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Sanremo, Fulminacci: «Un sogno duettare con Fagnani, ma io non sono una belva: sono un procione». L’intervista

13 Febbraio 2026 - 14:53 Gabriele Fazio
Il 13 marzo il cantautore romano uscirà con il nuovo album dal titolo Calcinacci

Fulminacci cresce rapidamente, solo 28 anni e già possiamo considerarlo un artista di riferimento per la sua generazione. Merito di una penna ispiratissima, sempre vivace e profonda, una straordinaria lettura della realtà delle cose, messe poi in musica con un tale garbo e una tale naturalezza che poi sembra che sia il mondo a piegarsi alle sue canzoni. Secondo Festival di Sanremo per lui, il primo nel 2021, quando fece una bellissima figura con Santa Marinella, oggi invece torna, da artista più consapevole, come rivela nell’intervista sotto, con Stupida fortuna ma anche, forse soprattutto, con un nuovo album, pronto a uscire il 13 marzo, dal titolo Calcinacci. Anche il titolo è un evidente riferimento a una nuova fase della sua vita, anche artistica, fatta di nuove sonorità ma del suo solito stile, quello riconoscibilissimo che rende le sue canzoni così vicine e accessibili. E poi quattro date live ad aprile, in quattro palazzetti, naturalmente ribattezzati “Palazzacci”: Roma, Napoli, Milano e Firenze.

Quando hai saputo di essere nel cast, ti sei detto io vado a Sanremo per…?
«Vado a Sanremo per ritornare vestito elegante, dopo un po’ di tempo che sono stato in studio vestito male a scrivere. Questo è il modo migliore per me per ricominciare a raccontare un nuovo disco e tutta una serie di cose che mi aspettano quest’anno. Quindi non poteva esserci modo migliore per me per tornare».

Possiamo considerare questo nuovo disco l’inizio di una nuova fase?
«Totalmente, soprattutto perché è diverso dagli altri. L’ha prodotto Golden Years, una novità per me, solo un brano l’ho prodotto con OkGiorgio. Il suono è diverso dal solito, quindi non vedo l’ora anche di raccogliere i primi feedback quando uscirà, perché effettivamente i pezzi sono diversi da quello che io ho fatto finora. C’è un’uniformità di suono più presente rispetto al passato e anche di contenuto, perché racconta di un periodo specifico della mia vita che ho vissuto durante quest’anno, emozioni che non avevo mai provato prima, quindi ci sono canzoni che affrontano tematiche nuove per me».

Posso chiederti nello specifico quali emozioni?
«Molto semplicemente mi è successo di ritrovarmi solo dopo tanto tempo che non sono stato solo, quindi ho dovuto proprio ricominciare. Ed è anche per questo che il mio disco si chiama Calcinacci, perché dove ci sono i calcinacci ci sono le macerie, ma ci sono anche gli operai che costruiscono palazzi nuovi».

Il secondo album si dice sia il più difficile, mentre il secondo Sanremo?
«Il secondo Sanremo secondo me sarà più facile perché ho fatto quello col Covid, ho fatto quello più complicato, non c’era il pubblico quindi non avevo un feedback immediato di quello che facevo e non vedere le facce delle persone, per me che sono anche molto legato alla dimensione live e ho un rapporto molto importante con i concerti, era complicato. Invece quest’anno vedrò le persone sedute in sala e mi renderò conto di come gli arriva la mia canzone subito. In realtà la vera ansia da prestazione è dovuta al fatto che mi vedono milioni di persone a casa, però quelle persone alla fine non le vedo, me le immagino».

Artisticamente ti senti molto cambiato dal 2021 ad oggi?
«Tantissimo, ho ascoltato cose diverse, quindi sono sicuramente cresciuto, perché andando avanti si sbaglia anche, ma si imparano sempre più cose. Umanamente invece ci arrivo molto più rilassato a questo Sanremo, perché sono più grande, ho avuto più esperienze, quindi sono stato in televisione più volte, ho capito come ci si relaziona con le telecamere, cose tecniche che però cambiano, perché se tu sai come comportarti in tv, riesci ad essere il più possibile qualcosa di vicino a te stesso. Perché se tu non sai come funziona quel mezzo, arrivi e sembri un animale smarrito in mezzo alla strada, invece io ci arrivo sapendo come si fa a farsi conoscere tramite quel mezzo».

A proposito di animali, mi viene da chiederti che belva ti senti considerato l’ospite che porti con te sul palco per la serata dei duetti…
«Mi sento un procione io, perché mi stanno molto simpatici i procioni».

