Impennata di contagi, nuovi focolai e violazioni delle norme anti-Covid: il caso della Sicilia, in zona arancione rafforzata

di Fabio Giuffrida

Dalla festa per un 18esimo compleanno con 130 partecipanti ai cluster nel Trapanese: la Regione corre ai ripari, anche con zone rosse localizzate. Didattica a distanza fino al 31 gennaio mentre aumentano ricoveri e terapie intensive

Il governatore Nello Musumeci, supportato dal Comitato tecnico scientifico regionale, aveva chiesto almeno 10 giorni di zona rossa per la Sicilia. E, invece, il ministro della Salute Roberto Speranza ha disposto “solo” la fascia arancione dal 10 gennaio. «Non è quello che chiedevamo», ha replicato il presidente della Regione Siciliana, fortemente preoccupato per la situazione sull’isola. I numeri degli ultimi giorni, infatti, non sono affatto buoni: il 4 gennaio la Sicilia era la terza regione d’Italia per incremento di casi di Coronavirus (+1.391 con un rapporto positivi-tamponi del 18 per cento, ben più alto del dato nazionale), il 5 gennaio anche (+1.576) mentre l’8 gennaio quarta con +1.842 contagi. In media, dunque, 1.500 casi al giorno: un ritmo troppo alto che rischia di rovinare tutti gli sforzi fatti finora.


Musumeci e Orlando: «Numeri preoccupanti»

Il Comitato tecnico scientifico regionale – spiega Musumeci – ha fotografato «una realtà preoccupante», «un’impennata di contagi». Nel periodo delle festività è stato registrato «un calo di attenzione e quindi le conseguenze si pagano adesso»: «L’indisciplina di molti siciliani rimette in discussione tutto quello che abbiamo ottenuto». Anche la campagna vaccinale vedeva la Sicilia tra le regioni più virtuose nella somministrazione delle dosi di vaccino Pfizer: oltre 51 mila con una percentuale del 65,5 per cento rispetto alle dosi ricevute.

Stop alla scuola

Il ritorno in classe slitta ancora: come prevede l’ordinanza emanata ieri sera, si continuerà con la didattica a distanza nelle scuole superiori fino al 31 gennaio mentre dall’1 febbraio si tornerà in presenza al 50 per cento. Dad anche per elementari e medie dall’11 al 17 gennaio; nessuna sospensione, invece, della didattica in presenza per la scuola dell’infanzia. Intanto il sindaco di Catania, così come quello di Palermo, hanno disposto – con ordinanza – la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado per l’8 e 9 gennaio.

Per il primo cittadino di Catania, Salvo Pogliese, «bisogna chiudere le scuole per tutto gennaio». Dello stesso avviso il sindaco di Palermo, Leoluca Orlando, che ha detto: «Temo ci attendano ancora lunghi mesi di sofferenze e lutti». A questo si aggiunga «il sovraccarico del sistema sanitario» e numeri che definisce «preoccupanti». Il sindaco di Messina, Cateno De Luca, invece, ha chiesto al governatore Musumeci la zona rossa per la la sua città a partire da martedì 12 gennaio e per la durata di 3 settimane.

I numeri dell’emergenza

I dati che arrivano dall’ultimo bollettino non sono affatto incoraggianti: ancora 18 nuovi ricoveri (il totale è di 1.246) e 16 nuovi ingressi in terapia intensiva (il totale è di 200 pazienti in terapia intensiva, +4 rispetto al giorno prima). Il numero di persone attualmente positive è salito a 39.672 mentre i morti, nelle ultime 24 ore, sono stati 35. Intanto l’indice Rt, che misura la trasmissibilità del virus, è risalito a 1,04.

«Siamo preoccupati – ha detto l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza – non tanto per la tenuta del sistema sanitario, che ha un indice di occupazione basso dei posti letto, né per l’organizzazione della campagna vaccinale che ci vede secondi in Italia per numero di dosi somministrate. Siamo preoccupati per la crescita dei contagi». Razza ha parlato di «contagi schizzati in alto».

Gli ultimi focolai, da Messina a Trapani

A preoccupare sono soprattutto i focolai registrati negli ultimi giorni. Il più grave è, senza dubbio, quello di Capizzi, piccolo paese dei Nebrodi, nel Messinese. Secondo i media locali, il 20 dicembre scorso, in un ristorante di Nicosia (Enna), si è svolta una festa per un diciottesimo compleanno con oltre 130 partecipanti dalla quale si sarebbe innescata una diffusione del Covid appunto a Capizzi, centro da cui provenivano molti degli invitati.

Il ristorante è stato chiuso per 5 giorni, il proprietario sanzionato per non aver fatto rispettare le norme relative all’uso delle mascherine, al distanziamento sociale e per aver collocato un numero maggiore di invitati per tavolo di quelli consentiti dai decreti. Il presidente Musumeci, di concerto con il sindaco del piccolo comune, ha disposto la zona rossa fino al 13 gennaio. I dati parlano chiaro: 96 positivi in un paese di 2.900 abitanti. Disposto lo screening di massa della popolazione: 187 le persone messe in quarantena. Anche il Comune di San Fratello, in provincia di Messina, è diventato zona rossa, almeno fino a giovedì 21 gennaio: 87 i soggetti positivi accertati su 3.400 abitanti.

Tre cluster, invece, nel Trapanese. Quello che preoccupa di più è a Valderice dove si registrano 100 positivi su appena 11.700 persone. A Castellammare del Golfo, intanto, tutti i dipendenti di un bar (15 in tutto) sono risultati positivi. Il rischio è che abbiano contagiato anche i loro familiari. Nuovo focolaio, poi, al Policlinico di Palermo, al reparto di Malattie infettive, dove risulterebbero contagiati un componente del personale sanitario e alcuni pazienti (4 o 5). Trovati pazienti positivi anche al pronto soccorso di Villa Sofia, sempre nel capoluogo siciliano.

Il virus non risparmia nemmeno gli istituti religiosi: in una struttura di Trapani Birgi, l’Opera santuario Nostra Signora di Fatima, trovati positivi 4 sacerdoti, 3 suore e la perpetua, quest’ultima ricoverata in ospedale. E a proposito di fede, il Covid – come non accadeva da tempo – ha cancellato anche la terza festa cristiana al mondo per partecipazione popolare, la festa di Sant’Agata, che ogni anno si svolge a Catania e che porta sulle strade fino a un milione di persone tra fedeli, turisti e semplici curiosi.

Cosa succederà adesso

La decisione di chiedere al governo Conte l’ingresso della Sicilia in zona rossa è stata oggetto di forte dibattito. Un lockdown che comporterebbe sacrifici non indifferenti per milioni di cittadini. Soprattutto in zone, come anche in altre aree del Mezzogiorno, dove il tasso di disoccupazione è molto elevato e dove si rischia di lasciare scoperti da ammortizzatori sociali tutti i lavoratori senza un regolare contratto.

Dal 10 gennaio la Sicilia sarà in zona arancione rafforzata (nulla può escludere la fascia rossa nelle prossime settimane): oltre al coprifuoco e ai ristoranti e ai bar chiusi – ammesso solo asporto e domicilio – sono stati previsti controlli per i passeggeri in arrivo, la registrazione obbligatoria sul sito della Regione e il tampone rapido. Ridotti i voli da e per l’isola.

Foto in copertina di repertorio: ANSA/LUCA ZENNARO

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