Da domani l’Italia si tinge di giallo. I timori di Crisanti: «Dalle riaperture rischi elevatissimi»

Cambiano le regole per gli spostamenti, ma resta il divieto di muoversi tra regioni. Da Lopalco a Galli, gli esperti invitano a tenere alta la guardia

Da domani, lunedì 1° febbraio, l’Italia entrerà quasi tutta in zona gialla, a eccezione di 5 tra regioni e province autonome in fascia arancione: Bolzano, Umbria, Sardegna, Puglia e Sicilia. Nelle regioni gialle, individuate sulla base dei dati contenuti nel report della Cabina di Regia sull’andamento della pandemia di Coronavirus, sarà consentito lo spostamento anche al di fuori del proprio comune, ma non ci si potrà comunque muovere tra regioni differenti sino al 15 febbraio, salvo casi di comprovata necessità di lavoro o salute. Sull’intero territorio nazionale continuerà a valere il coprifuoco dalle 22 alle 5 del mattino, e per bar e ristoranti (in zona gialla) tornerà a esser possibile il servizio al tavolo sino alle 18. Resta consentito il servizio di consegna a domicilio fino alle 22. Infine, potranno riaprire anche i musei.


La nuova mappa dal 1° febbraio

La preoccupazione di Galli e Lopalco

ANSA/FABIO FRUSTACI | La folla nelle vie del centro di Roma, sabato 30 gennaio 2021

In questo quadro, si registra la preoccupazione di diversi esperti. Si teme che, ancora una volta, la zona gialla venga percepita come un liberi tutti, quando – di fatto – non lo è. Andrea Crisanti, professore di microbiologia di Padova, sostiene che «i rischi della riapertura di tutto sono elevatissimi». Il professor Massimo Galli, infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, ribadisce che «la zona gialla non può e non dovrà essere un tana libera tutti», si legge sul Corriere della Sera. «Stiamo facendo un errore ad allentare la presa», commenta l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco. Il primario di Malattie infettive del San Martino di Genova, Matteo Bassetti, avvisa: «Se la zona gialla sarà un happy hour si creeranno nuovi focolai e torneremo presto in rosso».

Crisanti sulle zone gialle: «Staremo a vedere gli effetti»

I timori sembrano trovare riscontro nelle scene registrate già durante questo fine settimana nei centri delle grandi città da Nord a Sud, con vie dello shopping prese d’assalto e assembramenti in parchi e altre zone d’incontro. L’allerta tra gli esperti è massima, in un momento in cui le incognite sulla roadmap della campagna vaccinale e sul modo di operare le somministrazioni sull’intera popolazione sono ancora molte. È una fase di limbo, e come tale prevede il rischio che il Paese possa ricadere a breve in un regime caratterizzato da misure più stringenti. Come chiosa Crisanti, «è una delle fasi di questo stop and go. Staremo a vedere gli effetti».

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