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L’Unione europea detta a Oporto la sua agenda sociale: tante ambizioni e poca sostanza. Mancano gli strumenti di controllo

Al vertice di Oporto i leader dell’Unione europea promettono ambiziosi obiettivi di politica sociale, ma nel Recovery Fund non ci sono vincoli per obbligare gli Stati membri raggiungerli davvero

Le istituzioni europee ripetono come un mantra gli obiettivi di transizione digitale e ambientale ogni volta che si parla degli investimenti e dei nuovi orizzonti da raggiungere con il Recovery Fund, ma l’Unione europea vuole anche dare una risposta ai problemi sociali causati dal pandemia di Coronavirus. Bruxelles non vuole cadere negli stessi errori che dalla crisi finanziaria del 2008 in poi hanno segnato la vita degli europei, soprattuto in quella che all’epoca era la generazione più giovane. Per questo motivo, la prima giornata del Consiglio europeo di Oporto è stata – almeno nella forma – dedicata esclusivamente ai grandi temi sociali dell’Europa: istruzione, formazione, lavoro, lotta alle discriminazioni di genere e contrasto all’esclusione sociale. 


Tuttavia, la discussione sulla sospensione dei brevetti dei vaccini da Covid-19 accesa dagli Stati Uniti è entrata con forza nell’agenda informale, facendo emergere incertezze e divergenze. L’Ue si è detta è pronta a discuterne e il premier Mario Draghi riconosce il vaccino come bene comune globale, ma le posizioni si sono fatte più sfumate. Il presidente francese Emmanuel Macron si era detto favorevole, ma venerdì ha lanciato una pesante accusa agli “anglosassoni” – nello specifico Regno Unito e USA – invitandoli a smettere di bloccare le esportazioni di vaccini da Covid-19 e degli ingredienti per produrli. 


Dopo lo stop della cancelliera tedesca Angela Merkel, inequivocabilmente contraria, gli europei si riposizionano cercando di capire cosa fare. La questione dei vaccini sta svelando però un problema ancora più grosso: la turbolenta geopolitica delle relazioni USA-Germania, da inserire in un contesto molto più ampio, globale, che va oltre la pandemia. Ma il vertice di Oporto si chiama EU Social Summit 2021 e i leader erano chiamati ha discutere i 20 obiettivi del Pilastro europeo dei diritti sociali, un programma diviso in tre punti: pari opportunità e accesso al mercato del lavoro; condizioni di lavoro eque; protezione sociale e inclusione. 

L’ambiziosa agenda sociale dell’Unione europea

Non si tratta di un programma nuovo, la proposta iniziale risale a un vertice di quattro anni fa a Göteborg, in Svezia, dove erano stati definiti i principi sociali. La presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, ha detto che con il vertice di Oporto l’Ue si concentra sull’azione per trasformare questi principi in un cambiamento concreto e positivo. Draghi, al suo primo vertice europeo (da premier) in presenza, ha sottolineato che «l’Ue ha fatto del suo modello sociale un punto di orgoglio, il sogno europeo è garantire che nessuno venga lasciato indietro». La dichiarazione di Oporto dice che l’Europa deve essere il continente della coesione sociale e della prosperità. Per realizzare questo impegno, i leader sottolineano l’importanza di monitorare i progressi nell’attuazione del Pilastro dei diritti sociali e degli obiettivi per il 2030.

Tra gli obiettivi del decennio troviamo: dare un lavoro ad almeno il 78% dei cittadini europei in età lavorativa (20-64 anni), fare in modo che il 60% degli adulti partecipi ad attività di formazione una volta all’anno e ridurre di 15 milioni il numero di persone a rischio di povertà o esclusione. La dichiarazione sottolinea l’importanza di creare posti di lavoro di qualità, stabili, accompagnati dal contrasto alle discriminazioni con un’attenzione particolare a donne e giovani, i più colpiti dalla crisi pandemica.

Non ci sono vincoli concreti per obbligare i governi a rispettare le loro promesse

I leader hanno evidenziato l’importanza del monitoraggio dei progressi nell’attuazione del Pilastro dei diritti sociali, Bruxelles vorrebbe anche introdurre una serie di nuovi indicatori da affiancare a dati come il Pil nel misurare il benessere degli Stati membri. Secondo le istituzioni, questo è il momento giusto per condurre la ripresa verso obiettivi sociali, dato che la Commissione sta esaminando i Recovery Plan nazionali. Almeno a parole, c’è la volontà di assicurarsi che le riforme e gli investimenti dei piani servano a portare avanti l’agenda sociale dell’Ue, ma la realtà è meno suggestiva del testo dei documenti. 

Infatti, nell’architettura del Recovery Fund non ci sono obblighi che impongono agli Stati membri di raggiungere determinati obiettivi di investimenti a favore dei temi sociali. E soprattuto non ci sono prerequisiti vincolanti come quelli legati alla transizione digitale e verde. All’atto pratico, potrebbe rivelarsi un’occasione sprecata, dato che gli obiettivi da inserire erano pronti da quattro anni. Lo stato del Pilastro dei diritti sociali dovrebbe essere valutato informalmente nel contesto del semestre europeo ma non sono previste vincoli, né sanzioni dirette o indirette.

Considerando che anche a questo vertice si è parlato tanto del ruolo del Recovery Fund nel creare posti di lavoro, ridurre le discriminazioni e dare un futuro migliore a donne e giovani, si poteva fare di più. Alla fine è stato quello che doveva essere: un vertice celebrativo, pieno di photo opportunity ma con poca sostanza.

Fatto più concreto, von der Leyen ha dovuto esortare gli Stati membri che ancora non l’hanno fatto (sono otto) a ratificare entro maggio la decisione sulle risorse proprie, permettendo finalmente al Recovery Fund di finanziarsi sui mercati ed erogare a luglio/agosto l’agognata prima tranche di fondi. Il vertice continua sabato con colloqui Ue-India dopo la videoconferenza con il premier Narendra Modi. Le parti dovrebbero annunciare la riapertura dei negoziati per l’accordo di libero scambio e gettare le basi per un accordo dedicato alla costruzione di progetti infrastrutturali congiunti i in tutto il mondo.

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