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Ue-Mercosur, firmato dopo 26 anni l’accordo di libero scambio: «Altri creano barriere, noi ponti». Cosa prevede e perché fa infuriare gli agricoltori

17 Gennaio 2026 - 18:34 Simone Disegni
Ue Mercosur
Ue Mercosur
«Preferiamo il commercio equo ai dazi, ora opportunità incalcolabili per 700 milioni di cittadini», sottolinea Ursula von der Leyen dal Paraguay. E Milei ringrazia Meloni per aver sbloccato l'intesa

Dopo 26 anni di negoziati, Unione europea e Mercosur hanno firmato oggi ufficialmente ad Asunciòn, in Paraguay, l’accordo commerciale bilaterale che promette di creare la più vasta area di libero scambio al mondo: oltre 700 milioni di cittadini/consumatori, sommando il mercato Ue con quello di Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. «Questo accordo invia un segnale forte al mondo. Riflette una scelta chiara e deliberata. Preferiamo il commercio equo ai dazi doganali, scegliamo una partnership produttiva e a lungo termine e, soprattutto, intendiamo offrire vantaggi reali e tangibili ai nostri cittadini e alle nostre aziende», ha detto la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen alla cerimonia di firma dell’accordo, ricordando come la zona di libero scambio che esso crea «vale quasi il 20% del Pil globale, con opportunità incalcolabili ai nostri 700 milioni di cittadini». «La rilevanza di questo accordo va al di là delle cifre. Lanciamo un messaggio sull’essenza del commercio libero, del multilateralismo e del diritto internazionale come base nel rapporto tra le regioni, invece che arma geopolitica», le ha fatto eco il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa, volato anch’egli ad Asuncion, inviando un messaggio implicito agli Usa di Donald Trump. «Non vogliamo creare sfere d’influenza ma zone di prosperità condivisa, non vogliamo né dominare né imporre, ma rafforzare i legami tra i cittadini e le nostre imprese: mentre c’è chi che crea barriere, noi lanciamo ponti».

Le speranze del Sudamerica

Ad apporre la firma al trattato quale presidente di turno del Mercosur è invece il presidente del Paraguay Santiago Peña, che ha parlato di giornata storica e «pietra miliare» nelle relazioni tra le due aree del mondo. «Possiamo dire che ora il Sudamerica e l’Europa sono più vicini: dobbiamo unirci per camminare verso un futuro diverso. In uno scenario segnato da tensioni lanciamo un segnale chiaro a favore del commercio internazionale». E se l’accordo, come hanno chiarito ieri fonti dell’Amministrazione Usa, non sembra piacere per nulla a Donald Trump, a sostenerlo apertamente un po’ a sorpresa sono invece alcuni dei suoi più cari alleati sulla scena globale. «Voglio ringraziare in particolare il contributo della mia amica, la premier italiana Giorgia Meloni: il suo impegno è stato cruciale per il successo di questo negoziato», ha detto il presidente argentino Javier Milei intervenendo alla cerimonia di firma dell’intesa ad Asuncion. «Questo accordo non è un punto di arrivo ma di partenza, speriamo che il Parlamento europeo dia il suo via libera», ha aggiunto Milei.

Il pendolo dell’Italia: perché Meloni ha cambiato idea

L’Italia di Giorgia Meloni ha avuto in effetti nelle ultime settimane a cavallo tra il 2025 e il 2026 un ruolo da ago della bilancia per il destino dell’accordo predisposto dai negoziatori della Commissione europea. Prima, al vertice Ue di dicembre, facendo asse con la Francia di Emmanuel Macron per bloccare la firma in attesa di assicurare più solide garanzie per gli agricoltori europei, infuriati per l’accordo. Poi, alla ripresa post-vacanze, trasformando lo stop in via libera dopo aver valutato positivamente le ulteriore concessioni garantite dalla Commissione. Il 9 gennaio l’accordo è infatti stato approvato dal Consiglio, l’organo che rappresenta i 27 governi Ue, ma solo grazie a un voto a maggioranza qualificata. Francia, Polonia, Austria, Irlanda e Ungheria hanno reiterato il loro voto contrario, mentre il Belgio si è astenuto. Determinante è stato quindi il sì dell’Italia, promesso da Meloni a von der Leyen e – appare oggi chiaro – anche all’amico/alleato Javier Milei. Sebbene le organizzazioni che rappresentano gli agricoltori in Italia e nel resto d’Europa non siano certo persuase dell’intesa e promettano ancora battaglia, portando ancora una volta in strada i trattori già la prossima settimana davanti al Parlamento Ue di Strasburgo.

