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L’assalto in camera da letto, l’effetto sorpresa e il possibile tradimento tra gli ufficiali: «Sono bastati 46 secondi». Ecco come è stato catturato Maduro

04 Gennaio 2026 - 08:23 Cecilia Dardana
Nicolas Maduro sui social di Trump
Nicolas Maduro sui social di Trump
Trump ha definito l'operazione «la più imponente azione dai tempi della Seconda guerra mondiale»

Un’operazione militare senza precedenti per dimensioni e coordinamento, pianificata nei minimi dettagli e scattata nel cuore della notte. Secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera e da La Repubblica, il blitz statunitense che ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro e di sua moglie Cilia Flores è iniziato quando a Washington erano le 22.46 di venerdì 2 gennaio. La mobilitazione ha coinvolto reparti dei Marines, dell’Aeronautica e le unità d’élite della Delta Force. Oltre 150 velivoli tra caccia F-35, bombardieri B-1, droni e elicotteri d’attacco, sono decollati da circa venti basi tra Stati Uniti, basi avanzate e portaerei nel Mar dei Caraibi. Un dispiegamento che, come riporta il Corriere della Sera, Donald Trump ha definito «la più imponente azione dai tempi della Seconda guerra mondiale».

I bombardamenti e l’assalto

Guidati da intelligence satellitare e da fonti sul terreno a Caracas, i jet americani hanno colpito nella notte almeno quattro obiettivi strategici: il porto di La Guaira, l’aeroporto di Higuerote, le postazioni militari di La Carlota e infine il complesso iper-sorvegliato di Fuerte Tiuna, dove si trovava la residenza presidenziale. L’obiettivo dichiarato era mantenere l’effetto sorpresa e neutralizzare la difesa aerea venezuelana. Come riporta il Corriere della Sera, secondo il generale Dan Caine l’operazione è stata pianificata per «minimizzare» i rischi per i civili. Tuttavia, secondo il New York Times, il bilancio sarebbe di almeno 40 morti tra militari e civili. Trump ha escluso perdite statunitensi: «Non abbiamo perso né soldati né mezzi». Una volta neutralizzate le batterie antiaeree, gli elicotteri Apache hanno aperto la strada agli incursori della Delta Force. Alle 2.01 di notte, ora locale, le unità speciali sono entrate nel perimetro di Fuerte Tiuna, facendo saltare la corrente e superando le barriere di sicurezza. Gli scontri, ha ammesso Trump, «sono stati violenti».

L’arresto della coppia presidenziale

Maduro e la moglie si trovavano al piano terra del compound. Secondo la ricostruzione riportata dal Corriere della Sera, l’irruzione nella camera da letto è durata meno di un minuto. Il presidente avrebbe tentato di raggiungere un bunker interno, ma è stato bloccato e ammanettato. A notificare il mandato di arresto sarebbero stati agenti dell’Fbi, in esecuzione di un ordine della magistratura di New York: «Non un atto di guerra, ma l’esecuzione di un provvedimento giudiziario», ha spiegato il segretario di Stato Marco Rubio. La fase più delicata è stata l’estrazione di Maduro e della moglie: i due sono stati caricati su elicotteri e portati al largo, dove li attendeva una squadra navale guidata dalla portaerei Iwo Jima. Alle 4.29 locali gli Apache sono atterrati sul ponte della nave, che ha poi fatto rotta verso gli Stati Uniti.

Il possibile tradimento

Secondo la Repubblica, le dinamiche del blitz lasciano aperti interrogativi pesanti, a partire da un possibile tradimento interno. Gli incursori avrebbero agito con estrema precisione, segno che la posizione di Maduro era nota con esattezza. Da mesi, scrive il quotidiano, la Cia avrebbe cercato contatti nell’entourage del presidente, anche alla luce di una taglia da 50 milioni di dollari. La guardia presidenziale avrebbe reagito: un elicottero americano è stato danneggiato, forse da un missile spalleggiabile, e si sono verificati scontri a fuoco nelle strade di Caracas, documentati da immagini di elicotteri Black Hawk e Viper impegnati a colpire obiettivi a terra. L’intera operazione, denominata “Absolute Resolve”, è stata costruita attorno al raid della Delta Force, con reparti già presenti da settimane nella regione su navi camuffate da mercantili. Il Pentagono avrebbe escluso un piano di invasione totale, puntando invece a una “decapitazione” del regime.

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