Russia, Navalny condannato a tre anni e mezzo di carcere. Proteste e fermi fuori dal tribunale

Navalny dovrà passare in carcere due anni e mezzo. Il giudice ha deciso di considerare l’anno di detenzione domiciliare già scontato. L’attivista è stato condannato con l’accusa di aver violato i termini della libertà vigilata

L’attivista russo e principale oppositore di Vladimir Putin Alexei Navalny è stato condannato a 3 anni e mezzo di carcere per avere violato i termini della sospensione della pena che gli è stata inflitta per un caso del 2014, e che la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva stabilito essere politicamente motivato. La sentenza arriva dopo un altro weekend di proteste anti-governative in cui sono state arrestate circa 5 mila persone in tutta la Russia. Il giudice ha letto la sentenza intorno alle 18. Navalny, da parte sua, respinge ogni accusa. L’immagine che segue mostra l’attivista mentre guarda sua moglie Yulia in aula e fa il gesto del cuore con le mani, pochi secondi prima che il giudice pronunci la sentenza di condanna.


A questo punto Navalny dovrà scontare ancora due anni e mezzo di carcere. È stata infatti accolta la richiesta del servizio penitenziario federale di convertire la pena sospesa in detenzione reale. Il giudice ha deciso di prendere in considerazione l’anno di detenzione domiciliare già scontato per il caso Yves Rocher e dunque ha ridotto la detenzione in carcere dai 3 anni e 5 mesi a 2 anni e 5 mesi di colonia penale.

Le proteste nel giorno del processo

Nel weekend di proteste per la liberazione dell’oppositore di Putin è stata arrestata anche la moglie di Navalny, Yulia. Secondo il sito di informazione Meduza, prima del processo Navalny si è rivolto alla moglie dicendo: «Yulia, ti hanno persino mostrato in televisione nella mia cella. Dicono che violi l’ordine pubblico. Sono orgoglioso di te». Nel frattempo sono scattati i primi fermi nei pressi della stazione della metropolitana di Preobrazhenskaya Ploshad, la più vicina al tribunale dove si svolge il processo, e dove è presente Navalny. Secondo l’ong Ovd-Info le persone fermate finora sarebbero almeno 237.

In aula presenti 18 diplomatici, è polemica

Nel frattempo è scoppiata una polemica per la presenza di diplomatici stranieri nell’aula – in tutto 18 rappresentanti di ambasciate estere – dove si sta svolgendo il processo. Per il portavoce del ministero degli Esteri russo Maria Zakharova, si tratta di «un’ingerenza nei fatti interni della Russia». Il portavoce di Putin, Dmitri Peskov, ha aggiunto di augurarsi che l’Unione europea «non commetta la sciocchezza» di collegare «le prospettive delle relazioni Russia-Ue al caso di questo detenuto». È attesa dal 4 al 6 febbraio una visita a Mosca dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell che si incontrerà con il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in cui è atteso un confronto anche su Navalny. «Se»verrà consegnato un messaggio duro, non ho dubbi che il nostro ministro darà una risposta non meno dura», ha dichiarato Peskov.

Come nasce il processo

Il processo a Navalny nasce dal fatto che, durante la sua convalescenza di cinque mesi in Germania dopo l’avvelenamento, l’oppositore non avrebbe incontrato l’ufficiale incaricato di sorvegliarlo durante il periodo di libertà vigilata per un processo che risale al 2014. Navalny e suo fratello Oleg erano stati condannati sette anni fa per appropriazione indebita di circa 500 mila dollari (dal 2008-2012) nell’ambito di un subappalto con un’azienda di logistica per il trasporto di merci. Entrambi erano stati condannati a 3 anni e mezzo di carcere.

Mentre Oleg ha scontato la pena, la condanna ad Alexei era stata sospesa e il dissidente ha dovuto scontare un anno di arresti domiciliari. Nel 2018 la Corte europea per i diritti dell’uomo aveva stabilito all’unanimità che il processo nei confronti dei due fratelli aveva una matrice politica. Navalny contesta di aver violato i termini della sospensione della pena perché stava ricevendo le cure in seguito all’avvelenamento di cui è stato vittima. Il dissidente è stato arrestato all’aeroporto della capitale al suo rientro in Russia il 17 gennaio.

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