Giorgia Meloni con Emmanuel Macron all’ultimo Consiglio europeo – Bruxelles, 18 dicembre 2025 (Ansa/Ufficio Stampa Palazzo Chigi)

Cosa prevede l’accordo

Rimasto in naftalina per anni, l’accordo di libero scambio con il Mercosur è stato rilanciato dall’Ue dopo il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump per rispondere alla sua guerra di dazi. Fa parte in tal senso dello sforzo europeo in opera in questi mesi per tentare di allargare e consolidare i rapporti, commerciali e non solo, ad altre aree del mondo al di fuori del compianto “Occidente”. Sudamerica certo, ma anche India e Asia centrale, ad esempio. I negoziati tra i due blocchi sul nuovo testo sono stati portati a termine oltre un anno fa, il 10 dicembre 2024. Il nuovo accordo punta a creare come detto una colossale area di libero scambio, eliminando dunque progressivamente i dazi sul 90% delle merci scambiate, ma anche rimuovendo altri ostacoli non tariffari al commercio: procedure burocratiche pesanti e complesse, regolamenti o standard tecnici differenti o frammentati, divieti d’accesso a operatori stranieri di certa tipologia, dimensione o settore. Attualmente, per avere un’idea, i dazi Ue su prodotti sudamericani sono al 27% per il vino, al 14-20% per i macchinari, al 18% per i prodotti chimici e al 35% per le auto. Bruxelles stima che grazie all’accordo le esportazioni europee verso il Mercosur cresceranno di 50 miliardi di euro. Ma se l’industria farmaceutica o dell’automotive europee non vedono l’ora che l’intesa entri in vigore, chi la teme come il diavolo sono gli agricoltori nostrani, preoccupati da una prossima «invasione» di carni, formaggi ed altri prodotti alimentari sudamericani più competitivi.

Trattori in piazza davanti al Parlamento europeo di Bruxelles durante i negoziati Ue-Mercosu – 26 marzo 2024 (Ansa/Epa – O. Matthys)

I timori degli agricoltori e le tutele previste nell’accordo

Consapevole dei timori, la Commissione ha in realtà previsto fin dall’inizio, e poi rafforzato, le tutele per gli agricoltori europei. Intanto tutte le merci in arrivo in Ue dovranno superare meticolosi controlli sul rispetto delle condizioni fito-sanitarie, tali e quali a quelle che devono rispettare i produttori europei. Per una serie di categorie di prodotti agricoli la liberalizzazione poi non sarà in realtà completa, ma vincolata ad un tetto massimo di importazioni. Per le carni bovine, ad esempio, s’è concordato un massimale di 99mila tonnellate di importazioni l’anno, quota che comprende sia il fresco che il surgelato. Ci sono nel trattato garanzie specifiche a tutela di 350 diversi prodotti con Indicazione Geografica, vietando imitazioni esplicite o surrettizie e proteggendo i relativi marchi: vale anche per le tentate truffe di Italian sounding su prodotti come Parmigiano Reggiano o Prosciutto di Parma. L’accordo prevede inoltre la possibilità (tanto per l’Ue quanto per il Mercosur) di sospendere il libero scambio attivando le cosiddette “clausole di salvaguardia” qualora si valuti che le importazioni di una certa merce stanno creando un serio danno al proprio mercato. L’ulteriore pressing italiano a cavallo tra il 2025 e il 2026 ha portato all’abbassamento della soglia necessaria a far scattare le indagini su possibili turbamenti del mercato dall’8 al 5% di calo dei prezzi. Oltre che all’impegno da parte della Commissione Ue ad anticipare al 2028 l’esborso di altri 45 miliardi di euro per la Politica agricola comune Ue (Pac) e quello a non aumentare i costi dei fertilizzanti

Cosa succede ora

Concessioni che hanno convinto infine il governo Meloni. Non la Francia di Emmanuel Macron, con un esecutivo fragilissimo assediato dalle proteste degli agricoltori. Ora, dopo la firma in Paraguay, resta lo scoglio delle ratifiche. Già la prossima settimana il Parlamento europeo dovrebbe votare sul testo, in un clima che si prevede arroventato dalle proteste dei trattori a Strasburgo. Infine alcune parti dell’accordo, quelle che vanno oltre la politica commerciale di esclusiva competenza Ue, dovranno essere approvate anche dai singoli Parlamenti nazionali prima di poter entrare in vigore.

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