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Chi ha rubato la testa di Pamela Genini? Esclusa la pista del ricatto, il sospetto di «una mente pericolosa»

28 Marzo 2026 - 15:54 Cecilia Dardana
Pamela Genini
Pamela Genini
La tomba della modella 29enne, uccisa dall'ex a Milano, è stata profanata nel cimitero della Bergamasca. Il corpo è stato decapitato e il cranio è sparito, la Procura ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto a carico di ignoti

Non c’è pace per Pamela Genini. La modella di 29 anni, già vittima di una furia cieca lo scorso ottobre quando l’ex Gianluca Soncin la uccise con oltre 30 coltellate, è stata colpita ancora, stavolta nel suo «ultimo rifugio». La sua tomba, nel cimitero di Strozza (Bergamo), è stata violata: il feretro aperto, il corpo decapitato e la testa portata via come un macabro trofeo. Un orrore scoperto lunedì scorso, proprio mentre la salma stava per essere traslata nella cappella di famiglia. «Uno scempio disumano», ha commentato la madre della giovane. Il legale della famiglia intanto ha detto che «non emergono elementi che possano far ipotizzare una “pista economica”».

«Uno scempio disumano»

A dare voce al dolore della madre di Pamela è l’avvocato Nicodemo Gentile. Le parole della signora Una, affidate al legale, descrivono un incubo che non accenna a finire. La donna ha definito «uno scempio disumano» la profanazione subita dalla figlia, sottolineando come «nemmeno la morte le ha concesso pace: qualcuno ha violato anche il suo ultimo rifugio». Mentre i carabinieri di Zogno e il comando provinciale di Bergamo setacciano il cimitero a caccia di tracce, tra residui di silicone fresco e segni d’acqua, la Procura ha aperto un fascicolo per vilipendio di cadavere e furto a carico di ignoti. Ma chi può aver compiuto un gesto simile?

Esclusa la pista del ricatto

Inizialmente si era ipotizzata una richiesta di riscatto, ma la famiglia frena bruscamente su questa ricostruzione. Secondo l’avvocato Gentile, al momento non ci sono elementi per una «pista economica». La madre di Pamela, infatti, «non ha mai ricevuto minacce, pressioni o richieste di denaro, né prima né dopo la morte della figlia, né ha mai presentato denunce in tal senso». Ma se non è una questione di soldi, ci si chiede quale possa essere l’alternativa.

Il sospetto di «una mente pericolosa»

Il sospetto dei legali è che dietro la sparizione della testa si nasconda «una mente pericolosa». Il timore è che il furto sia riconducibile «a dinamiche di possesso deviate e a un pensiero disturbato e ossessivo nei confronti di Pamela, della sua immagine e della sua identità». Qualcuno che, forse, non ha accettato la fine o la morte della ragazza e ha voluto “appropriarsi” della sua parte più identitaria. La nota della famiglia si conclude con un appello agli inquirenti per una risoluzione lampo: «Colui o coloro che hanno ideato e realizzato questo scempio disumano sono persone pericolosissime che potrebbero fare di tutto».

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