Come mai Francesca Fagnani?
«Spero che faccia il giro per quanto estrema come scelta. Per me il sogno era farlo con lei perché è uno dei personaggi più dignitosi del nostro panorama mainstream, un personaggio austero ma anche simpatico, quindi per me è bello unire trasversalmente due mondi, quello della musica e quello del giornalismo, dello spettacolo e della televisione. È bello che una persona che si occupa anche di cose molto serie si abbandoni a un momento leggero con me, anche per lei può essere un’occasione per far conoscere ancora di più questo suo lato. Non ne ha bisogno perché è chiaro, però lo fa con entusiasmo, io sono davvero contento, non mi aspettavo questa adesione così entusiasta immediata da parte sua».

Mi sarebbe piaciuto assistere alla chiamata…
«La chiamata c’è stata ed è stata stupenda, perché io non ci credevo. Lei mi ha detto “Sì sì, che bello! Lo voglio fare! Lo voglio fare!”. Io mi sono detto: “Madonna, non ci credo!”. Stupendo, sono stato davvero contento, poi è veramente una persona molto simpatica ed empatica».

Tornando alla tua musica e alla tua carriera, tu oggi ti senti ancor più centrato come artista?
«Sì, con questo disco sì, perché è proprio un disco con un’identità. Mi sento centrato perché tutte le canzoni che ho scritto mi rispecchiano perfettamente. Penso che non mi stancheranno mai, perché sono molto ancorate ad uno stato d’animo che ricorderò per sempre. C’entra anche l’esperienza, il fatto di essere cresciuto, perché comunque ho cominciato a 20 anni, in un momento in cui nonostante l’adolescenza sia finita ti stai formando. Aver fatto a 28 anni 4 dischi per me vuol dire essere cresciuto facendo questo lavoro. All’inizio ero un bambino, era più difficile per me affrontare le ansie, le tensioni che vengono da questo lavoro, invece adesso mi godo molto di più la grande opportunità che ho di stare sui palchi a cantare le mie canzoni».

Come si sceglie un brano per Sanremo?
«La canzone che pensavo fosse più adatta per stare lì, anche quella più adatta per essere suonata con l’orchestra, perché quello è un contesto in cui l’aspetto musicale live è molto importante e tra le canzoni che avevo a disposizione quella mi sembrava la più valorizzata da quel contesto. Sanremo darà qualcosa in più a questo brano».

In questo cast di Sanremo ‘26 abbiamo artisti da hit, abbiamo artisti virali, abbiamo cantautori old style, tu senti di rappresentare qualcosa?
«Penso di rappresentare i cantautori della mia età, che comunque esistono e si sta configurando poi negli ultimi anni questo cantautorato giovane che però ha radici nel passato, ma cerca sempre di rinnovarsi senza annoiare. Io infatti non vorrei mai annoiare nessuno, quello è il mio obiettivo, perché non voglio annoiarmi io e quindi rappresento quelli a cui piace scrivere le canzoni e basta. A me piace la musica, io faccio questo lavoro perché mi piace scrivere le canzoni, fine, e ho l’opportunità di farlo a questo livello e quindi me lo voglio godere. Non so bene chi rappresento, però quest’anno ci sono tante persone in gara mie coetanee, quindi mi sento anche un po’ al posto giusto, non mi sento fuori luogo ecco. Questo è bello per me ed è anche per questo che sono a mio agio, il primo anno mi sentivo un po’ fuori luogo, perché era la prima volta che facevo una cosa del genere ed ero effettivamente molto più piccolo di altri. Mi sentivo proprio un pesce fuori d’acqua, mi sembrava che tutti fossero più bravi di me a farsi conoscere in televisione, a comunicare, mentre io venivo da alcune date in giro per l’Italia, però quello era: io con la chitarra, quello sapevo fare».

Carlo Conti dopo l’annuncio ti ha spiegato come mai ha scelto la tua canzone?
«Abbiamo chiacchierato più volte, lui è un grande fan della mia canzone, io sono veramente contento, mi ha proprio detto che la fischietta, è stato molto simpatico, abbiamo avuto due o tre occasioni per chiacchierare, sembra che gli piaccia proprio questa canzone, in modo molto genuino, mi è sembrato molto onesto nel dirmi questa cosa e quindi credo che abbia scelto con questo stesso entusiasmo e spontaneità anche tutti gli altri brani».

Finisci la frase: “Se vinco Sanremo…”?
«Io so che se non vinco quindi l’intenzione è di togliermi il grembiule come a Masterchef, è il mio finale. Se vinco non riesco a prevederlo, non lo so, non credo che vincerò Sanremo, per me ho vinto perché partecipo, perché faccio la mia canzone e la stampa mi ha dato dei voti bellissimi, quindi io già ci vado sapendo che qualcuno ha apprezzato la mia canzone, quindi sono contento. Se vinco sarò ancora più felice chiaramente».

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