Trump dopo la sospensione da Facebook e Twitter: «Le Big Tech fanno cose orribili». E nega ogni responsabilità per i fatti di Capitol Hill – Il video

Il presidente ha parlato con i giornalisti prima di partire per il Texas, dove dovrebbe visitare il muro al confine con il Messico: «Abbiamo un enorme sostegno, ma bisogna sempre evitare la violenza»

Donald Trump accusa i social network di fomentare la rabbia degli americani e di aver compiuto «un terribile errore». Il presidente lo ha detto prima di partire per Alamo, in Texas, dove in serata dovrebbe tenere un comizio al confine con il Messico per celebrare la costruzione di oltre 450 miglia di muro anti-migranti. «Le Big Tech stanno facendo cose orribili al nostro Paese», ha detto Trump, riferendosi alla scelta di Facebook e Twitter di silenziare i suoi account dopo i fatti di Capitol Hill. «Non dovrebbero comportarsi così», ha aggiunto, «ma c’è sempre una contromossa, non ho mai visto così tanta rabbia ed è una cosa terribile. Abbiamo un enorme sostegno, probabilmente come mai nessuno prima, ma bisogna sempre evitare la violenza». Quanto alla procedura di impeachment nei suoi confronti per incitamento all’insurrezione, secondo Trump sarebbe «assolutamente ridicola» e provocatoria; mentre il comizio da lui tenuto prima che i suoi supporter assaltassero la sede del Congresso sarebbe stato «totalmente appropriato».


Trump non parlava con i giornalisti dall’8 dicembre. Le mosse dei democratici per metterlo in stato d’accusa non sarebbero altro che una prosecuzione della «caccia alle streghe» di cui si ritiene una vittima, pur continuando a sostenere senza alcuna prova che le ultime elezioni presidenziali sarebbero state viziate da brogli. Se il 13 gennaio la Camera dei Rappresentanti votasse a favore dell’impeachment, Trump diventerebbe il primo presidente nella storia degli Stati Uniti a venir messo due volte in stato d’accusa. Il tycoon non ha risposto a chi gli ha chiesto se si dimetterà e ha negato ogni responsabilità per l’irruzione al Campidoglio. Altri «politici di alto livello», piuttosto, andrebbero ritenuti responsabili per quello che hanno detto durante l’estate, in occasione delle «orribili rivolte di Portland e Seattle» contro il razzismo e l’uso eccessivo della forza da parte della polizia.

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