La guerra in Iran cambia i piani per le vacanze: addio Turchia e Cipro, ecco le mete in crescita

Oltre a sconvolgere i mercati energetici e dunque il commercio mondiale, la guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran sta già impattando anche sul settore del turismo. L’instabilità nella regione, l’allargamento (vero o apparente) del conflitto ad altri Paesi, insieme alla chiusura di diversi spazi aerei e alla cancellazione di migliaia di voli, sta spingendo molti viaggiatori europei a rivedere i loro piani per Pasqua e per l’estate. Secondo quanto riportato diversi operatori turistici e dal Guardian, sempre più turisti europei stanno rinunciando a mete del Mediterraneo orientale come Cipro e Turchia, preferendo destinazioni percepite come più sicure e facilmente raggiungibili, tra cui Italia, Spagna, Malta e Croazia.
La domanda si sposta verso altre mete
Sono molti gli operatori turistici che stanno già registrando questo spostamento della domanda. TUI Group, il più grande tour operator europeo, ha segnalato un aumento delle prenotazioni per destinazioni più vicine. Allo stesso tempo rimane l’interesse per destinazioni a lungo raggio che non dipendono dalle rotte mediorientali. In particolare, secondo le agenzie di viaggio, sta aumentando la domanda per i Caraibi, con prenotazioni in crescita verso Repubblica Dominicana e Giamaica. Tra i turisti italiani, invece, l’attenzione sembra spostarsi verso l’America Latina, soprattutto verso il Brasile. Un’impennata della domanda che però porta con se anche un rapido aumento dei prezzi dei voli.
Come l’instabilità pesa sui viaggi
La crisi colpisce le aziende del turismo, piattaforme di viaggi online o compagnie aeree, che vedono scendere le loro azioni. On the Beach Group ha perso più del 13% dopo che la società ha sospeso le previsioni sugli utili annuali, citando l’incertezza sulla durata del conflitto e sulle conseguenze per il mercato dei viaggi. Anche altre aziende del settore hanno registrato cali in Borsa: i titoli di easyJet e Jet2 sono scesi rispettivamente del 16% e del 10%. Gli hub del Golfo rappresentano uno snodo fondamentale per i collegamenti tra Europa e Asia. Spesso per andare in Estremo Oriente o in Indocina si fa uno scalo a Doha, Dubai o Abu Dhabi, e questo sta costringendo le compagnie a riorganizzare parte dei collegamenti. British Airways ha cancellato il collegamento stagionale tra Londra Heathrow e Abu Dhabi almeno fino alla fine dell’anno. Mentre la compagnia low cost Wizz Air ha deciso di trasferire circa metà della propria capacità destinata al Medio Oriente, tra 25 e 30 voli al giorno, verso destinazioni europee fino a settembre.
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Un duro colpo per il turismo in Medio Oriente
Se alcune destinazioni europee stanno beneficiando dello spostamento dei flussi turistici, il Medio Oriente sta subendo il contraccolpo della crisi. Un settore che negli ultimi anni aveva registrato una crescita rapida, sostenuta da grandi investimenti in hotel e infrastrutture. Alcuni simboli dell’ospitalità della regione sono stati colpiti anche dagli effetti del conflitto, un attacco iraniano ha danneggiato il celebre Fairmont Dubai, mentre i detriti di un drone hanno provocato un incendio al Burj Al Arab e nell’area dell’aeroporto internazionale di Dubai. Secondo le stime del World Travel & Tourism Council, la regione sta perdendo circa 600 milioni di dollari al giorno in spesa turistica.
