare il futuro

Siamo in una situazione di forte stress collettivo, gli arcobaleni non hanno funzionato ma si intravede in fondo al tunnel una luce chiamata vaccino. Ognuno di noi deve iniziare a pianificare il ritorno alla normalità, non tanto e non solo per farsi trovare pronto, ma anche per evitare che il pessimismo diventi il centro delle nostre vite. Facciamo un progetto. Ambizioso, visionario, positivo.

Da sapere:

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