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La pista della droga, i due cellulari, il giallo dell’arma: le indagini sull’omicidio del 25enne Sergiu Tarna nel Veneziano 

04 Gennaio 2026 - 14:26 Ygnazia Cigna
Il ragazzo è stato trovato morto in un campo isolato a Mira. Le autorità stanno cercando l’oggetto con cui potrebbe essere stato colpito

Si cerca ancora l’arma con cui è stato ucciso Sergiu Tarna nel Veneziano. A tre giorni dal ritrovamento del corpo del barista 25enne in un campo isolato di Mira, gli inquirenti stanno valutando una nuova e complessa ispezione sul fondale del Naviglio del Brenta, dove l’arma, che sia una pistola, una spranga o un oggetto contundente con punta acuminata, potrebbe essere stata gettata. Un’ipotesi ritenuta concreta dagli investigatori, convinti che si tratti di un oggetto sufficientemente pesante da restare sul fondo e dunque ancora recuperabile. L’indagine coordinata dal pubblico ministero Christian Del Turco procede senza sosta, con l’obiettivo di incastrare tutte le tessere di un omicidio che appare sempre più legato a un contesto di droga.

L’ipotesi dell’appuntamento dopo il turno di lavoro

Il corpo di Tarna è stato scoperto nel pomeriggio di San Silvestro, appoggiato su un fianco accanto a un canale di scolo, ancora con addosso gli abiti da cameriere. Le ricerche sul luogo del delitto proseguono. Già venerdì sommozzatori e metal detector avevano setacciato fossi, campi e canali fino alle casse di colmata verso la laguna. Ora l’attenzione è tutta per il Naviglio, considerato il punto più probabile in cui l’assassino avrebbe tentato di far sparire l’arma. Secondo i primi riscontri dell’autopsia, la morte sarebbe avvenuta circa un’ora e mezza dopo la fine del turno di lavoro del 25enne, terminato intorno alle 20 del 30 dicembre al bar Esquilio di Mestre. La sera di Capodanno, il ragazzo aveva preso accordi anche per un impiego in un altro locale, ma non vi arrivò mai. Tra le 20.30 e le 21.30 si ipotizza che abbia incontrato qualcuno. È in quella finestra temporale che gli investigatori collocano l’omicidio.

Il colpo alla tempia

Il colpo mortale alla tempia resta il nodo centrale dell’inchiesta. Gli esami non hanno ancora stabilito con certezza se sia stato provocato da un proiettile sparato a bruciapelo oppure da un violento colpo inferto con una spranga o un oggetto di fortuna trovato nel campo. Un dettaglio che rende ancora più urgente il ritrovamento dell’arma, chiave per ricostruire la dinamica dell’aggressione.

I due cellulari e la situazione nel bar di lavoro

Altro elemento decisivo sono i due cellulari trovati nelle tasche del ragazzo, che viveva da solo in una casa a Chirignago. Gli esperti informatici stanno passando al setaccio rubriche, chat, messaggi, mail e chiamate. Si cerca di ricostruire con chi fosse in contatto nelle ore precedenti alla morte e soprattutto di individuare il presunto appuntamento che, con buona probabilità, lo ha condotto nel luogo in cui è stato ucciso. Il quadro investigativo si intreccia con l’ambiente in cui il 25enne aveva vissuto negli ultimi anni, il bar «Dalla Moretta» di via Palazzo a Mestre, locale chiuso dal questore il 3 dicembre per motivi di sicurezza e ordine pubblico. Nell’ultimo periodo, la situazione attorno al locale si era complicata. A metà novembre, la titolare era stata aggredita da tre clienti sconosciuti dopo aver rifiutato di servire loro altro alcol. L’inchiesta su quell’episodio aveva portato all’arresto di un cittadino tunisino e alla denuncia di cinque persone.

La pista della droga

Gli investigatori ipotizzano che Tarna, abituato a cavarsela da solo, possa essere rimasto coinvolto in un giro di spaccio dal quale non riusciva più a uscire facilmente. Ma per il momento restano solo ipotesi. Nel frattempo, prosegue anche l’analisi delle immagini delle telecamere della zona, ogni veicolo transitato nelle ore precedenti e successive al delitto viene confrontato con gli orari e con le testimonianze raccolte tra amici e colleghi. 

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