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Referendum sulla Giustizia, prima affluenza al 14%. Al voto oggi e domani, il precedente: com’era andata

22 Marzo 2026 - 12:12 Giovanni Ruggiero
Referendum Giustizia 2026
Referendum Giustizia 2026
Come procedono le operazioni di voto nelle 61.533 sezioni alle 12 del primo giorno utile per il referendum sulla Giustizia. Urne aperte fino alle 23 di domenica e poi lunedì dalle 7 alle 15

È del 14,1% il primo dato dell’affluenza per il referendum sulla Giustizia sulla base di circa la metà delle 61.533 sezioni. Come indica il sito del ministero dell’Interno, si tratta di un dato superiore a quello del 2020 sempre alle 12, in occasione del voto referendario sulla riduzione del numero dei parlamentari. In quell’occasione era andato a votare il 12,24% degli aventi diritto. I seggi sono aperti da stamattina alle 7 e resteranno operativi fino alle 23, per poi riaprire domani dalle 7 alle 15. Gli italiani sono chiamati a esprimersi con una scheda verde e una croce sul Sì o sul No sulla riforma costituzionale della Giustizia: separazione delle carriere tra giudici e pm, sdoppiamento del Csm con membri scelti per sorteggio, istituzione di un’Alta Corte disciplinare. Nessun quorum da raggiungere: il voto sarà valido a prescindere da quanti si presenteranno alle urne.

Quanto peserà l’astensione sul risultato finale

Inevitabilmente l’affluenza rimane la variabile più sotto osservazione. Secondo le previsioni più ottimistiche, citate da La Stampa, si potrebbe attestare intorno al 50%, lontana dal 65% registrato nel 2016 al referendum Renzi. Stavolta il margine tra i due fronti potrebbe rientrare nell’errore statistico dei sondaggi, sotto i 3-4 punti. Il punto di riferimento per i sostenitori del No è il referendum di giugno 2025 su Jobs Act e cittadinanza: votò meno del 30% degli aventi diritto, circa 15 milioni di persone, quasi 13 milioni delle quali si espressero a favore. Quei voti non bastarono a raggiungere il quorum ma, se confermati e indirizzati sul No, potrebbero pesare stavolta in modo determinante. Sul fronte dell’astensione, nota Il Messaggero, pesa sia la complessità tecnica della riforma sia la preponderante attenzione pubblica riservata alla guerra in Iran.

Il precedente del 2020 e i numeri in campo

È la seconda volta in cinque anni che gli italiani votano a un referendum confermativo su una riforma costituzionale: l’ultima fu nel 2020, per il taglio dei parlamentari. Come allora, anche questa riforma è passata in Parlamento senza la maggioranza dei due terzi nella seconda lettura — l’unica strada per evitare la consultazione popolare. Alle urne sono attesi oltre 45 milioni di elettori, cui si aggiungono circa 5,5 milioni di residenti all’estero. I dati parziali diffusi dal Viminale nel corso della giornata, e soprattutto il dato definitivo di domani pomeriggio, daranno la prima misura concreta di come stia andando.

La guida al Referendum:

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